Siamo tutti edonisti?
L'uomo ha completato il passaggio dall'edonismo filosofico di matrice cirenaica ed epicurea, all'edonismo di fatto. Quando l'edonismo era un fatto filosofico, ci si ponevano questione del tipo “come sperimentare I piaceri senza esserne sopraffatti” nel caso dei cirenaici, oppure il piacere catastematico degli epicurei che era inteso come assenza di dolore e come una costante ricerca dell'abbassamento della soglia del piacere, in modo che l'uomo avesse bisogno sempre di meno cose per essere felice e in modo che, di conseguenza, fosse effettivamente più felice.
Il discorso sul piacere si pone ora in modo diverso nella società attuale. Il progressivo benessere, oltre ad avere rammollito gli spiriti, ci ha condotto nella spirale della crescita. In altri termini si è innescato un processo che è esattamente opposto alla filosofia epicurea. Epicuro cercava di diminuire progressivamente la soglia del piacere, la società consumistica invece lo aumenta in modo esponenziale. Inoltre non ci rendiamo conto che tutte le cose che ci piacciono e ci procuriamo, mentre a prima vista sembrano essere la realizzazione di nostri desideri, in realtà non sono altro che l'assenso a pianificazioni commerciali e di sviluppo economico che altri hanno studiato nei piani alti di qualche grattacielo di vetro, e che noi, come tanti automi edonistici avvalliamo e ,oramai, non possiamo più farne a meno. Non è più solo la questione di una marca di sigarette che mette nei suoi prodotti sostanze che creano dipendenza, è l'intero sistema economico che, così com'è organizzato, crea indipendenza. In noi, ignari degli effetti psicologici (che innescano le relative dipendenze) cui siamo soggetti ogni qual volta entriamo in un centro commerciale.
Siccome la soglia di sussistenza (ciò di cui abbiamo bisogno per vivere) si alza sempre più (in termini di beni quantitativi, non solo di prezzo), siamo condannati a lavorare per spendere tutto quello che guadagniamo e a guadagnare sempre di più per spendere sempre di più.
La differenza fra edonismo filosofico ed edonismo di fatto è evidente: nel primo caso si valuta seriamente la relazione fra l'uomo e il piacere, nel secondo l'uomo è semplicemente soggiogato da desideri che sono sempre più falsi bisogni, sempre più indotti, sempre più irresistibili.
Nel primo caso si può pensare ad una ricerca del piacere che indirizzi l'uomo verso la felicità, nel secondo c'è solo un uomo che, con buona pace di Freud, abbassa sempre più la soglia dei propri desideri pulsionali e si mette in una condizione in cui, in teoria dovrebbe essere strafelice (ottiene tutti gli oggetti materialistici-edonistici che desidera) ma, in realtà, non può esserlo perché ha smarrito il senso della felicità.
Se abbiamo bisogno di troppe e sempre più cose per essere felici, allora non possiamo essere felici. Almeno non tutti, anzi molto pochi e sempre di meno.
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