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14-03-2014, 03.48.56 | #21 | |
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Riferimento: Alcune osservazioni sul divieto cattolico dell'eutanasia
Citazione:
Come si può pensare di cogliere delle risposte ragionate se il compito primario di una istituzione è quello di preservare una sorta di potere occulto che sempre faccia rima con insondabile? Quello di cui dovremmo pre-occuparci è di rendere dimora della legge l’insindacabile diritto umano all’autodeterminazione, laddove la scelta comporta di fatto per oggetto il corpo stesso dell’individuo posto in questione. Non sarà carino detto così ma penso sia l’unico brutale modo per definire un confine che deve essere salvaguardato al di là di ogni credo o eventuale fanatismo fondamentalmente politico, direi io, più che “religioso”. Non credo affatto che un cristiano dotato di profonda capacità intellettuale ed analitica faccia fatica a comprendere che per l’appunto l’evidenza del tuo esempio sulla polmonite dica ben tutto ciò che c’è da dire intorno alla questione. Il resto di disquisizioni neganti l’evidenza non è a mio avviso che presunzione di un intendere divino che a conti fatti altro non è che dispensazione di responsabilità nel farsi carico di una problematica umana. Una domanda però mi sovviene.. Perché aspettarsi una logica sulla presunta compassione in una storia dove è già tanto ne si sia coniato il termine? Possiamo davvero aspettarci una consapevolezza unanime di fronte a concetti che richiedono tutta una vita –quando basta- per essere messi in pratica? Consapevolezza interiore individuale da una parte ma dall’altra -come mi è stato fatto notare più di una volta- anche l’urgenza di una linea politica di diritto che affermi ciò che nell’immaginario è ancora lungi dal venire in atto, affinché situazioni come queste [“Aborto. La Legge Negata”] e di gran lunga peggiori di queste non possano più accadere. Riguardo poi al timore di una possibile manipolazione sulla legge che regoli l’eutanasia è purtroppo più che comprensibile.. ma ricordiamoci che non è l’occasione di un'arma sottomano a rendere l’uomo potenziale assassino ma la mancata occasione di avere una mente sottomano. Pertanto è fondamentale agire in linea con un pensiero meno paranoico possibile allora forse anche eventuali manipolazioni saranno molto difficili da occultare. |
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14-03-2014, 12.38.51 | #23 | ||
Ospite abituale
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Riferimento: Alcune osservazioni sul divieto cattolico dell'eutanasia
** scritto da koli:
Citazione:
Per la Chiesa, pardon, per il messaggio di Cristo promulgato dalla Chiesa, nessuno può uccidere nessuno. Se può servire aggiungo che il famoso "non uccidere", discernendolo esegeticamente minuziosamente, è imputabile all'ordinaria azione di non amare, quindi, già il non amare è uccidere qualcuno; da cui la passività, il non pronunciarsi, il non voler decidere è altrettanto soggetto al cartellino giallo dalla Chiesa. Citazione:
Il divieto cattolico sulla pratica dell'eutanasia è da considerarsi anche in relazione al coinvolgimento dei familiari, amici e parenti dell'ammalato. Un malato terminale o una persona in stato "vegetativo" complica non poco le abitudini quotidiani dei familiari più stretti, anche ciò è riconducibile alla croce che Gesù c'invita a portare per amore. Con l'eutanasia questa pena, questa altrettanto illogica sofferenza, viene, volutamente, non accettata, non sopportata, eliminata. Ultima modifica di Duc in altum! : 14-03-2014 alle ore 18.58.55. |
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14-03-2014, 13.59.41 | #24 | |||
Moderatore
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Riferimento: Alcune osservazioni sul divieto cattolico dell'eutanasia
Citazione:
