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LOGOS - Argomenti => Tematiche Filosofiche => Discussione aperta da: Visechi il 16 Gennaio 2025, 23:27:13 PM

Titolo: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: Visechi il 16 Gennaio 2025, 23:27:13 PM
Lo Zarathustra è l'opera filosofica di Nietzsche senza dubbio più significativa. Rappresenta l'annuncio del nuovo Uomo che ha trasceso tutti i valori, sovvertendoli, per proporre una nuova tavola di valori che la morale comune solitamente ricusa. L'opera è scritta in forma di poema in prosa, ove spiccano momenti di lirismo di una sublimità insuperata. Può essere ricondotta alla forma dell'annuncio evangelico – Evangelo del nuovo uomo -. Di questa tipicità ne ripercorre lo stile: forma profetica, enunciati più importanti introdotti dalla locuzione evangelica "In Verità...", quasi a rimarcare che s'inserisce a pieno titolo nel filone dei Libri Sapienzali. Le caratteristiche del SUPERUOMO sono contenute in un dialogo che ripercorre – stravolgendolo – il Discorso della Montagna.
Partiamo, quindi, dall'inizio, con ordine: "la volontà di potenza", primo elemento ed incipit del ragionamento. In questo concetto non c'è nulla di metafisico o trascendente che possa, anche per pallida analogia, farlo accostare allo shakti ed alla spiritualità orientale in genere (precisazione dovuta perché mi pare d'aver letto in qualche scritto, probabilmente distrattamente, un velato accostamento al buddhismo), se non un'esangue assonanza terminologica e lessicale, un'omofonia, ovverosia una somiglianza nel timbro di voce. Ma non è il suono quel che ci interessa. Senza dubbio, stiamo parlando di qualcosa di "umano, troppo umano". Cosa è dunque questa benedetta "Volontà di potenza"? Null'altro che il respiro della Vita, della Natura. È il loro ansito; è il sospiro della Terra cui Zarathustra esorta il Superuomo a restare vincolato ed avvinghiato: <<Dica la vostra volontà: sia il superuomo il senso della terra! Vi scongiuro, fratelli rimanete fedeli alla terra e non credete a quelli che vi parlano di sovraterrene speranze!>>.  Tutto assai mondano, dunque, o al più una parvula trascendenza priva di trascendente.  L'intera opera di Nietzsche, non solo lo Zarathustra, è impregnata di questo sentore di vita ed esorta al vincolo alla terra. Egli non volse mai il suo sguardo al cielo se non per celebrare il funerale di Dio:
<<Un tempo il sacrilegio contro Dio era il massimo sacrilegio, ma Dio è morto, e così son morti anche tutti questi sacrileghi. Commettere il sacrilegio contro la Terra, questa è oggi la cosa più terribile, e apprezzare le viscere dell'imperscrutabile più del senso della terra!>>. Non si deve ora intendere l'eroe nicciano come un invasato che faccia l'amore con la terra, alla stregua d'alcune culture animistiche delle Americhe. Il senso della terra è un vincolo irrinunciabile per l'uomo oltre l'uomo. È sta ad indicare la sua mondanità che non colloquia più col cielo. È, infatti, del tutto assente qualsiasi anelito divino.  Dio è morto! Tale sospiro impetuoso non appartiene solo alla terra, ma è presentito anche dall'uomo primordiale, di cui il superuomo nicciano rappresenta l'evoluzione e il suo inevitabile superamento. L'uomo è una transizione, così come lo fu l'ominide rispetto all'homo sapiens: <<L'uomo è un cavo teso tra la bestia e il superuomo, - un cavo al di sopra dell'abisso>>.  Egli è divino nella misura in cui si sostituisce integralmente a Dio e sa porre la propria natura, prettamente umana (oltreumana), al di sopra (al di là) dell'effimera e deturpante concezione del Bene e del Male, riuscendo ad accogliere in sé il soffio della Vita, pneuma dell'esistenza, senza alcun fine, senza alcuno scopo, o meglio, con l'unico vero fine rappresentato dall'uomo stesso e dalla sua "Volontà di potenza" che lo eleva ad unica divinità.  Il superuomo di Nietzsche è un essere amorale, che si pone ad un livello (l'ultimo e il più eccelso) superiore ad ogni morale. Egli è Dio a sé stesso, sufficiente a sé stesso, trionfatore e legislatore di sé stesso. È l'uomo nuovo che si plasma in un orizzonte privato della presenza di Dio e della trascendenza, che presente un oltre privo di orizzonti celesti. Così è che la compassione, la carità ed ogni tensione o impeto solidaristico ed altruistico, valori cui noi, infimi uomini crepuscolari e della transizione, tributiamo gloria ed onore, non sono altro che sfasature, pesi e gravami che appesantiscono il cammino verso l'uomo nuovo: "Umano, troppo umano"
Con questo slogan egli inaugura un nuovo filone dell'umanesimo. Il suo campione ha trasceso l'uomo e con lui ogni morale. Il danzatore folle del ditirambo dionisiaco si genera nel caos (la bocca aperta che richiama ad un'apertura di senso e non ad un unico senso), ed illumina una stella, la propria stella. Si muove e vegeta nella danza scombinata e caotica che si oppone ad ogni Cosmos ordinativo. Consuma la vita e muore al momento giusto, questo è il solo telos cui si conforma.  "L'eterno ritorno dell'uguale", che spezza l'armonia del Cosmo, è la condizione dimensionale indispensabile per l'avvento del nuovo uomo. Il riproporsi ciclico delle stagioni e degli eventi rende necessaria la resa alla necessità, al destino ineluttabile rappresentato dall'Aurora dell'Oltreuomo, il quale – l'ineluttabile destino - è la promessa, l'Evangelo privo di Dio e di salvezza escatologica di chi ha sognato e profetizzato un mondo finalmente sgombro di false speranze.  A differenza del tempo cristiano, disteso lungo un segmento rettilineo, in cui l'attimo presente attinge significato e senso dall'attimo che lo precede, per poi, insieme, riempir di senso il futuro escatologico, rinviando così ad un tempo indefinito – la fine dei tempi – in cui si realizza quel che era stato annunciato all'inizio, il tempo ciclico, viceversa, esalta ogni attimo, ogni momento, poiché ciascun attimo è fine a sé stesso e non impregna di senso quello successivo. L'eterno ritorno dell'uguale impegna semper pro semper l'azione, poiché ogni scelta sarà per sempre, giacché ritornerà a riproporsi tale e quale per l'eternità. Perciò, in ogni momento si compie l'atto eroico della decisione per il 'sì' o per il 'no' ed in ogni attimo si combatte la lotta per l'esistenza senza alcuna possibilità di rinvii ad una salvezza esogena, prossima a venire. Perciò il tempo ciclico è un tempo eroico, in cui l'individuo nel condurre una serrata lotta per l'esistenza esprime con forza la propria determinazione <<Così volli che fosse>>.
L'Amor Fati, altro fondamentale ingrediente della filosofia di N., è l'abbandono a quest'ineluttabilità scandita dallo scorrere ciclico del tempo che dischiude un destino da amare, anche se impregnato di sofferenza, da non negare, da non rifuggire, da non celare sotto la coltre di vana spiritualità. È addirittura sofferenza da bramare. L'eroicità del Superuomo nell'accettazione tragica (nell'accezione classica: "Non io, bensì così vollero gli dei" - Iliade) del proprio destino (Amor fati) è molto simile al rapporto dialettico che la Grecia classica instaurò nei confronti della Vita e del Tempo, di Cronos. <<Così volli che fosse>>. Quest'enunciato tradisce in modo emblematico la nozione di 'Eterno ritorno', cui si collega quella di "Amor fati", entrambe di derivazione stoica – l'intera filosofia, o visione di N. risente enormemente del pensiero greco. V'è da dire che dello stoicismo conserva alcuni tratti, mentre per altre coloriture se ne discosta alquanto -.
