Riprendendo un argomento che enrico 200 aveva proposto a dicembre del 2018, mi piaceva l'idea di approfondire il tema della coscienza. Dopo anni di studi e di ricerca devo dire che la definizione che più mi è piaciuta su che cos'è la coscienza è quella che ho trovato in Un Corso In Miracoli e che segnalo di seguito: "La coscienza è il meccanismo ricettivo, che riceve i messaggi sia dal piano superiore che da quello inferiore: dallo Spirito Santo o dall'ego. La coscienza ha livelli e la consapevolezza può cambiare piuttosto drasticamente dall'uno all'altro, ma non può trascendere il regno della percezione. Al suo più alto livello, diventa consapevole del mondo reale, e può essere addestrata a fare ciò sempre più frequentemente. Tuttavia, il fatto stesso che abbia livelli e che può essere addestrata, dimostra che non può raggiungere la conoscenza."
Ciao Maria, per parlare di coscienza è necessario lo Spirito Santo ? Ma dai, lo sai che questo ha altre cose più importanti a cui pensare. Nell'ambito della psicologia per coscienza s'intende la consapevolezza che il soggetto ha di sé (autocoscienza) e dell'ambiente esterno con il quale è in rapporto; consapevolezza della propria identità ed interiorità(attività interiori) e dei propri contenuti mentali. "Consapevolezza"con riferimento "alla totalità delle esperienze vissute, in un dato momento o per un certo periodo di tempo".Coscienza come capacità dell'individuo di attribuire un significato ai propri atti: avere consapevolezza di ciò che si dice o dei propri limiti. CitazioneTuttavia, il fatto stesso che abbia livelli e che può essere addestrata, dimostra che non può raggiungere la conoscenza.
In che modo può essere addestrata e conoscenza di che cosa ?
Ciao Maria, e benvenuta.
Sulla coscienza ti segnalo (fra i tanti...) il mio post "La struttura originaria", nella sezione:
"Tematiche filosofiche".
saluti
Salve Maria, benvenuta. Probabilmente, seguendo la tua interpretazione, manca un livello : lo zero.
Durante il sonno, il coma, gli stati patologici-traumatici di incoscienza..... questa, secondo te, dove va a rintanarsi ?
Grazie a quale supporto o proprietà essa può cessare di essere per poi magari riapparire, integra e funzionante ?
Certo, se consideri la coscienza sinonimo di spito o di anima, andiamo nel campo dei misteri gloriosi. Però certi concetti andrebbero distinti, chiariti e definiti, prima di cominciare a discuterne. Saluti.
Buon giorno a tutti, grazie delle vostre risposte. È la prima volta che partecipo a un forum e questo è di grande incoraggiamento. Mi piace definire Un Corso In Miracoli un "percorso di studio di psicoterapia spirituale per autodidatti". I termini usati in questo percorso non sempre coincidono, anzi quasi mai, con quelli che normalmente vengono usati in psicologia o in filosofia, comunque farò del mio meglio per rispondere brevemente alle vostre risposte. Per prima cosa vorrei -usando in parte le parole di Kenneth Wapnick - definire i termini Spirito Santo e ego. Lo Spirito Santo viene metaforicamente descritto nel Corso come: "La Risposta di Dio alla separazione; l'Anello di Comunicazione tra Dio ed i Suoi Figli separati, che colma lo spazio vuoto tra la Mente e la nostra mente separata; il ricordo di Dio e di Suo Figlio che abbiamo portato con noi nel nostro sogno; Colui Che vede le nostre illusioni (percezione), che ci conduce attraverso di esse fino a raggiungere la verità (conoscenza); la Voce di Dio Che parla per Lui e per il nostro Sé reale, ricordandoci dell'Identità che abbiamo dimenticato; ci si riferisce a Lui anche come Ponte, Consolatore, Guida, Mediatore, Insegnante e Traduttore".
