Ipazia: Riflessioni Filomatiche
di Alessandro Bertirotti
L'arte di ascoltare
Di Mario Guarna Giugno 2014
“La voce del silenzio rivela ciò che penso.”
Mario Guarna
I termini che vengono usati per definire il pensiero ricettivo sono per lo più negativi: non-pensante, vuoto, vago.
In occidente un pensiero che non è selettivo e seriale viene ritenuto irrazionale.
La virtù del pensiero ricettivo non è la parola, bensì l’ascolto, non la ragione espressa, ma domanda silenziosa colma di tensione e meraviglia.
Accogliere non è limitarsi all’aspetto grossolano e visibile dei fenomeni, ma aprirsi al loro fondo latente e coincidere con il fluire delle cose.
Il pensiero ricettivo pone la domanda: “Da dove viene?”, senza verbalizzarla concettualmente, la sua funzione è quello di un’ effetto domino, per far cadere il pensiero sul quale si pone. Porre la domanda: “Da dove viene?” , fa ritornare la mente nella situazione embrionale. In questo stato la mente diverrà una sorte di lago trasparente e quieto sul quale si rifletteranno le cose “così come sono”.
La disponibilità e la trasparenza sono le condizioni del pensiero ricettivo, libero da ogni disposizione che lo immobilizza, lo spirito è nella condizione adatta a registrare tutti gli “stimoli” che gli vengono dal corso delle cose e a conferire loro, subito e senza sforzo, la comprensione che richiedono.
Non custodisce nulla e non elabora nulla, è nella qualità necessaria di raccogliere le minime suggestioni che il reale produce e queste dispiegano in lui risonanze.
La spontaneità del pensiero ricettivo è dunque uno strumento perfettamente sensibile che reagisce al minimo indizio e senza tradirlo: poiché è costantemente “disponibile” rimane sempre attento e vitale, non lascia che si restringa il suo punto di vista, non conosce né fissazione né chiusura interna, corrisponde naturalmente a ciò che nel suo principio invisibile costituisce l’immanenza del reale.
L’ascolto si può realizzare soltanto nel caso in cui il pensiero percepisca con perfetta chiarezza le diverse situazioni come fossero riflesse in uno specchio.
“Kuan-yin diceva: “ Rispondi come un eco….”.
Il filosofo cinese ci mostra come sia possibile derivare un’intera “filosofia dell’ascoltare” da una singola indicazione: quello di rispecchiare le cose come sono obbiettivamente e non come si vorrebbero che fossero.
Mario Guarna
Mario Guarna bio-bibliografia completa: www.confilosofare.com/Guarna.Mario.html
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