L'eutanasia è detta anche "suicidio assistito", e quindi non si può prescindere dal considerare in generale il concetto di suicidio. Se si può evitare di fare della "filosofia del suicidio" non si può però non tenere in considerazione le motivazioni personali che spingono una persona ad un tale gesto. Se a noi appare comprensibile che qualcuno voglia suicidarsi per sfuggire a sofferenze insopportabili perchè lo vediamo immobile in un letto d'ospedale, non possiamo non considerare che qualcun altro che è apparentemente sano possa avere motivazioni altrettanto valide per compiere quel gesto. E chi dovrebbe decidere se vale la pena di vivere o morire se non il soggetto stesso sotto la sua responsabilità? Quale autorità potrà mai avere un medico, un parente, un giudice, un comitato etico o chiunque altro per decidere se la mia vita non è più degna di essere vissuta? Solo chi la vive può avere questa autorità, se non ha riferimenti superiori al proprio ego, ma allora si deve coerentemente introdurre il suicidio assistito per chiunque, maggiorenne, sano di mente ed in possesso delle proprie facoltà mentali, ne faccia richiesta indipendentemente dalle sue condizioni di salute (fisica). Citazione:
Queste possibilità non sono cadute dal cielo, ma sono il risultato di un modo di pensare che ha posto la vita fisica come valore primario e assoluto, e dell'idea più o meno folle che si possa raggiungere l'immortalità terrena attraverso lo sviluppo della scienza medica. E nel giuramento di Ippocrate i medici si impegnano a salvaguardare la vita e la salute del paziente, per cui il contribuire deliberatamente e attivamente alla sua morte è un tradimento della propria missione. Citazione:
Qualunque altro fattore diverso dalla volontà individuale, soprattutto in casi come questo, sarà sempre una indebita forzatura. |
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14-03-2014, 22.57.02 | #25 |
Ospite abituale
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Riferimento: Alcune osservazioni sul divieto cattolico dell'eutanasia
A me piace il metodo prima documentativo e poi una propria interpretazione sui documenti portati, e poi la discussione sulle diverse tesi .
Quindi quì sotto sono riportati in ordine: degli stralci estratti dal link postato inizialmente da koli dalla Sacra Congregazione della Dottrina della fede in merito all'eutanazia; l'eutanasia passiva(che è praticata); i suicidi nella Bibbia e come si è comportato il Cattolicesimo in merito;la normativa dei trapianti collegata alla legislazione della morte cerebrale. Per adesso mi fermo quì e ancora non interpreto anche se in un precedente post qualcosa ho già scritto SACRA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE DICHIARAZIONE SULL'EUTANASIA ……………….. Le suppliche dei malati molto gravi, che talvolta invocano la morte, non devono essere intese come espressione di una vera volontà di eutanasia; esse infatti sono quasi sempre richieste angosciate di aiuto e di affetto. ………………………. Secondo la dottrina cristiana, però, il dolore, soprattutto quello degli ultimi momenti di vita, assume un significato particolare nel piano salvifico di Dio; è infatti una partecipazione alla Passione di Cristo ed è unione al sacrificio redentore, che Egli ha offerto in ossequio alla volontà del Padre. Non deve dunque meravigliare se alcuni cristiani desiderano moderare l’uso degli analgesici, per accettare volontariamente almeno una parte delle loro sofferenze e associarsi così in maniera cosciente alle sofferenze di Cristo crocifisso (cf. Mt 27,34). …………………. Gli analgesici che producono negli ammalati la perdita della coscienza, meritano invece una particolare considerazione. È molto importante, infatti, che gli uomini non solo possano soddisfare ai loro doveri morali e alle loro obbligazioni familiari, ma anche e soprattutto che possano prepararsi con piena coscienza all’incontro con il Cristo. Perciò Pio XII ammonisce che “non è lecito privare il moribondo della coscienza di sé senza grave motivo” (Pio XII, Allocutio, die 24 febr. 1957: AAS 49 [1957] 145; cf. Pio XII, Allocutio, die 9 sept. 1958: AAS 50 [1958] 694). e adesso..... EUTANASIA PASSIVA L’eutanasia