Con il termine ego (da non confondere con l'«ego» della psicoanalisi, ma che può essere a grandi linee considerato come l'intera psiche di cui l'«ego» psicoanalitico è una parte) viene invece rappresentata la credenza nella realtà del sé separato o falso, fatto come sostituto del Sé creato da Dio; il pensiero di separazione che dà origine a quello che viene definito peccato, colpa e paura, un sistema di pensiero basato sul sentirsi speciali per proteggersi; la parte della mente che crede di essere separata. Questa mente divisa in realtà ha una struttura tripartita: 1) una mente sbagliata che mantiene al suo posto il sistema di pensiero dell'ego; 2) una mente corretta che è la dimora dello Spirito Santo, e contiene una correzione per ogni pensiero errato o ogni malcreazione del sistema di pensiero dell'ego; e 3) e una parte della mente che sceglie tra l'ego e lo Spirito Santo, a cui si fa riferimento come a colui che decide (decision maker).
Per consapevolezza invece intendo quella capacità di riconoscere i diversi livelli di coscienza.
Gli strumenti attraverso i quali si può prendere consapevolezza dei diversi livelli di coscienza sono i pensieri corretti, ma essendo la coscienza - come dice il Corso - il livello della percezione, ed essendo stata la prima divisione introdotta nella mente dopo la separazione, facendo della mente un percettore invece che un creatore, essa viene correttamente identificata come il dominio dell'ego. La conoscenza invece è intesa come lo stato del mondo non duale, o Cielo, o mondo di Dio e della Sua creazione unificata prima della separazione, dove non ci sono differenze o forme, e perciò estranea al mondo della percezione; da non confondersi con l'uso comune di "conoscenza" che implica il dualismo di un soggetto che conosce e di un oggetto che è conosciuto.
Rispondendo invece a Viator, che ringrazio innanzitutto per avermi fatto notare che era necessario chiarire e definire certi concetti per poter comunicare in modo costruttivo, per come la vedo io, la coscienza non viene mai meno, è la nostra consapevolezza dei suoi livelli che manca, come succede quando dormiamo o sogniamo. Ci sarebbe molto da dire su quello che la mente sperimenta durante il sonno ma questo direi che potrebbe essere un tema per un altro topic. Ciao.
Salve Maria55. Leggo che nel replicare a me (ti ringrazio anch'io dell'attenzione alle mie tesi), tu distingui tra coscienza e consapevolezza. Ecco, qui non capisco la distinzione tra due enti o aspetti che io ho sempre dato per sinonimi. Ma forse invece tra i due esiste una qualche sottile differenza. Potrebbe essere che la coscienza di quello che siamo richieda la presenza della memoria (se uno è privo di memoria non saprà nulla del passato e quindi non potrà avere conoscenza-consapevolezza del proprio passato anche spirituale). La consapevolezza (attuale, del presente e delle sue "realtà" e stimoli) invece potrebbe fare a meno di bagaglio mnemonico, concentrandosi sull' adesso e sul futuro e senza potere e volere occuparsi di un passato che ci ha resi quelli che ora siamo.
Cosa ne pensi ? Saluti.
Ciao Viator, grazie della tua replica. Sì! Assolutamente. Anch'io ritengo che la memoria – un'abilità costruita dall'ego per dimenticare selettivamente chi eravamo in origine – sia una componente fondamentale che caratterizza la nostra posizione in merito ai vari livelli di coscienza; questo comprende non solo accogliere e magari sperimentare situazioni di spostamento spazio-temporali, ma soprattutto allenare e sperimentare i sensi superiori della Voce, Vista e Visione, grazie ai quali possiamo ricordare o meglio ri-Conoscere il nostro essere Uno con la nostra Fonte. Saluti.
P.S. Il mio scritto di ieri voleva essere una risposta oltre che a Viator anche a Altamarea e a Oxdeadbeef, grazie ciao.
Ciao Maria
La coscienza ha per me un significato univoco (la definisco come: "il luogo originario dove
avviene la decisione"). La coscienza, dunque, come capacità dell'essere umano di veder-si
e di giudicar-si, e quindi di "scegliere" quale agire.
Essendo la scelta, la decisione per "quale" agire, il tratto più caratteristico dell'essere
umano (che per me è "libero" nei limiti della sua natura finita e mortale), la coscienza è
forse il concetto più importante dell'intera filosofia.
saluti
Ciao Oxbeadbeef.