A questo punto, per meglio comprendere e cogliere la particolarità del pensiero di N., è opportuno domandarsi in che consista questo senso tragico della Vita, mutuato quasi integralmente dalla cultura classica. Il "sentimento tragico" non ha nulla a che vedere con il pessimismo, poiché quest'ultimo annienta ed annichila. È, invece, un presentire, un permanere ed un'accettazione Fatale della dilacerazione della Vita e della Natura. Il respiro della Vita, nel suo espandersi e contrarsi (diastole e sistole), si esplica nella costante ed inesausta disputa fra fioritura e dissoluzione; fra armonia e disarmonia, nel perenne oscillare fra Cosmo e Caos; fra bello e brutto; estasi ed afflizione; meraviglia e disincanto; sistole ed extrasistole; in definitiva, fra Vita e Morte. L'uomo è preso nel mezzo di questa eterna dialettica; immerso nelle increspature che si generano, subisce, nella sua esistenza, l'oscillante moto dell'ansito della vita. Un eroe classico, sebbene sottostia alla legge del Fato, forza primordiale cui neppure gli dèi possono sottrarsi, non ne subisce il moto, ma in esso confluisce, divenendone parte attiva e fattore creativo, di cui Vita e Fato si servono: da qui la danza. Si potrebbe dire che, in una certa misura, pur dialetticamente, Vita/Fato ed eroe confluiscano nel medesimo flusso ondulatorio, componendo e invigorendone il moto, accentuandone la cresta. Gli eroi greci, sebbene le loro esistenze fossero totalmente comprese in questo ansito, rappresentano un elemento attivo del divenire. Così pure Zarathustra di N. La' dove la filosofia orientale nega o sottace quest'ansito, relegandolo fra le aberrazioni o ritenendo che sia l'emergere dell'oblio del Sé Superiore; la cultura cui si rivolge N. per attingere le peculiari caratteristiche del suo campione, viceversa lo esalta, e l'eroe si traduce in un complemento del moto stesso; non un Illuminato o Risvegliato che staziona imperturbabile ed inacesso in un "Centro Immobile" che gli permetta di trascenderlo. L'eroe greco soffre, piange, urla e lotta – l'intera Iliade ruota intorno alla figura di Achille ed alla sua ira: <<Cantami, O Musa, l'ira funesta del Pelide Achille>>.  Ripeto: <<Così volli che fosse>>.  Da quest'enunciato può derivarsi l'intero percorso che il pensiero del folle genio compì per approdare, giustificare e "santificare" la sua creatura: il Superuomo o l'Oltreuomo. La "volontà di potenza" emerge dall'ipertrofia dell'Ego, e l'ego stesso (vale a dire l'Io) si ciba di questa volontà espansa oltre ogni limite fino allora lambito dal pensiero speculativo e filosofico.
L'io si esplica attraverso la volontà di vita, concetto tanto caro a Schopenhauer, che in N. assume il nome di "volontà di potenza". Come già accennato, non c'è shakti in questa "volontà di potenza", non c'è neppure un racimolo della potenza o forza cosmica tanto cara allo Shiva ishvarico, c'è solo un'ipertrofica volontà tutta umana che non colloquia con energie cosmologiche primordiali, perché ne disconosce la discendenza. Sennonché, la cosmologia di N. si riduce tutta nella potenza dell'uomo nuovo, nella sua forza posta in essere (creata?) in virtù della massima espansione della volontà: << Davvero, attraverso cento anime io ho camminato la mia via e attraverso cento culle e dolori del parto. Molte volte ho già preso congedo: io conosco gli ultimi istanti che spezzano il cuore. Ma così vuole la mia volontà creatrice, il mio destino. O, se debbo parlarvi più sinceramente: proprio un tal destino vuole la mia volontà. Tutto quanto è sensibile soffre in me ed è in ceppi: ma il mio volere viene sempre a me come mio liberatore e apportatore di gioia. Volere libera: questa è la vera dottrina della volontà e della libertà, così ve la insegna Zarathustra.>>.  Tutto ciò non è da intendere in maniera letterale: N. non credeva minimamente all'anima eterna, né alla reincarnazione o alla metempsicosi. Si tratta semplicemente di un linguaggio simbolico espresso in forma poetica, ove il simbolismo è inscritto in un nuovo ordine temporale. Il volere riecheggia dal passato, da un tempo mitico e viene a lui per coniugarsi con il Fato, e quest'ultimo giunge a lui, cogliendolo per strada, per recargli il volere, quel particolare volere, che è potenza di volontà, o meglio "volontà di potenza": "così vuole la mia volontà creatrice, il mio destino". Fato e volontà si conformano ed insieme, assentendo l'uno all'altra, "creano" il divenire, l'attimo fuggente che diviene. Non v'è più dunque un'armonia cosmologica che intessa la storia per l'uomo, bensì un'ebbrezza voluttuosa che si genera nel caos, o un caos che pullula nell'ebbrezza delle passioni. Questa è, con ogni dovuta evidenza, voluttà, non distacco. Il Superuomo è un errabondo, un viandante che danza e i cui colori sono il rosso avvampante della fiamma delle passioni, non è un anodino ed atarassico Saggio dal Centro immobile. Egli è consono alla Vita, che è disputa, tragedia, consunzione, crepuscolo, virilità. La sua è voluttà, lussuria di vita, è, in definitiva, un imperioso Sì alla Vita. L'Amor fati non è un semplice conformarsi al destino, ovvio che in definitiva di ciò si tratta; è creazione e volontà creativa che si coniugano con il Fato; è Fato che si congiunge alla volontà. Il "matrimonio mistico" che si celebra nelle pagine dell'opera di N. è di ben altro tenore rispetto a quello esoterico officiato nei saggi di spiritualità. V'è passione, un amore rosso e cruento come vivido sangue che ribolle. Se si osserva con attenzione, egli postula un confluire di destino e volontà di vita. Le due matrici si conformano l'una all'altra, e non per volere di un Dio, o per via dell'avvenuto recupero di una coscienza superiore o a seguito di un complesso procedimento introspettivo o meditativo – niente di più estraneo al pensiero di N. –, bensì per causa di un "ritorno", di un rivisto, di un rivissuto che celebra il fastigio della volontà. L'Amor fati è così un "volere che così fosse", i cui termini opposti che lo inscrivono sono da recuperare nell'impossibilità per la volontà stessa di infrangere lo scorrere del momento (cosa che neppure la geniale follia di N. poté affermare) e, dall'altra parte, nell'ineluttabilità del Fato, del destino, fra le cui braccia siamo sospinti. La volontà è però libera; questa volontà, che è comunque convogliata verso un destino ineluttabile – il suo destino –, è al tempo stesso la massima espressione di libertà.  Ma come potrebbe essere intravista o presentita una libertà che si esplichi nell'ambito di un tempo lineare, teleologico, escatologico ove il destino l'attende per compiere l'evento, se non postulando un "eterno ritorno dell'uguale"? Z. non nega lo scorrere del tempo. Egli danza nel suo fluire, nel divenire. Anche in ciò si può notare la grande distanza da qualsiasi negazione dell'entità di Cronos. Da qui il suo celeberrimo "Così volli che fosse", il suo "Amor fati", il suo bramare la sofferenza che impregna il tempo e la vita, la sua tragicità esistenziale nell'eterna disputa fra la dionisiaca ebbrezza delle passioni da preservare e coltivare, espandere e glorificare e quanto reso necessario dal momento, dall'attimo stesso. La vita, sebbene sia dissoluzione e disfacimento, si rigenera eternamente proprio nella decomposizione, nello sfacelo, ricomponendosi nella sua magnificenza. La sofferenza è parte della vita, poiché la rigenera. La Vita, pur nella sua ciclicità, è divenire, impermanenza; il Superuomo, conforme alla Vita, a differenza dell'Illuminato, è un uomo del divenire, totalmente immerso nell'impermanenza, intriso di transizione. La volontà di vita, sospinta in una danza folle dall'ebbrezza delle passioni, è la creatrice dell'attimo transeunte che si origina nel caos. Il volo cui incessantemente allude Zarathustra non è un volo metafisico, neppure reale, ancor meno del samadhi, né di un nirvana o celestiale, bensì un volo ideale sospinto dal vento nuovo di un uomo che supera l'uomo vecchio, è il volo della libertà, e il suo aleggiare si svolge tutto nel mondo terreno, non fra ovattate nubi, neppure fra gli spazi interstellari di un universo e di un cosmo che sono ricusati dalla sua filosofia:  <<Deve essere tolta al creatore la sua fede e all'aquila il suo librarsi in lontananze d'aquila? Dio è un pensiero che rende storte tutte le cose dritte e fa girare tutto quanto è fermo. Come? Il tempo sarebbe abolito, e tutto ciò che è perituro sarebbe abolito? Pensare queste cose è vortice e vertigine per gambe umane, e vomito per lo stomaco: davvero, abbandonarsi a simili ipotesi io lo chiamo avere il male del capogiro. Io lo chiamo cattivo e ostile all'uomo tutto questo insegnare l'Uno e il Pieno e l'Immoto e il Satollo e l'Imperituro>>.

Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: anthonyi il 17 Gennaio 2025, 06:50:11 AM
Personalmente ho una pessima opinione di Nietzsche. Non ho mai letto " Così parlo Zaratusthra" e ringrazio Visechi per avermene dato una buona rappresentazione che conferma le mie posizioni critiche. E' probabile che sia un buon prodotto letterario, ma questo lo considero un ulteriore dato negativo considerando le evidenti evoluzioni che il suo pensiero ha avuto nel delirio della Germania nazista. 
Al riguardo mi viene da pensare alla storia del pifferaio magico dove la bellezza della sua musica porta tutti i topolini ad affogare nel fiume. 
Se la bellezza letteraria porta alla morte,  allora non é una buona bellezza. 
E' impossibile non vedere nell'idea di superuomo, di superamento dei vincoli morali, di negazione del concetto di Dio, le premesse per le tragedie della II guerra mondiale.
E d'altronde la patologicità del pensiero nitchiano é desumibile anche dalla sua evoluzione in stato di follia conclamato. 
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: Jacopus il 17 Gennaio 2025, 07:29:10 AM
Difficile sottovalutare l'importanza di N. nella storia della filosofia. Innanzitutto perché probabilmente è stato l'ultimo filosofo a non fare metafilosofia. N. è uno dei tre maestri del sospetto, secondo la definizione di Ricoeur e come Freud e Marx ha ottenuto il titolo per il suo lavoro di smascheramento della realtà che si credeva "oggettiva ed ideale" contemporaneamente, ovvero di tutta la tradizione che da Platone arriva a Leibniz ed oltre. Però le sue conclusioni, dopo il lavoro di smascheramento, sono molto diverse da quelle di Freud e di Marx. Tutti e tre desacralizzano il mondo, ma N. ne trae la conseguenza che esiste solo la pura forza e la vera vita è l'affermazione dell'uomo che abbandona ogni limite morale per affermare sè stesso. Per quanto la questione sia molto dibattuta, penso anch'io che vi sia un legame fra il pensiero di N. e il totalitarismo di destra. Mussolini conservava nel suo studio un busto di N. Piccola nota di colore che però è un buon indizio. Marx e Freud giungono a conclusioni molto diverse dopo aver smascherato gli "idola" della tradizione. Marx si fa portatore di un cambio palingenetico del mondo nella speranza di creare un nuovo mondo che dovrebbe essere la discesa sulla terra della pace del paradiso. In Marx resta quindi un fondamento etico, che in N. è stato sostituito dalla pura forza, ma quel fondamento etico è talmente idealistico, da ricondurre ad un nuovo mondo mistificato e falso, come quello che si vedrà effettivamente con il socialismo reale. Chi vuole troppo bene, rischia sempre di trasformare il bene in male. Altro tragitto quello di Freud, che dopo la sua originale desacralizzazione, non dà una risposta univoca al destino dell'umanità, potrebbe piegare dalla parte di Eros oppure di Thanatos. In questo F. da un lato resta fedele al suo modello dell'ambivalenza della natura umana e dall'altro espone la sua speranza che un vero cambiamento non debba provenire dalle istituzioni politiche ma da un lavoro dell'individuo su se stesso, sulle sue pulsioni, sulla conoscenza del proprio lato mostruoso e incontrollabile.
Ultima nota sul senso di eterno ritorno. Severino ne da una interpretazione che supera il senso di tempo ciclico, contrapposto al tempo lineare. L'eterno ritorno è invece la constatazione che per creare l'uomo nuovo, bisognerebbe cancellare la storia dell'uomo e quindi ritornare all'origine della storia, poiché la storia, con le sue stratificazioni non rende possibile la libera espressione dell'uomo, poiché ogni atto, lega l'uomo in una serie di azioni successive che sono già in parte scritte da quella storia. Questa interpretazione, secondo me, al di là dell'uso negativo che ne fa N., è una straordinaria anticipazione di quanto ci hanno dimostrato discipline come la psicologia e le neuroscienze.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: anthonyi il 17 Gennaio 2025, 08:18:32 AM
Hai trovato una chiave di sintesi interessante, jacopus, Marx, Freud e Nietzsche desacralizzano il mondo. 
Io ci metterei anche Rousseau e il suo mito del buon selvaggio. 
Resta da capire quali sono gli effetti di questa desacralizzazione.
A Occhio direi che, a volte, la sacralizzazione, può creare dei problemi che però sono poca cosa rispetto ai problemi che poi crea la desacralizzazione. 
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: Koba il 17 Gennaio 2025, 11:03:38 AM
Bisogna considerare che la distruzione della metafisica è altro rispetto alla desacralizzazione del mondo.
Il sacro è mediato dalla religione. Morta la religione, il sacro continua a manifestarsi.
Del sacro (così come inteso dall'antropologia culturale) ecco una definizione di Pierangelo Sequeri:

"Il sacro indica ciò che deve essere assolutamente custodito, ma anche ciò che deve essere assolutamente distrutto: avvolge la vita e la morte, il dolore e la felicità, l'amicizia e l'inimicizia, imponendo atteggiamenti radicali e anche contraddittori (la vita umana è un dono e merita protezione; ma la morte del mio predatore è una benedizione e una grazia).
In ogni comunità umana, è sempre presente l'intuizione di qualcosa di assolutamente degno di protezione e di qualcosa che può e deve essere assolutamente sacrificato a quella inviolabilità. Persino una società relativistica, come la nostra, ha i suoi "assoluti" che tacitamente vengono considerati inviolabili, ossia simboli del "sacro" che non possono essere violati".

Da questo punto di vista il pensiero di Nietzsche potrebbe essere interpretato come una purificazione della religione, una purificazione della mediazione del sacro.
Ciò che è sacro torna sulla Terra. Viene demolita la barriera della metafisica attraverso cui la filosofia classica da Platone in poi aveva recluso il sacro, lo aveva come neutralizzato.
L'uomo nuovo non si sottomette più ad alcun imperativo (tu devi!), ma non è disposto a sacrificare nulla del caos che lo abita.
Esagerando si potrebbe dire che il vero cristianesimo inizia solo dopo Nietzsche.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: Jacopus il 17 Gennaio 2025, 11:50:59 AM
N. Come tutti i grandi pensatori darà sempre la stura alle più diverse interpretazioni. Rispetto al sacro però insisto sul fatto che il nostro mondo non abbia più nulla di sacro, inteso come luogo/soggetto/oggetto/pensiero "sacer", cioè intoccabile, inviolabile, sia in senso positivo o negativo. Se tutto è soggetto a transazione economica, l'unica sacralità riguarda proprio il fondamento economico di tutte le cose. Si tratta di un tipo di sacralità simile a quelle precedenti, oppure vi è in esso una qualità così materiale da non poter essere equiparata al precedente senso del sacer?
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: Visechi il 17 Gennaio 2025, 13:16:02 PM
Tutti e tre, Marx, Nietzsche e Freud, espellono Dio dal mondo, ma senza che con ciò abbiano contemporaneamente rinunciato al sacro.

