Riflessioni al Femminile
di Rita Farneti - Indice articoli
Io non mi chiamo Miriam
Novembre 2019
Stamattina hai detto che ti chiami Miriam.
E’ vero?
Miriam gli sorride e poi scuote la testa.
No, risponde, non proprio.
Credo che si possa dire che in effetti mi chiamo Miriam. Anche Miriam.
70 anni prima una ragazzina rom, Malika, si fingeva ebrea assumendo il nome della coetanea Miriam Goldberg, morta durante il viaggio da Auschwitz a Ravensbrück.
In occasione del suo ottantacinquesimo compleanno Malika dichiara alla propria famiglia di non essere (più solo) Miriam.
L’autrice di Io non sono Miriam costruisce un racconto fatto di elementi, opportunamente romanzati, intrecciati alle testimonianze rese dai protagonisti reali di una vicenda che ha visto rom ed ebrei consegnati inesorabilmente al biasimo di esistere.
Dichiararsi un'ebrea per Malika, poi Miriam, era stato comunque meglio rispetto al dichiararsi una rom.
Si sa come sono fatti quelli, gli zingari, un ritornello che sprezzante ed ingiurioso ricorre spesso nelle pagine del libro.
Eppure i rom, come gli ebrei, durante gli internamenti nei campi di concentramento vivevano ogni giorno senza requie, avevano sentito il tanfo dei forni crematori(...)ogni mattina si erano schierati davanti alle baracche per essere contati e selezionati per continuare a vivere o morire(...)non uomini risolti in numeri(...)il cui unico istinto rimasto era sopravvivere da un giorno all’altro e spesso nemmeno questo.
Nell’indefinito desiderio di essere cancellati per sempre dalla faccia della terra covava forse il bisogno di sottrarsi al ricordo dell’insopportabilità della sofferenza subita, ad oggi ancora incomprensibile.
Occorreranno decenni, rimarca Jorge Semprun, per trovare semplicemente il coraggio di tentare di mettere per iscritto i propri ricordi.
Possono dirsi i sopravvissuti soggetti recuperati alla vita ma anche oggetti ancora immersi nell'abisso dell'orrore subito?
Nella intervista, rilasciata successivamente alla pubblicazione del libro*, la scrittrice svedese afferma con autorevolezza che non potremo mai permetterci di dimenticare.
Questo dovranno fare anche i romanzieri, questo soprattutto l’intento della vicenda che Majgull Axelsson racconta con sommessa ma ferma passione.
A Malika l'onere di essere la protagonista che può dare voce anche a tante Miriam, fragile ma potente scudo contro fantasmi ed incubi di un passato recitato dal silenzio di voci a loro volta sepolte in tombe scavate nel cielo**.
Rita Farneti
Indice Riflessioni al Femminile
Riferimenti bibliografici
Majgull Axelsson, Io non mi chiamo Miriam, Iperborea, Milano, 2016.
* Farian Sabahi, Così sono stati perseguitati i Rom, in www.iodonna.it 11 novembre 2016.
** Rita Farneti, Il sapore di un’albicocca – riflessione sul libro LA MEMORIA RENDE LIBERI, Il paese delle donne on line, 29 marzo 2018.
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