Su questo punto le nostre posizioni sono decisamente antitetiche, ciò non significa che ritengo che una sia più giusta dell'altra, sono semplicemente diverse.
Per me la coscienza non ha assolutamente nessuna possibilità di scegliere liberamente (se per libertà si intende un atto di volontà consapevole) cosa pensare e come agire anzi, dato che generalmente siamo quasi totalmente inconsapevoli di cosa la costituisce, visto che buona parte di essa è inconscia o se vogliamo ampliare le definizioni, superconscia o iperconscia. Questo mi porta a ritenere che sono le nostre credenze inconsce, fonte dei nostri stati emotivi, la causa degli impulsi che determinano le nostre azioni.
Per cui, secondo il mio punto di vista, l'unica libertà che ci rimane è quella di scegliere, dopo che abbiamo compreso appieno che non possiamo giudicare, dato che non abbiamo gli strumenti per poterlo fare, quale deve essere la nostra guida: l'ego che presiede la mente divisa o sbagliata o lo Spirito che presiede la mente Una o corretta.
Saluti
Ciao Maria
Non sono sicuro di comprendere ciò che affermi...
Dapprima dici che la coscienza: "non ha assolutamente nessuna possibilità di scegliere liberamente".
Poi: "l'unica libertà che ci rimane è quella di scegliere...l'ego che presiede la mente divisa o
sbagliata o lo Spirito che presiede la mente Una o corretta".
Io credo che se questa scelta, chiamiamola "residuale", fosse libera, cioè non fosse anch'essa
determinata, allora OGNI scelta lo sarebbe...
Cos'è "l'ego che presiede la mente divisa e sbagliata"? E cos'è lo "spirito che presiede la
mente Una e corretta"? Se con questi enigmatici termini tu intendessi la "materialità" degli
istinti e dei desideri contrapposta alla "spiritualità" dei valori e dei principi morali,
la libertà che attribuisci alla scelta per l'uno o per l'altro sarebbe equivalente alla libertà
senza aggettivo né specificazione alcuna.
saluti
Ciao Oxbeadbeef.
Ho specificato nella risposta 4 che cosa intendo con i termini ego e Spirito Santo.
Scusami, forse non mi sono espressa bene, quello che intendevo dire ieri è che per me, seguendo gli insegnamenti di Un Corso In Miracoli, la coscienza, che ha diversi livelli è semplicemente un meccanismo ricettivo mentre ritengo che il termine "libertà" sia una condizione che riguarda la volontà.
Ora la ricerca e gli studi che sto portando avanti da anni riguardano i diversi livelli di coscienza, cosa sono e se è necessario farne esperienza e come farla per poter raggiungere anche in questo sogno, o mondo duale uno stato di pace.
Saluti.
Ciao Maria
Ho riletto la risposta #4 ma continuo a non capirci granchè (non so, usi una terminologia che mi è
estranea, e che trovo francamente criptica).
Come può essere, la coscienza, un mero meccanismo ricettivo? Anche stando a questa semplice definizione
("http://www.treccani.it/vocabolario/coscienza/") vedi bene come questo termine abbia un significato
se non proprio "preciso" (su questo si può discutere), quantomeno "definito" in un certo senso.
Come mi capita di ripetere spesso su questo forum, non possiamo attribuire alle parole un significato
arbitrario (sai la Torre di Babele...).
saluti
Salve a tutti.
Ciascuno può ritenere valida la definizione di coscienza che più gli risuona, in questo senso quella del vocabolario va benissimo. Personalmente dopo aver approfondito per anni questi temi ho preferito accogliere un nuovo modo di vedere le cose.
Ora, se il percorso spirituale che ho scelto usa i termini in modo diverso e dà una chiave di lettura della realtà assolutamente non in linea con quanto fino ad ora ci era stato insegnato, che problema c'è? Non ritengo che questo percorso sia l'unico che ci può ricondurre a "Casa", non mi interessa convincere nessuno della giustezza di quanto vado esponendo, la mia vuole solo essere una condivisione su qualcosa che per me e stata la risposta a quanto stavo cercando da sempre.