Se da una parte Marx laicizza e materializza la storia, definendola il costrutto di una perenne lotta fra classi, dall'altra non abiura l'uomo abbandonandolo a sé stesso. Edifica un'architettura più consona ove questi può prosperare e crescere. Individua nell'economia e nella distribuzione dei mezzi di produzione (il suo pensiero si formò in piena seconda rivoluzione industriale) il fulcro attorno al quale realizzare una società più equa e giusta. Insomma, sacralizzò il mondo rifiutando metafisiche consolatorie ma senza rinunciare ad una promessa edenica. Fu il sacerdote delle relazioni fra umani. Il rito sacro è officiato in terra e a favore delle comunità. Fu il costruttore di nuove relazioni basate non più sulla sopraffazione ma sull'uguaglianza. Proprio perciò la sua nuova religione fu un'utopia.

Nietzsche è invece colui che, dopo aver decostruito il corpus morale istituito dal cristianesimo, ha edificato e sacralizzato un nuovo individuo, celebrandone l'assoluta libertà ed esaltando il potere della volontà, anzi la volontà di potenza. Il sacer, comunemente inteso, è tacitato e polverizzato dal suo Zarathustra, che afferma, nella voluttà delle passioni, la sacralità della terra, intesa come mondanità opposta all'ulteriorità intrisa di metafisica. Come già scritto, l'uomo nuovo non volge lo sguardo al cielo per ottenerne conforto e senso, guarda al divenire ed alla costruzione umana ivi inscritta dalla volontà. Egli è il sacerdote dell'individuo, il cui rito si celebra interamente nel mondo: il nuovo mondo che egli promette semper pro semper per l'eternità.

Freud sconsacra l'Io e svaluta l'egemonia della coscienza, espellendo entrambi dal perimetro del sacro, ed erige loro un mausoleo. L'uomo non è più padrone di sé stesso. Innalza un altare all'inconscio (checché ne possa dire qualche malaccorto commentatore, fu proprio Freud ad inventare l'inconscio) cui tributare onori e gloria. È il sacerdote del profondo. Il rito è celebrato nel profondo di ciascuno di noi, e il prodotto della funzione sacra è soggetto ad analisi ed interpretazione. Freud, molto più degli esegeti cattolici, è il filosofo dell'ermeneutica, poiché tutto deve sottostare all'interpretazione, senza la quale il parlare e l'agire sono privi di ragione e senso. La precomprensione è l'ambito cultuale ove l'incenso del significato si spande per irrorare di senso l'esistenza dell'uomo.