passiva consensuale deve considerarsi lecita, dato il diritto soggettivo di non curarsi e lasciarsi morire, che trova espresso riconoscimento nel nostro ordinamento (art.13Cost., art.1 legge 180/1978, art.33 legge 833/1978) e secondo cui, ogni intervento medico deve fondarsi sul consenso del paziente. Attualmente l’eutanasia consensuale passiva quindi, non abbisogna di alcuna specifica disciplina. Quanto all’eutanasia passiva non consensuale, sussiste nel nostro ordinamento una norma di equivalenza come l’art.40c.p. per cui il “non impedire” – a più precisamente “qualora si abbia il dovere giuridico d’impedire” - equivale al “cagionare”, divenendo così l’omissione un (non) comportamento punibile. Tuttavia, il dovere giuridico di curare trova il proprio limite, logico ed umano, nella inutilità e dannosità della cura, delineandosi i profili dell’accanimento terapeutico. Adesso passiamo ad un’altra argomentazione collaterale che alla fine incide sulla normativa o meglio sull'etica e morale che lo ha ispirata. Questi sono i casi di suicidio nella Bibbia -1. Sansone (Giudici - 16:28ss); 2. Saul (Samuele1 - 31:4ss); 3. e il suo scudiero (Samuele1 - 31:4ss); 4. Achitofel (Samuele2 - 17:23); 5. Zimri (Re1 - 16:18ss); 6. Eleazaro (Maccabei1 - 6:43ss); 7. Tolomeo Macrone (Maccabei2 - 10:12ss); 8. Razis (Maccabei2 - 14:41ss); 9. Giuda Iscariota (Matteo - 27:3 e Atti - 1:18) Qui emerge un’altra tesi ancora, tranne Sansone che non si uccise per sé , gli altri suicidi riguardano personalità “di basso profilo morale”. Quindi il cattolicesimo (ma non solo) accetta la propria uccisione come sacrificio di solidarietà per gli altri in un ideale. E ancora: Nel VI secolo, il suicidio divenne un peccato religioso ed un crimine laico. Nel 533, coloro che commettevano suicidio non solo venivano accusati di un crimine, ma si vedevano negare una sepoltura Cristiana. Nel 562, tutti i suicidi vennero puniti in tal modo. Nel 693, persino il tentato suicidio divenne un crimine ecclesiastico, che poteva essere punito con la scomunica, con le derivanti conseguenze civili. Nel XIII secolo Tommaso d’Aquino diffamò il suicidio come un atto contro Dio e come un peccato del quale non ci si sarebbe potuti pentire. Leggi civili e criminali vennero adottate per scoraggiare il suicidio, ma anche per negare una sepoltura appropriata, degradando così il corpo. La proprietà e i possedimenti del defunto e della sua famiglia venivano confiscati. Adesso passiamo ad un’altra argomentazione, alla normativa sui trapianti. La Legge 91 del 1° aprile 1999, detta del silenzio-assenso, prevede all'art. 5 un Decreto Ministeriale per la manifestazione di volontà, negativa o positiva, alla donazione degli organi. Tale Decreto non è stato emanato da nessuno dei Ministri che si sono susseguiti (Bindi, Veronesi, Sirchia, Storace, Turco, Sacconi, Fazio, Balduzzi). La verità è che temono che i cittadini dichiarino la loro opposizione. Preferiscono circuire ad uno ad uno i familiari che hanno parenti in coma per incidente o malattia, perché dal loro isolamento, stordimento e sofferenza il coordinatore degli espianti strappa più frequentemente delle firme illecite di non opposizione. Ricordiamo che la Legge precedente, L. 644/75, permetteva al familiare l'opposizione anche per coloro che erano donatori d'organi presso le associazioni di donazione. La propaganda trapiantistica per la nuova legge verteva sul fatto che era ingiusto che la volontà di donazione venisse ostacolata dai familiari, quindi il Decreto Attuativo della L. 91/99 aveva come scopo che ciascuno decidesse per sé. Omettendo il Decreto Attuativo hanno ostacolato la personale dichiarazione e, capovolgendo lo spirito della legge, nella pratica i medici utilizzano illecitamente i parenti per autorizzare l'espianto, facendo ricadere su di loro la responsabilità e così facendo frenano eventuali denunce. E' da sottolineare che all'art. 23 la legge stabilisce che siamo già proprietà dello Stato, salvo opposizione documentata: “è consentito