Le parole sono simboli, e se Gesù, che è l'autore di Un Corso In Miracoli, come milioni di persone nel mondo oramai sanno, ha deciso di usarle in modo diverso per comunicare con noi, penso valga la pena di valutare se ci risuonano e se possono aiutarci a ritrovare la nostra dimensione spirituale.
Saluti.
Maria ha scritto
CitazioneCiascuno può ritenere valida la definizione di coscienza che più gli risuona, in questo senso quella del vocabolario va benissimo. Personalmente dopo aver approfondito per anni questi temi ho preferito accogliere un nuovo modo di vedere le cose.
Ora, se il percorso spirituale che ho scelto usa i termini in modo diverso e dà una chiave di lettura della realtà assolutamente non in linea con quanto fino ad ora ci era stato insegnato, che problema c'è? Non ritengo che questo percorso sia l'unico che ci può ricondurre a "Casa", non mi interessa convincere nessuno della giustezza di quanto vado esponendo, la mia vuole solo essere una condivisione su qualcosa che per me e stata la risposta a quanto stavo cercando da sempre.
Non c'è nessun problema se il tuo percorso spirituale ti fa apprendere nozioni diverse dalle nostre sul concetto di coscienza. Ma devi tener presente che nelle relazioni interpersonali oltre ad avere in comune il codice linguistico si deve avere in comune anche la terminologia per discettare in modo reciprocamente comprensibile, altrimenti come si fa a dialogare ?
Tu dici
CitazioneCiascuno può ritenere valida la definizione di coscienza che più gli risuona
. Questa tua affermazione è un'ovvietà, però hai anche la curiosità di confrontare la tua convinzione con la nostra.
Comunque, quale eventuale novità ti aspetti di sapere da noi che possa farti cambiare o confermare la tua opinione sul concetto di coscienza ?
Maria, ti consiglio di leggere il recente libro del neuroscienziato Michael Gazzaniga, titolato: "La coscienza è un istinto. Il legame misterioso tra il cervello e la mente" Raffaello Cortina edit.). L'autore mette a confronto nuove ipotesi sulla coscienza ed evidenzia che il termine "coscienza" non ha ancora una definizione accettata da tutti.
Oggi è opinione largamente condivisa che la natura della coscienza non è alla portata della scienza e ancor meno della filosofia della mente, che, secondo la neurobiologa e neurofilosofa Patricia S. Churchland ha riempito le biblioteche senza spiegare nulla.
Citazione di: altamarea il 27 Maggio 2019, 16:16:55 PM
CitazioneCiascuno può ritenere valida la definizione di coscienza che più gli risuona
. Questa tua affermazione è un'ovvietà, però hai anche la curiosità di confrontare la tua convinzione con la nostra.
Ciao Altamarea
Non solo, ma vorrei chiedere a Maria cosa pensa a proposito del "libero arbitrio", visto che quanto
da lei affermato sembra negarlo decisamente.
Da un punto di vista teologico, anche ammettendo che lo Spirito Santo sia l'anello di comunicazione
fra Dio e i suoi figli separati e che l'"ego" sia la credenza in un sé separato dal sé creato da
Dio, che rapporto hanno questi concetti con la "coscienza"?
Voglio dire, non è stato forse un atto "libero" quello di Adamo ed Eva quando hanno deciso di
separarsi da Dio e di assumere un, diciamo, "ego-altro-da-Dio"?
Cos'altro era, quell'atto primigenio, se non un atto libero e, in quanto tale, coscienziale?
saluti
Ciao a tutti
Rispondendo ad Altamerea,
"Non c'è nessun problema se il tuo percorso spirituale ti fa apprendere nozioni diverse dalle nostre sul concetto di coscienza.
Nozioni diverse dalle nostre: "nostre" di chi? Pensavo che questo fosse un forum dove si confrontavano persone con "nozioni" diverse. Poi
"Comunque, quale eventuale novità ti aspetti di sapere da noi che possa farti cambiare o confermare la tua opinione sul concetto di coscienza ?