Tutto è profanato perché sia riconsacrato. Ma non c'è Dio entro il perimetro di questa nuova area del sacro, solo una dimensione umana, troppo umana, unico ambito, quello umano, ove il sacro estrinseca interamente la sua forza.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: Phil il 17 Gennaio 2025, 14:22:26 PM
La sacralità può essere metaforica o letterale: il sacro religioso non è metaforico, è una sacralità autentica, con le radici in Cielo, sacralità che è rapporto con il sovra-umano, il divino. La sacralità metaforica è quella per cui il "sacro" non ha più rapporto con il divino (ha le radici in terra), ma è "sacro" in quanto fondamentale e fondante, normativo, etc. ossia non è sacro, ma "sacro", come è "sacra" la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, come sono "sacri" gli assiomi di una matematica, etc.
La differenza fra la sacralità come tangenza asintotica con il divino e la "sacralità" come fulcro concettuale (v. "i maestri del sospetto") o sociale (v. citazione di Koba), è la differenza fra la religione e le scienze umane o, più semplicemente, fra un significato letterale ed uno metaforico.
Differenza che emerge ancora più lampante se si considera l'evento della violazione del sacro: dissacrare offendendo/adirando una divinità non è come dissacrare proponendo un altro orizzonte di senso (in politica, matematica o altro). La mutevolezza della "sacralità" umanamente decisa non può essere confusa con la perentoria sacralità del volere divino, proprio come le frontiere umane (v. etimo di «sacro»), sia per mobilità che per sorveglianza, non possono essere paragonate a quelle divine.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: Visechi il 17 Gennaio 2025, 14:41:04 PM
Citazione di: Phil il 17 Gennaio 2025, 14:22:26 PMLa sacralità può essere metaforica o letterale: il sacro religioso non è metaforico, è una sacralità autentica, con le radici in Cielo, sacralità che è rapporto con il sovra-umano, il divino. La sacralità metaforica è quella per cui il "sacro" non ha più rapporto con il divino (ha le radici in terra), ma è "sacro" in quanto fondamentale e fondante, normativo, etc. ossia non è sacro, ma "sacro", come è "sacra" la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, come sono "sacri" gli assiomi di una matematica, etc.
La differenza fra la sacralità come tangenza asintotica con il divino e la "sacralità" come fulcro concettuale (v. "i maestri del sospetto") o sociale (v. citazione di Koba), è la differenza fra la religione e le scienze umane o, più semplicemente, fra un significato letterale ed uno metaforico.
Differenza che emerge ancora più lampante se si considera l'evento della violazione del sacro: dissacrare offendendo/adirando una divinità non è come dissacrare proponendo un altro orizzonte di senso (in politica, matematica o altro). La mutevolezza della "sacralità" umanamente decisa non può essere confusa con la perentoria sacralità del volere divino, proprio come le frontiere umane (v. etimo di «sacro»), sia per mobilità che per sorveglianza, non possono essere paragonate a quelle divine.
Se avessi omesso "divino" la tua puntualizzazione sarebbe assolutamente perfetta.
L'area del Sacro non necessariamente è occupata dal dio. Nelle civiltà arcaiche, non v'è traccia di un Dio o di un divino, v'è un richiamo alla trascendenza che non è dimora di alcuna divinità. In Amazzonia, il popolo dei Guaranì è impegnato in un inesausto errare in cerca della "Terra senza il male". Terra sacra, ma priva di divinità.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: anthonyi il 17 Gennaio 2025, 16:11:18 PM
Citazione di: Visechi il 17 Gennaio 2025, 14:41:04 PMSe avessi omesso "divino" la tua puntualizzazione sarebbe assolutamente perfetta.
L'area del Sacro non necessariamente è occupata dal dio. Nelle civiltà arcaiche, non v'è traccia di un Dio o di un divino, v'è un richiamo alla trascendenza che non è dimora di alcuna divinità. In Amazzonia, il popolo dei Guaranì è impegnato in un inesausto errare in cerca della "Terra senza il male". Terra sacra, ma priva di divinità.
Nelle civiltà arcaiche, appunto. Nel momento in cui però si passa a civiltà di tipo più evoluto (o complesso), con maggiori livelli di organizzazione, separazioni di funzioni, allora la presenza delle divinità é una costante. 
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: Koba il 17 Gennaio 2025, 16:59:27 PM
Citazione di: Phil il 17 Gennaio 2025, 14:22:26 PMLa sacralità può essere metaforica o letterale: il sacro religioso non è metaforico, è una sacralità autentica, con le radici in Cielo, sacralità che è rapporto con il sovra-umano, il divino. La sacralità metaforica è quella per cui il "sacro" non ha più rapporto con il divino (ha le radici in terra), ma è "sacro" in quanto fondamentale e fondante, normativo, etc. ossia non è sacro, ma "sacro", come è "sacra" la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, come sono "sacri" gli assiomi di una matematica, etc.
La differenza fra la sacralità come tangenza asintotica con il divino e la "sacralità" come fulcro concettuale (v. "i maestri del sospetto") o sociale (v. citazione di Koba), è la differenza fra la religione e le scienze umane o, più semplicemente, fra un significato letterale ed uno metaforico.
Differenza che emerge ancora più lampante se si considera l'evento della violazione del sacro: dissacrare offendendo/adirando una divinità non è come dissacrare proponendo un altro orizzonte di senso (in politica, matematica o altro). La mutevolezza della "sacralità" umanamente decisa non può essere confusa con la perentoria sacralità del volere divino, proprio come le frontiere umane (v. etimo di «sacro»), sia per mobilità che per sorveglianza, non possono essere paragonate a quelle divine.
No. L'ingiunzione del sacro è un fatto tutt'altro che metaforico.
È una forza che spinge all'adorazione. E quando ciò accade al di fuori della mediazione di una religione/spiritualità attenta al valore della vita umana si frammenta in eccessi più o meno pericolosi, più o meno stupidi.
Ciò che è sacro non è deciso nel senso di una deliberazione, ma è scoperto, sentito, intuito. Si viene trascinati da esso.
Per fare un esempio un po' scemo: le presentazioni di Steve Jobs dei nuovi prodotti della Apple erano una vera e propria liturgia, con una platea di devoti, con la rivelazione di una vita nuova ora possibile, con al centro l'idolo luccicante.
Si può dire fino a un certo punto che coloro che poi, per concludere il rito rimanevano in fila per tutta la notte in attesa che lo store Apple aprisse, avessero liberamente scelto tutto ciò.
Certo si tratta di un'idolatria stupida, ma c'è, nelle menti di queste persone, un dominio, un'occupazione, una presenza adorante. Sono come possedute.
Merci inanimate capaci di esercitare una possessione demoniaca.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: daniele22 il 17 Gennaio 2025, 17:46:01 PM
Citazione di: Visechi il 17 Gennaio 2025, 14:41:04 PM....
L'area del Sacro non necessariamente è occupata dal dio. Nelle civiltà arcaiche, non v'è traccia di un Dio o di un divino, v'è un richiamo alla trascendenza che non è dimora di alcuna divinità. In Amazzonia, il popolo dei Guaranì è impegnato in un inesausto errare in cerca della "Terra senza il male". Terra sacra, ma priva di divinità.
Ciao, per quel che tu possa saperne, sono sereni o agitati?
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: Phil il 17 Gennaio 2025, 19:16:43 PM
Citazione di: Koba II il 17 Gennaio 2025, 16:59:27 PMNo. L'ingiunzione del sacro è un fatto tutt'altro che metaforico.
È una forza che spinge all'adorazione. E quando ciò accade al di fuori della mediazione di una religione/spiritualità attenta al valore della vita umana si frammenta in eccessi più o meno pericolosi, più o meno stupidi.
Ciò che è sacro non è deciso nel senso di una deliberazione, ma è scoperto, sentito, intuito. Si viene trascinati da esso.
Parto dall'esempio che hai usato, perché è meno ingenuo di quanto pensi: «liturgia», «devoti», «vita nuova», «idolo», etc. sono usati in senso metaforico parlando di Apple. Per verificarlo, prova a pensare a un contesto in cui non sono usati in modo metaforico: quello religioso. Ad esempio, la liturgia che parla dell'idolo ai devoti, nel caso religioso (pagano), rispetta letteralmente i significati di «liturgia», «idolo» e «devoti»; mentre parlando di Apple, il discorso è come una liturgia che parla del prodotto come se fosse un idolo, presentato a coloro che si comportano come devoti. Nel caso religioso c'è identità, nel secondo caso paragone («come») o, appunto, metafora.
La consapevolezza dell'uso delle metafore è secondo me cruciale, perché spesso si finisce vittima delle metafore (che sono sempre più onnipresenti nella retorica contemporanea, dai mass media ai social), dimenticandosi che sono tali.
Se ogni (s)oggetto che suscita involontaria fascinazione decidiamo assieme di chiamarlo «sacro», allora (anch'io banalizzo molto, ma per intenderci meglio) ci innamoriamo di una persona sacra, un quadro o una canzone che ci affabulano sono sacri, se siamo dipendenti dalle slot machine è perché sono sacre, etc. Chiaramente, questa "inflazione" della sacralità, ridotta a denotazione di qualunque fonte attrattiva, individuale o sociale, a prescindere da religione e spiritualità (così includiamo anche popoli amazzonici e boscimani vari), è una strada legittimamente percorribile. L'importante, per me, è riconoscere che, questa "sacralità multidisciplinare", sotto sotto, contiene nel suo repertorio anche una sacralità originaria, una sacralità storicamente possente, una sacralità che, a differenza delle altre, si presenta deliberatamente ed esplicitamente come sacra, senza metafore (ad esempio, cosa c'è di più sacro di una divinità che si rivela e si proclama tale con la sua propria voce? Fra Dio e "il dio denaro" non noti una certa discriminante di sacralità, una "gradazione" molto diversa di sacro, una certa metaforicità tutta da una parte? Davvero "il dio denaro" è solo un'altra divinità, proprio come quelle religiose, senza bisogno di virgolette, asterischi o note a fondo pagina?).
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: Visechi il 17 Gennaio 2025, 20:19:06 PM
Citazione di: daniele22 il 17 Gennaio 2025, 17:46:01 PMCiao, per quel che tu possa saperne, sono sereni o agitati?
Onestà vuole che mi corregga:
Il tuo quesito mi ha incuriosito e sono andato a verificare se i Guaranì, nella loro inesausta ricerca della Terra senza il male, fossero sereni o agitati ed ho rilevato che la mia memoria mi ha suggerito un'enorme idiozia... la Terra senza il Male, a differenza di quanto ho scritto io, è la Terra ove la divinità (quindi il loro Dio, altro che fesserie) trova asilo. La Terra senza il Male è la terra degli Ultimi uomini che recuperano colà il Vero linguaggio.
In ogni caso, per tornare al tuo quesito: la ricerca è caratterizzata da ansia ed angoscia... no, non sono sereni.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: Visechi il 17 Gennaio 2025, 22:45:24 PM
Citazione di: anthonyi il 17 Gennaio 2025, 16:11:18 PMNel momento in cui però si passa a civiltà di tipo più evoluto (o complesso), con maggiori livelli di organizzazione, separazioni di funzioni, allora la presenza delle divinità é una costante.
Sacertà e divinità

Il sacro è comunemente associato alla divinità e sovente, operando un'inconscia forzatura semantica, i due termini – sacro e divinità – son considerati quasi in rapporto vicendevole ed interscambiabile. C'è chi postula che non sia dato sacro, ivi comprese le molteplici sue sfumature semantiche, senza che sia presente anche la divinità, e viceversa. Così è che l'area del sacro diviene quanto di più attinente alla deità. L'una pertiene all'altro in un rapporto inscindibile: questo sostiene enfaticamente qualche inavveduto commentatore, fino ad affermare con forza l'estrema verità che "Nel momento in cui però si passa a civiltà di tipo più evoluto (o complesso), con maggiori livelli di organizzazione, separazioni di funzioni, allora la presenza delle divinità é una costante.", operando con ciò uno slittamento di significato non accettabile, che aliena dal sacro tutto ciò che non dialoga con la divinità. Pretesa assurda ed incongrua; come se nella vita di un ateo non fossero presenti i crismi dell'inviolabilità, non fiorisse il mistero e non germinasse la Trascendenza.