procedere al prelievo di organi e tessuti... salvo che il soggetto abbia esplicitamente negato il proprio assenso”. E ancora….. Condizioni di esecuzione del trapianto Gli organi vengono prelevati da un paziente di cui sia stata accertata la morte cerebrale secondo le modalità di Legge per l'accertamento (diverse a seconda degli Stati). In Italia, una commissione di tre specialisti (un esperto in neurofisiologia, un rianimatore e un medico legale) monitora le condizioni cliniche per un periodo di almeno 6 ore, e può stabilire lo stato di morte soltanto se, oltre alla constatazione clinica del decesso, si presentano contemporaneamente tutte queste condizioni: · stato di incoscienza · assenza di riflessi del tronco cerebrale (struttura deputata a mantenere le funzioni fondamentali della vita) · assenza di respiro spontaneo · assenza di qualunque attività elettrica cerebrale, verificata tramite elettroencefalogramma · assenza dell'irrorazione di sangue al cervello (nei casi in cui non sia possibile verificare i riflessi del tronco cerebrale o effettuare l'elettroencefalogramma, attraverso indagine radiologica con valutazione del flusso ematico cerebrale) Il tempo di accertamento dell'assenza di condizioni vitali nell'encefalo è stato, con successive modifiche alla Legge, portato prima a 12 ore, e poi alle 6 ore attuali. In alternativa, si procede al prelievo dopo 20 minuti di assenza del battito cardiaco. |
15-03-2014, 20.10.35 | #26 |
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Riferimento: Alcune osservazioni sul divieto cattolico dell'eutanasia
Penso che la posizione pro o contro l'eutanasia oggi sia essenzialmente una posizione di potenza sul controllo che si può esercitare sul significato della vita. Per l'io la vita è fondamentalmente godimento e possibilità di godimento (che può consistere anche nel godimento promesso dalla fede) e che può aprirsi al desiderio dell'incontro con altri. Se il dolore nega fondamentalmente questa possibilità di godimento la vita perde radicalmente di ogni senso, è il me che nega all'io il suo diritto a poter godere che solo il sentirsi vivi può offrire.
Per la chiesa cattolica la vita è l'esistenza concessa agli enti dal solo ente eternamente esistente e senza il quale tutto sarebbe nulla. Non si può rifiutare, perché emanazione diretta dell'esistenza stessa di Dio. Il rifiuto della vita da parte del soggetto che la vive, in qualsiasi condizione la viva è dunque un volere il nulla anziché il solo esistente, Dio della cui volontà la Chiesa si pretende unica e infallibile amministratrice (anche se la posizione della Chiesa si è sempre più indebolita con il passaggio dalla dimensione sacrale a quella etica non metafisicamente fondata). Per la tecno scienza oggi dominante la vita è mezzo su cui poter produrre e sperimentare la propria capacità di controllo, mezzo per una potenza che trascende completamente il godimento dell'io anche quando illude di volere garantirlo. Di queste tre posizioni prediligo decisamente la prima, non per niente sono io e non sono né chiesa né scienza, la vita sono io vivente, dunque sta a me deciderne in merito anche perché comunque sarò io a pagarne comunque e in prima persona le conseguenze. La mia scelta di potenza è una scelta di responsabilità (come lo è per ogni vivente che può scegliere) e per questo è perfettamente giustificata dalla mia stessa concreta e reale esistenza. Nessuno conosce il mio dolore o la mia felicità |
16-03-2014, 00.33.21 | #27 | ||||||||
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Riferimento: Alcune osservazioni sul divieto cattolico dell'eutanasia
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Il suicidio assistito invece consiste solo nell'assistenza medico legale nel procurare al paziente il necessario per morire. Sarà solo lui che materialmente si inietterà le/a sostanze/a che lo porteranno alla morte. Citazione:
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Immagina un paziente di 30 anni che ha una polmonite che sta resistendo agli antibiotici. Non so tu ma io l'ho avuta e non ho passato ore liete. Passano i giorni e la situazione non migliora: 39/40 di febbre fissa. A un certo punto il paziente non ce la fa più (perché sente di stare molto male) e chiede di essere ucciso. Cosa deve fare il medico? Assecondarlo o fargli capire che ci vuole solo altro tempo affinché i farmaci facciano effetto? Citazione:
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E poi non vedo sinceramente come si possa giustificare l'eutanasia se togliamo - almeno nel caso di pazienti coscienti e non in coma permanente - l'aspetto delle "indicibili sofferenze patite". Citazione:
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Ultima modifica di Koli : 16-03-2014 alle ore 01.22.07. |
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16-03-2014, 01.32.12 | #28 | |
Ospite abituale
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Riferimento: Alcune osservazioni sul divieto cattolico dell'eutanasia
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L'unico motivo oggettivo, nel senso non volontario da parte del malato, è il referto medico ufficiale che deve sancire eziologia, diagnosi, terapia e prognosi. Accertata "una fase di non ritorno", si procede. Tutti possono consigliare , ma l'atto di volontà non può che essere dell'avente diritto, cioè del malato. Possono decidere altri se il malato ha una interdizione giudiziale per cui sarà il tutore a farne le veci, così come per i minorenni sarà la patria potestà a decidere. Se è accettato giuridicamente un testamento olografo , cioè una scrittura privata con manifesta volontà per la successione ereditaria ,non vedo il motivo per cui un malato non possa decidere come morire ,facendo allo stesso modo del testamento , una sua precisa volontà. Lasciare che siano altri a decidere è parecchio pericoloso, perchè si potrebbe allargare nel tempo la normativa ad altri settori della bioetica fino alla eugenetica,ecc. |
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16-03-2014, 02.18.49 | #29 | ||
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Io non dico che il medico o altri possano uccidere un paziente nonostante il suo parere. Si avrebbe eutanasia involontaria. Io invece sto sostenendo che, nei casi di pazienti coscienti, la loro richiesta esplicita e consapevole ad essere uccisi, sebbene condizione necessaria, non è sufficiente a praticare l'eutanasia. Per quanto riguarda invece quelli in stato vegetativo permanete, credo che il tutore legale abbia diritto a richiedere l'uccisione. |
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16-03-2014, 08.45.48 | #30 | |
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Riferimento: Alcune osservazioni sul divieto cattolico dell'eutanasia
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Esiste invece da parte di ogni struttura sociale, religiosa o scientifica il dovere di rendere sopportabile tale dolore, di prendersi cura di quella sofferenza nel senso più ampio del termine, non in nome di un valore astratto come la vita in generale, ma nel nome di un valore concreto come quella vita in particolare, come quella vita specificatamente altrui. Ma comunque sia, l'ultima decisione è di chi quella vita la vive nella carne del suo corpo e nel sentimento della sua anima, allora il prendersi cura può certo essere anche condividere con la propria vicinanza sinceramente partecipe tutta l'angoscia di quella decisione che comunque spetta a chi effettivamente soffre. Purtroppo oggi assistiamo spesso a prese di posizioni del tutto astratte che abbandonano nella totale indifferenza la realtà dell'individuo che soffre in nome dei propri pregiudizi su doveri e comandamenti e questo è pura espressione di volontà di potenza e non in alcun modo di giustizia. Credere nel valore della vita significa credere fino in fondo proprio nel valore di quella vita assai di più che nel valore di un concetto o di una definizione onnicomprensiva. |
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