Io non mi aspetto che "voi" "sappiate" qualcosa che mi faccia cambiare o che confermi la mia opinione, pensavo di utilizzare questo spazio per una condivisione di esperienze, ma forse mi sono inserita in un topic che affronta il termine coscienza da un punto di vista filologico e filosofico, forse è meglio se apro un nuovo topic più specifico dove magari qualcuno vuole condividere quelle esperienze che normalmente vengono definite "esperienze vissute in uno stato non ordinari di coscienza".
In merito alla risposta 14, sono rimasta un po' perplessa, prima dici che bisogna avere una terminologia comune, e poi mi suggerisci (e di questo ti ringrazio) di leggere un libro dove l'autore evidenzia che il termine coscienza non ha ancora una definizione accettata da tutti. A questo proposito mi piace segnalarti, se nel caso non lo conoscessi già, il libro di Giulio Tononi "PHI: un viaggio dal cervello all'anima".
Rispondendo a Oxbeadbeef.
Posso dire che non credo al libero arbitrio come comunemente viene inteso, come, non credo nella maniera più assoluta al racconto favolistico/religioso di Adamo Ed Eva.
Saluti.
Ciao Maria
Ah beh, diciamo che ti trovo, come dire... "sorprendente" (come dire: credevo e pensavo che...).
La storia di Adamo ed Eva sarà senz'altro un racconto favolistico/religioso, ma ciò non toglie che
abbia un profondissimo significato metaforico (più profondo dello stesso mito platonico di Prometeo).
Trovo quindi sbagliatissimo, soprattutto da parte di chi intende fare un ragionamento riferito, se
non proprio alla teologia, perlomeno alla spiritualità, liquidarlo in questo modo sbrigativo.
saluti
Oxdeadbeef
La storia di Adamo ed Eva sarà senz'altro un racconto favolistico/religioso, ma ciò non toglie che
abbia un profondissimo significato metaforico (più profondo dello stesso mito platonico di Prometeo).
o:
Maria55 essendo nuova potrebbe essere un poco "intimorita" (in fin dei conti si trova circondata da grosse teste pensanti ed insomma, una persona con un poco si sensibilità potrebbe sentirsi intimorita) e magari potrebbe non "sentirsi" di chiederti dove stia questa profondità metaforica del duetto; potrebbe temere di aver risposte del tipo : " eh ma come, è provocatorio chiedere, tutti sanno che è metaforico dai", e magari venire liquidata in quattro e quattr'otto. Non nel tuo caso certo ma qualche maleducato potrebbe farlo.
E magari imparo qualcosa di nuovo anch'io.
Quindi chiedo, a nome di tutti noi: potresti darci qualche esempio sulla profondità metaforica della mela e di Adamo ed Eva ?
A Odradek
Eppure qualche traccia te l'ho data, non credi? Prova a tracciare un parallelo con il mito
di Prometeo (sempre che tu non ritenga anche Platone un contafavole).
saluti
O:
A Odradek
Eppure qualche traccia te l'ho data, non credi? Prova a tracciare un parallelo con il mito
di Prometeo (sempre che tu non ritenga anche Platone un contafavole).
saluti
o:
quindi funziona così.
Tu dichiari "laqualunque", ti si chiedono esempi e tu rispondi dicendo di cercarseli, e bravo ;)
Quindi per chiunque avesse voluto sapere qualcosa in più su "laqualunque" che hai dichiarato, la risposta è
"vai e leggiti i libri, io qualche indicazioncina, riservata a chi conosce prometeo e platone** , l'ho data e non devo certo perder tempo a dimostrare "laqualunque", dichiarato prima.
E ancora, pensa te le tue tracce cosa posso farmene...devi dar spiegazioni, e non a me, alle persone che leggono, e che magari si sono incuriosite di tutta questa metaforicità che hai annunciato e non ci espliciti. Non farlo per me che tanto sai che ne penso, fallo per gli altri, io prometto che non replicherò, va bene così ?
**assumendo che tu li conosca e di questo ci fidiamo ciecamente, fino a volontà di potenza contrarie.