Tale inavveduta pretesa, genetica filiazione di un'ottica dogmaticamente indotta ed intrisa di fideismo catto-medioevale, ripudia e disdegna, inconsapevolmente, la sacralità dell'area deputata ad accoglier le sacre spoglie dei nostri cari. Il perimetro che circoscrive il sacro suolo ove son deposte le sacre spoglie gronda mistero, si radica in profondità nella metafisica e s'imbeve di Trascendenza, ma non necessariamente incontra la divinità, dalla quale, fin dall'origine, prescinde. I morti da sempre son sepolti per sottrarre e non esporre le carni, se ricoperte di sassi e terra, all'oltraggiante ingiuria degli animali necrofagi. L'area che accoglie la salma in fase di decomposizione è da sempre ritenuta inviolabile, non può essere oltraggiata dal calpestio dei vivi, ed è oggetto di sacro rispetto. Ciò non è originariamente legato alla presenza della deità, che quando soggiunge è appunto un innesto culturale postumo, ma è dovuto al fatto che le carni in decomposizione sono anche fonte di miasmi che rammentano ed evocano la dissoluzione della vita ed il suo ineluttabile confluire o ritornare nel Nulla della Morte: destino comune a tutti i viventi. L'uso di seppellire i morti è funzionale alla necessità di celare all'animo dei vivi il terrore della Morte. Non è il un omaggio alla divinità. L'antropologia su questo aspetto si esprime chiaramente ed uniformemente.

Sacro e divinità sono sicuramente confacenti l'uno all'altra, ma non si necessitano reciprocamente.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: anthonyi il 18 Gennaio 2025, 07:18:35 AM
Sinceramente, Visechi, io non ho capito quale sarebbe lo "slittamento di significato inaccettabile". Io non nego certo l'esistenza di una sacralità indipendente dalla divinità, della quale certo il culto dei morti é parte. 
Oltretutto riguardo a quest'ultimo, con la rappresentazione funzionale che ne dai, sostenuto sembra dalla antropologia culturale, in realtà riduci la sacralità di quel culto a una pratica materiale. 
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: daniele22 il 18 Gennaio 2025, 08:50:31 AM
Ringrazio Visechi per la risposta.
Non conosco Nietzsche, ma ne ho sentito parlare.
Penso che Nietzsche volesse ribaltare il verso temporale del binomio etica/morale. Probabilmente non ci riuscì, ma non saprei.
Il punto é questo. Da quando intervenne la proprietà privata nella società umana l'etica si è via via affermata sempre più in modo subordinato alla legge morale. Forse lui intendeva che il primato spettasse invece all'etica, subordinando ad essa e nel caso eventuali leggi morali
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: Koba il 18 Gennaio 2025, 11:15:08 AM
Consacrarsi all'auto-miglioramento, alla cura di sé, ad un'erotica dell'auto-realizzazione.
Pensiamo alle basi di psicologia motivazionale di Scientology. Ma anche a tutta la cultura laica che si pone come management delle potenzialità individuali, dei talenti.
L'ingiunzione del sacro che si presta, in queste forme irreligiose, ad essere lo strumento ideologico perfetto dell'odierno assoggettamento?
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: iano il 18 Gennaio 2025, 11:52:13 AM
Dio con Cristo è sceso in terra, l'uomo con Newton è salito in cielo.
Fisica e metafisica avrebbero perciò dovuto incontrarsi a metà strada, ma l'appuntamento è stato mancato.
Non capisco inoltre di quale superuomo parli F. N.
Non bastava parlare di evoluzione ?
Sospetto quindi che si parla ancora tanto di F.N. solo perchè non si siano tratte tutte le conseguenze dalla teoria  Darwin, e in particolare non lo ha fatto F.N.
Infatti il superuomo può venire solo se c'è un uomo da superare, e se ciò si crede vuol dire appunto secondo me che dalla teoria di Darwin non si siano tratte tutte le conseguenze.
Ogni essere vivente infatti si supera in continuazione, e forse anche dicendolo in tal modo non si rende ancora bene l'idea.
E' la vita, declinabile come insieme di esseri viventi, che si evolve, e non ciò in cui possiamo declinarla.



Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: iano il 18 Gennaio 2025, 12:30:21 PM
E' l'insieme degli esseri viventi che non è mai uguale a se stesso, non l'essere vivente, che finché è vivo, mantiene la sua individualità.
Nessun elemento dell'insieme, o anche suo sottoinsieme, dunque supera se stesso, uomo compreso.
Se Dio è morto l'uomo non avrebbe dovuto  sopravvivere ad esso, perchè essi si giustificano a vicenda.
L'uomo può superarsi solo annullandosi, disperdendosi nell'insieme dei viventi, riguardandosi come un essere vivente fra tanti, ciò che non può mancare di fare  se non c'è più nessuno ad  eleggerlo al di sopra dell'insieme, se Dio è morto.
Va da se poi, che questo Dio che lo leggeva era lui stesso.
Non riesco dunque ad individuare questo superuomo di F:N: se non nel superamento di questo sdoppiamento, a cui dovrebbe seguire finalmente che si realizzi l'appuntamento mancato fra fisica e metafisica.
Se è il logos ad aver generato questo sdoppiamento, non occorre perciò superarlo, bastando usarlo per quel che è, senza trascenderlo.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: niko il 18 Gennaio 2025, 17:04:41 PM
io credo che in Nietzsche l'eterno ritorno venga affermato sostanzialmente contro il determinismo: il ragionamento secondo me centrale è il seguente:

se davvero vi è l'eterno ritorno nel senso in cui lo intende Zaratustra (e non nel senso in cui lo intende il nano :-\ )

+ allora ne consegue che il futuro ha in se' tutti gli effetti e tutte le cause, e che il futuro e' dimensione temporale auto causata e autosufficiente, insomma una dimensione temporale causa sui, in grado di stare in piedi sui suoi stessi piedi; quindi, vi sono tutte le condizioni, filosofiche e psicologiche, per incominciare a pensare il futuro come qualcosa di altro, e di diverso, dal mero effetto del passato, e dunque come qualcosa di altro dall'oggetto, appunto, tipico del determinismo, il cui la struttura cosiddetta lineare, del tempo, si esemplifica, volendo anche non "geometricamente", e non spazialmente, nel chiasmo di emanazione ipostatica:

passato=causa/futuro=effetto.

Per quanto possa sembrare una sottigliezza, il vero oggetto polemico del Nietzsche Zaratustra, nel suo affermare una struttura del tempo eonica e ritornante, e' proprio questo sovraesposto chiasmo, non la struttura lineare in se'.
Il futuro, può reinnescare effettualmente il passato, e il passato dal canto suo è vita, cioè effetto, dell'avere, attualmente, per un dato ente o soggetto, un futuro. Dunque non c'e, non si verifica, nè un "cattivo" regresso all'infinito, ne' la necessità di interrompente concettualmente la serie immaginando a un certo punto un dio, o comunque un principio, creatore, se si compie l'atto mentale di risalire infinitamente indietro, o di andare infinitamente avanti, nel tempo.

Nietzsche insomma, contrapponendolo un po' impropriamente a un altro gigante della storia del pensiero ricordato più come fisico, che come filosofo o maestro spirituale, io personalmente lo vedo come un anti Laplace... più ancora che un anticristo, un anti Socrate, un anti Platone o un anti san Pietro.

Stiamo pur sempre parlando di un bravo e buon uomo che alla fine esce matto, pur affermare che la causa del futuro non è il passato, ma la volontà. Per quanto ad alcuni di voi piaccia accostarlo a baffetto e al nazismo. E vabbe'.

