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22-04-2008, 08.49.33 | #3 |
Ospite di se stesso
Data registrazione: 29-03-2007
Messaggi: 2,064
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Riferimento: Ricordo di sè: esperienza
Beh sì,lasciarsi andare per un pò ,magari facendo dello sport.
Credo che la giovane età concorra a creare questi stati ai quali ci si trova impreparati. Si, lasciarsi andare,oltre il respiro,sin quando lo "schema" si dileguerà da sè. Dico a Carl:abbi fiducia in te stesso,è la prima regola in un percorso di autosvelamento,soprattutto quando si è soli,e senza nessuno che ci guida.. e credere che c'è sempre una Mano che lo fa per noi.. e nuova serenità sboccerà come per incanto.. |
22-04-2008, 10.12.31 | #4 |
Ospite abituale
Data registrazione: 27-10-2004
Messaggi: 1,774
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Riferimento: Ricordo di sè: esperienza
Salve e buon giorno!
In primis ben arrivato mi auguro che tu possa trovare ,discutendo tra di noi spunti di riflessione , riporto una parte di quanto scrivi in cui vedo una nota "stonata" cioè il ricordo di sè, l'essere consapevoli di quello che si fa mi sembra che tu lo intenda come una rivisitazione dell'agito, questo è piuttosto un esame di coscienza (cosa che dovrebbero fare i nostri politici ) che la visione consapevole dell'esistenza nella quale c'è l'osservazione non giudicante dell'azione; per quanto concerne i termini quali "depersonalizzazione" e "derealizzazione". in parte può essere vero, specialmente il primo se si colloca l'ego (l'agente) in una più "giusta" dimensione...se ti spaventano, i suddetti termini, da un punto di vista "psichiatrico" credo comunque che sia la mancaza di coscienza del "fatto" che crea la patologia; un ultimo suggerimento che ,comunque ti è stato già dato...non ti attaccare ai pensieri e alle sensazioni, se ,come dici, le vedi "sorgere" e "svanire" le vedi nela loro insostanzialità un caro saluto claudio |
22-04-2008, 17.02.27 | #5 |
Ospite
Data registrazione: 21-04-2008
Messaggi: 17
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Riferimento: Ricordo di sè: esperienza
Vi ringrazio per le risposte. Effettivamente i "problemi" sono iniziati quando sono sorti i "dubbi". Allora ho perso fiducia in me stesso. Intendo quando ho cominciato ad abbracciare diversi punti di vista, anche quelli più comuni (come la psicologia).
La pratica mi ha sconvolto nel senso che piano piano ho cominciato a sentire me stesso, "io" come pura sensazione. Da lì un distacco, mi sentivo come fossi "fumo", non so come spiegarmi meglio (cosa ne pensate?). Poi un attacco di panico (non sapevo neanche cosa fossero), con la conseguente paura di morire mi ha destabilizzato. Fino a quel momento non sapevo cosa significasse davvero la paura della morte. Allora ho capito che quella grande paura era la fine di qualcosa, della mia identità. Premetto che non ho mai avuto problemi mentali o altro, anzi ho sempre ritenuto queste cose lontane anni luce da me. Ad ogni modo cercherò di seguire i vostri consigli, di darmi da fare per non pensarci troppo però vorrei solo aggiungere una cosa. Sento sempre parlare di meditazione, di fare pratiche come osservare i pensieri però, dalla mia piccola esperienza, mi sento di sconsigliarla a tutti quelli che si vogliono addentrare in qualcosa di "spirituale". A me è sembrato come aprire il tombino di una fogna, ed è incredibile quanto marciume c'è dentro. Quasi mi sono perso. Arriva un momento in cui non si sa più chi pensa quel pensiero e ci si confonde. Solo ora capisco perchè nello yoga ci sono diverse tappe prima della meditazione, come il non furto, dire la verità ecc... come i 10 comandamenti :-) All'inizio pensavo fossero cose "da preti" invece sono necessarie per pulirsi ben bene ma voi lo saprete meglio di me... x Noor: credere che c'è sempre una Mano che lo fa per noi Nonostante io sia molto razionale è una cosa che ho sempre pensato, cioè spesso mi sono "affidato" alla vita e da lì ho trovato una certa sincronicità nelle cose. Spesso mi sono sentito aiutato quando avevo bisogno, soprattutto nei momenti in cui la mia richiesta veniva fatta con concentrazione e soprattutto con grande emozione...ma poi il dubbio che stessi uscendo dalla realtà, dalla visione comune delle cose, mi ha fatto cadere...spero di poter ritrovare una certa fiducia e uscire da questo piccolo momento di crisi... Un caro saluto |
22-04-2008, 21.35.38 | #6 |
Sii cio' che Sei....