Anche tutti coloro che credono che il loro dio, con un colpo di bacchetta magica tragica, un bel giorno abbia creato questo mondo (sai che bel capolavoro, di creazione), possono fare questo piacere a Nietzsche, e soprattutto a loro stessi: considerare come l'attimo in cui quel famoso dio antropomorfico crea dal nulla l'uomo e con esso il mondo, conferendo ad entrambi senso e scopo, insomma l'attimo fatidico delle origini di tutto, anche ammesso che come tale esista e non sia leggenda, effettivamente, giaccia nel futuro. Non è ancora arrivato, quell'attimo fatale, e per quel che riguarda voi e i vostri cari, non arriverà. Il mondo, questo mondo per come lo conoscete e lo conosciamo, non è ancora iniziato. Almeno, cosi' facendo, direi che vi liberate da un po' di paturnie e teodicee per il presente.

Su come in Nietzsche anche il passato, sia sempre da considerarsi inesauribilmente altro, rispetto ad una mera causa del futuro, basterebbe leggere le Considerazioni Inattuali. Anche il passato, deve essere "emancipato" dal ruolo concettuale di mera causa del futuro, per essere recuperato alla volontà, e soprattutto all'immaginazione umana.

Di solito, si tende a pensare che il passato, ci determini in maniera meccanicistica, e il futuro, ci determini e ci ispiri in maniera teleologica e finalistica. Soprattutto nella seconda metà dell'ottocento in cui vive Nietzsche. Paradisi più o meno artificiali che sono tutti in un modo o nell'altro "post": post sballo, post morte, post, arricchimento, post rivoluzione, post chi più ne ha più ne metta. Che vanno a costituire l'ideale, e l'attesa del realizzarsi dell'ideale stesso, in forma prototipica, anziche', come fu in tempi più classici della storia dell'occidente, archetipica. Mostrare come anche il passato a volte, possa determinarci in maniera finalistica, teleologica nel senso aristotelico del termine, e come anche il futuro, a volte, possa determinarci in maniera materica e meccanicistica, assolutamente obliante e fatidica, decostruisce un altro importante chiasmo.

Recuperare il passato alla volontà, volere a ritroso. Cosi' volli che fosse.

Che poi, se consideriamo, (e se magari con l'aiuto di continuatore/traditore del pensiero di Nietzsche come Bergson intuiamo) come passato / e oggetto in generale dell'umana possibile coscienza e conoscenza sostanzialmente coincidano, recuperare il passato alla volontà, qui, significa recuperare, anche, tutta la coscienza e la conoscenza in generale, alla volontà e all'azione della volontà. Un volere, è di fatto richiesto al superuomo e caratterizzante di esso, che sia più forte del (in realtà sempre retrospettivo) sapere, e che però non precipiti nel solipsismo.

Volontà di verità. che è il culmine, della volontà di potenza.

Di tutti gli interpreti Nietzscheani che ho avuto occasione di studare, Karl Lowith riflette sulla aporia, secondo lui comunque feconda, tra le implicazioni antropologiche e quelle meccanicistiche del concetto nietzscheano eterno ritorno: in estreme sintesi, sarebbe contraddittorio il fatto che l'eterno ritorno è un sistema deterministico, senza nessuno spazio residuo per la libera volontà o tanto meno il libero arbitrio, ma che prevede a un certo punto l'emergere una figura antropologicamente centrale, quella del superuomo, che tale sistema non solo "accetti" o stoicamente subisca, ma che proprio lo voglia intenzionalmente e gli dia (infinitamente, perché infiniti sono i cicli temporali) suggello e compimento.
Secondo me comunque, nelle intenzioni reali di Nietzsche, la componente antropologica prevale. La sintesi tra essenza creativa della natura e determinismo, si realizza proprio nell'eterno ritorno, ovvero nell'eterna ripetizione dell'attimo creativo.

Altro interprete nicciano veramente imprescindibile, è Deleuze, di cui ricordo brevemente il nesso tra eterno ritorno e valore sintetico dell'attimo. Il fatto che ogni attimo "costituente" il tempo sia insieme passato, presente e futuro, è a garanzia del passare stesso dell'attimo, e dunque della doppia affermazione del divenire, e dell'essere del divenire.
Di nuovo, vale la pensa di focalizzare come il reale bersaglio polemico di Nietzsche nella critica di questi alla struttura lineare del tempo, non sia la struttura lineare in se', ma il fatto che la partecipazione anche e soprattutto emotiva e psicologica dei viventi a tale struttura, implichi la credenza nella realtà di attimi eternamente solo passati, eternamente solo presenti o eternamente solo futuri. E dunque un indugiare su futuri che non vedremo mai (primo tra tutti, ma non certo solo, l'aldilà cristiano), su passati irreversibili e sull'incombere di paesaggi umani e naturali immodificabili in quanto impersonali e prenatali, su "eterni presenti" consumistici, decadentistici, realistici, giusnaturalistici, mediatici che tutti implicano la valorizzazione, quasi sempre cretina, dell'effimero.

La differenza intercorrente tra tutti gli attimi, stante una serie discreta di essi, tra di loro, cioè la figura completa, moltitudinariamente costituita, del tempo, o anche solo di un certo lasso, di tempo, vale ben più della differenza, solo triplice e solo triplicemente data, tra qualità di essere passato, presente o futuro, che ogni singolo attimo di quella serie potrebbe, soggettivamente, possedere.

Il fatto che tutto il tempo possa essere contenuto in una sola dimensione temporale, il fatto cioè che che nel solo futuro, possiamo dire che "c'entra", insomma che trova spazio e contenimento, tutta la intera storia del mondo, quindi anche quello che comunemente consideriamo "passato", e così pure nel solo passato, altrettanto rientra tutta la storia del mondo e quindi anche il putativo "futuro", questo fatto dell'autocontenimento del cosmo in tutte e in ognuna delle dimensioni temporali e quindi anche di tutte le dimensioni temporali tra di loro (alle nostre spalle, c'è un'eternità...), in Nietzsche è un tentativo, di affermare, e veramente direi di gridare, un doppio mondo, dionisiaco (la realtà di, almeno, due mondi valutativamente e valorialmente uguali, assolutamente non idonei all'essere etichettati come l'uno buono, e l'altro cattivo, se non, ancora, per assoluto, capriccio e salto nella scelta casuale più insensata, di chi comunque tra di essi scegliesse e osasse scegliere) da contrapporre al mondo dietro il mondo, di matrice platonica e cristiana che egli tenta di criticare e decostruire (almeno due mondi, diversi, di cui uno migliore e uno peggiore, uno vero e uno falso, uno del bene e uno del male).

Il mondo, anche quando si tenta la scalata dal reale all'ideale, dal male al bene, non rimanda (mai) ad altro da sè, ma (sempre e solo) a se', cioè l'attesa "messianica" di Nietzsche è per un tipo di uomo che possa volere fino in fondo e senza rimorsi ne rimpianti il mondo reale, anche con tutte le sue disillusivamente e disillusoriamente svelate sofferenze. Un tipo di uomo che possa

"essere felice"

nel senso specifico di avere, di contenere, dentro di sè un mondo del voluto e del desiderio, uguale identico al mondo, percepito, o comunque abitato, della realta', e della necessità. E quindi, che possa essere semplicemente sè stesso senza nessun desiderio inappagato residuo.

Il superuomo realizza la duplicazione temporale del mondo, in due mondi identici, congiunti liminarmente nel presente e sviluppantisi l'uno nel passato e l'altro nel futuro, perché la porta già, dentro di se'; egli è già scisso nel gioco di sguardi e nel corteggiamento tra gli uguali che al limite estremo differiscono solo per l'essere l'uno realtà e l'altro desiderio, e in nulla di minimamente altro, già dentro di sè.

Questo eterno ritorno, è quello che egli vuole. Progetta, la nuova e ulteriore vita del mondo oltre il limite di un dato, singolo ciclo temporale, perché la avverte, in se' come desiderio.