Data registrazione: 02-11-2004
Messaggi: 4,124
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Riferimento: Ricordo di sè: esperienza
Uno mio maestro diceva che siamo come degli uccellini in gabbia, se la gabbia si apre e noi voliamo fuori possiamo andare incontro ad un sacco di pericoli.
I Taoisti praticano una vita intera e solo quando sono anziani siedono senza far nulla in meditazione (perche' hanno un fisico che glielo permette...grazie allo stile di vita che hanno messo in atto), lasciano cioe' che il loro io (ego-mente) si dissolva nel Vuoto....prima della morte fisica. Prima, da giovani e sino alla mezza eta', imparano a fluire con l'energia, imparano con il corpo, unendolo alla mente. Sono sempre piu' convinto che in Cina, nella laboriosa Cina da sempre brulicante di azione e attivita', sia nato lo Yoga, e che da li sia sceso in India (4000-5000 anni fa), lo Yoga inteso come trasmutazione alchemica del corpo-mente, quindi con tutto il lavoro psicofisico. In India invece sono nate le Vie Dirette (che partono dalla mente....anche lo Dzogchen) che pero' portano con se tutta una serie di controindicazioni e di possibili errori nella pratica, ancora molto visibili nella societa' Indiana. Quando il Buddismo arrivo' in Cina, non piaceva agli attivissimi cinesi e cosi Chan nacque dall'incontro con il Taoismo. L'abbandono, in India, e' si la Via Maestra, ma ha come controparte un pericoloso quanto sottile gioco psicologico....cioe' un pensiero sempre piu' infido e sottile che si insinua sino all'ultimo respiro nella mente del ricercatore. Molto spesso, l'abbandono di se prende la forma di un rassegnato fatalismo e l'inedia e la passivita' la fanno da padrone..... Altre volte si instaura la credenza, soprattutto qui in Occidente oggi, che il qui ed ora, come mera presenza all'istante presente, sia tutto cio' che c'e'.....molti pensano che sia l'illuminazione. In realta' quella forma di presenza e' sempre e solo la mente, radicata nel suo pensiero radice: "io" e "io sono"....pensiero al quale il ricercatore si aggrappa tenacemente. Questo in alcuni casi sfocia in una comprensione piu' profonda della Realta'. Il panico puo' manifestarsi, hai capito bene cosa significa e in quel momento si puo' realizzare cosa siamo veramente e qual e' la nostra parte che non muore...e che non e' neanche mai nata. Prima pero', quella lente di ingrandimento della concentrazione sulla radice della mente, va direzionata nei contenuti della memoria. Il nostro passato va affrontato e risolto. Arnaud Desjardins Auguri! p.s.: Qui non siamo ne in Cina ne in India, anche se presto ne saremo delle colonie,....ma e' meglio considerare migliaia di anni di esperienza...... |
23-04-2008, 09.10.05 | #7 |
Ospite di se stesso
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Riferimento: Ricordo di sè: esperienza
Dal testo di Dejardins che ha proposto Yam:bellissimo, è proprio la "mia" meditazione" spero possa essere utile anche a Carl:
"Dimenticate per un istante il peso del passato, dei samskara, di ogni livello psichico, lasciate che la respirazione vi prenda per mano e vi mostri come accogliere il prana, il ki, come offrirvi a questa energia. Esiste un altro tipo di respirazione cosciente, meno conosciuta dell’esercizio dello hara e consiste nel respirare con tutta la superficie esterna di voi stessi come se fosse permeabile. Vi aprite completamente e lasciate il prana penetrarvi non solamente attraverso il naso, ma attraverso ogni poro della vostra pelle. La respirazione ci accoglie alla soglia del tempio interiore nel quale la meditazione ci fa penetrare sempre più profondamente e in seguito non ci lascia più, ci guida fino alla sorgente che è anch’essa indicata dalla parola soffio: pneuma, atman. La respirazione, a condizione che vi abbandoniate a essa, vi conduce fino al cuore di voi stessi, nel Santo dei Santi. Capite che non si tratta più di un approccio fisiologico. In alcune opere, si parla proprio di pranayama ma si insiste molto sull’aspetto fisiologico: la respirazione permette di ossigenare meglio il sangue, dunque di intensificare la funzione cerebrale o, al contrario di diminuire l’irrigazione al cervello e conseguentemente l’effervescenza dei pensieri. Un certo approccio del pranayama è degradante per la funzione sacra della respirazione. E’ un recupero della pratica attraverso l’io, in cui si dimentica che la respirazione è la prima manifestazione di Dio in noi." |
23-04-2008, 12.58.47 | #8 | ||
Ospite abituale
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Riferimento: Ricordo di sè: esperienza
Citazione:
nello zen si dice che si medita col corpo, pratica terrena, col c.lo ben piantato sul cuscino, per terra. discesa nelle profondità, non svanimento e voli di fantasia. come ha già detto noor, anche l'attività fisica, sportiva, può aiutare a recuperare presenza a se stessi. Citazione:
anche se, leggendoti, mi sembra che hai compreso abbastanza acciocchè tutti questi piccoli disturbi si dissolvano in una bolla di sapone. fregatene se i pensieri sono tuoi, o esterni o ubiquitari o che, non è quello il problema. la meditazione è solo impegno ad essere osservatore imparziale. |
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23-04-2008, 21.07.23 | #9 |
Ospite
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Messaggi: 17
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Riferimento: Ricordo di sè: esperienza
Grazie Yam per il testo è molto bello. Mi piacerebbe molto imparare a respirare in modo corretto anche perchè dopo quello spavento il respiro si è fatto più corto e toracico. Per quanto invece riguarda il rebirthing, viene molto pubblicizzato come metodo che scioglie le tensioni e i conflitti interni...magari fosse così. O forse per me non funziona...però è semplicemente respirare con la bocca rumorosamente e senza pause tra inspirazione ed espirazione. Secondo me è molto innaturale e non so se faccia bene respirare in quel modo.
x andre2: potrà sembrare strano, ma all'inizio c'era una certa distanza tra me e i pensieri quando praticavo gli esercizi (o forse così mi sembrava), ma nel momento in cui è stata toccata la mia identità con quella esperienza le cose sono cambiate. Finchè una persona non dubita di sè tutto bene, sa chi è nel senso che sa chi crede di essere e non lo mette in dubbio, ma nel momento in cui viene toccato il senso della sua identità, soprattutto con la paura di morire, le cose cambiano. Probabilmente ho praticato male, oppure ho interpretato male alcune cose, però da quel momento il mio timore e insicurezza sono cresciuti. In questo stato mi rendo conto di attaccarmi ai pensieri e non solo, ma stranamente sembra che abbia una "colla" che fa fatica ad appiccicare...mi rendo conto che è un mio bisogno di sicurezza, anche perchè a volte mi sento come mancare la terra sotto i piedi...sono sensazioni. In ultimo dici: "la meditazione è solo impegno ad essere osservatore imparziale" Vedi sinceramente io di meditazione non ne so proprio niente e dubito che io potrò mai meditare...forse è come voler essere spontanei sforzandosi. Ma nella pratica, seduto, ad occhi chiusi, in silenzio, osservando i pensieri (con o senza senso), dis-identificandosi dal corpo...beh mi fa paura... Comunque vi ringrazio di cuore per i consigli. |