L'autocontenimento, e dunque la apparentemente vana duplicazione, del passato nel futuro, e del futuro nel passato, la storia del mondo ripetuta e ripetentesi, insomma il parto del mondo che partorisce se stesso, in quanto elemento cosmico, è, anche, l'autocontenimento identico ed esaustivo di realtà e desiderio nel superuomo, nel suo strano e bizzarro cuore, in quanto elemento antropologico, e quindi la sua individuale, potenzialmente parecchio egoistica, felicità. La duplicazione disvelata nel suo avere senso per alcuni, ma non per tutti. Come si conviene ad ogni morale aristocratica.

Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: Phil il 18 Gennaio 2025, 18:38:45 PM
Se non sbaglio (ho ricordi vaghi in merito), l'eterno ritorno è eterno ritorno dell'identico, quindi un "meccanicismo chiuso" in cui la necessità è fato, e il fato contiene già tutto. A differenza del meccanicismo lineare, te(le)ologico o meno che sia, che è invece caratterizzato da sviluppi nuovi: ciò che sta per accedere non è mai accaduto prima in modo esattamente identico; mentre nell'eterno ritorno ciò è già accaduto infinite volte in modo identico. La stessa volontà che accetta di volere (o non volere) tutto l'accadare per come accade, ha già fatto (o non fatto) questa scelta infinite volte; sempre l'identica scelta con sempre l'identico esito.
Nell'immanentizzare l'infinito nei cicli del mondo, affinché tale infinito non sia assegnato ad un ente superiore o a al tempo, si finisce comunque con il maneggiare l'infinito temporale: non è la storia umana ad essere infinita (in quanto riparte sempre e per sempre da capo), ma il tempo meta-storico lo è. Come dire che una lancetta che fa infiniti giri nell'orologio, non scandisce una giornata infinita, ma un infinito numero di giorni, tutti che ripetono le identiche ore in cui accadono fenomeni identici (prima la mezzanotte con il cucù che fa qualcosa, poi l'una di notte con il cucù che fa qualcos'altro, e così via... il cucù "vive" l'eterno ritorno secondo il fato necessario).
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: niko il 18 Gennaio 2025, 22:57:56 PM
Citazione di: Phil il 18 Gennaio 2025, 18:38:45 PMSe non sbaglio (ho ricordi vaghi in merito), l'eterno ritorno è eterno ritorno dell'identico, quindi un "meccanicismo chiuso" in cui la necessità è fato, e il fato contiene già tutto. A differenza del meccanicismo lineare, te(le)ologico o meno che sia, che è invece caratterizzato da sviluppi nuovi: ciò che sta per accedere non è mai accaduto prima in modo esattamente identico; mentre nell'eterno ritorno ciò è già accaduto infinite volte in modo identico. La stessa volontà che accetta di volere (o non volere) tutto l'accadare per come accade, ha già fatto (o non fatto) questa scelta infinite volte; sempre l'identica scelta con sempre l'identico esito.
Nell'immanentizzare l'infinito nei cicli del mondo, affinché tale infinito non sia assegnato ad unente superiore o a al tempo, si finisce comunque con il maneggiare l'infinito temporale: non è la storia umana ad essere infinita (in quanto riparte sempre e per sempre da capo), ma il tempo meta-storico lo è. Come dire che una lancetta che fa infiniti giri nell'orologio, non scandisce una giornata infinita, ma un infinito numero di giorni, tutti che ripetono le identiche ore in cui accadono fenomeni identici (prima la mezzanotte con il cucù che fa qualcosa, poi l'una di notte con il cucù che fa qualcos'altro, e così via... il cucù "vive" l'eterno ritorno secondo il fato necessario).



Si ma questo fato necessario non si manifesta contro la volontà dei singoli esseri che alla sua grande danza partecipano, ma con la loro volontà, insomma grazie ad essa.

Il suggello dell'eternità qui non scalfisce minimamente l'effimero, il che significa che di volta in volta il ciclo temporale potrebbe anche non compiersi, ma si compie.

Il senso, della vita, è dunque l'assenso, di tutti e di ognuno, alla struttura caotica, pulsante e infinitamente auto incrementantesi, o meglio, auto superantesi, che la vita stessa, cioè la natura stessa, infinitamente propone. Il senso della vita è la vitalità.

Quanto di più democratico possibile, dico io, per quanto Nietzsche stesso non sarebbe d'accordo. Il punto è che questo senso/assenso, dato alla vita e al suo eterno ritornare, diventa, elitariamente, esplicito e intenzionale solo nella figura e nel carattere del superuomo, ma non ci vuole molto, a capire come esso sia già implicito nel corpo, nella danza, nella terra e in tutti quei luoghi, atti e motti antimetafisici tanto cari al nostro. Tutti, oserei dire, amiamo abbastanza la nostra vita da preferire il suo eterno ripetersi al nulla o all'assurdo. Siamo tutti stanchi Noè che con la nostra arca, ci trasciniamo avanti non tanto curvilineamente, lungo il singolo ciclo temporale in cui attualmente siamo, ma orizzontalmente, tra un ciclo temporale e l'altro. Il superuomo, è solo un Noè piu' esplicito, più entusiasta e più pioniere (dell'identico) degli altri, e quindi assume in Nietzsche un significato individuale e cosmico.

Tutti qui dentro, voglio sperare, rivivremmo l'intera nostra vita con tutti i suoi leopardiani e leopardianissimi affanni, per alcuni singoli attimi di gioia immensa incisi nel nostro cuore; la rivivremmo in nome di essi e per quanto magari alcuni di essi "divisivi" siano nel mondo del politicamente corretto, e questo, è un grande grazie al cavolo, una grande sopportazione del male in nome del bene, una grande banalità; l'attimo, in cui capisci che questo desiderio si avvererà, è il vero punto, che ha reso grande e non banale Nietzsche per quanto tale attimo, che esista o no, che sia "vero" nella sua promessa o no, ti impegna e ti cambia eticamente per il futuro, piuttosto che per il passato o per il presente.

Quello che è reso impossibile dell'eterno ritorno, non è tanto il nuovo, quanto l'unico. Niente di nuovo sotto il sole, significa niente di unico sotto il sole.

La natura, con tutti i suoi demoni, ci promette l'eterno ritorno, ma non si piega a certe altre promesse di unicità, e quindi di solitudine, che ci hanno fatto certi altri nostri dei.

Ci sono leggi universali, che aggregano materia in uno spazio sostanzialmente omogeneo, e ben poco altro, sotto il sole. Io non posso vantare una differenza assoluto da una tartaruga, così come non la posso vantare da un sasso o da un bicchiere.

Dipendo, per la mia presenza ed esistenza da un insieme di circostanze finito e limitato, non, viva Dio, o meglio, viva il Dio ateo, da uno infinito e illimitato. Dalle "vie del Signore". Da cui prendo ben volentieri congedo.

Questo mio dipendere da circostanze limitate, fa sì per altro, che per il mio "ritorno", per la mia immanente eternità, io non abbisogno, affatto, del ripetersi dell'intero anno cosmico, ma di una singola scureggia, ricadente in un mercoledì qualsiasi, presso un pianeta qualsiasi, durante il presunto anno cosmico se mai questo esista.

Quante volte si ripete, la sequenza 234867904333194 in pi greco? Ogni volta che la sequenza si ripete, voi avete motivo di pensare che si stia ripetendo, tutto, pi greco? O che molto più semplicemente, è capitato un evento nella serie, che prima o poi capita? Noi stiamo dentro a questo universo, esattamente come la sequenza 234867904333194 sta in pi greco. Ci stiamo moltitudinariamente e disseminatamente. La morte non ci distruggerà. Ma nemmeno ci porterà un briciolo di consolazione, nè tanto meno di riposo.

O almeno, così è secondo me. Per questo, non prendo l'eterno ritorno come una metafora. E nemmeno come un mero fenomeno meccanicistico. Che meccanicistico è, ma non è tale per noi. 

Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: InVerno il 19 Gennaio 2025, 00:03:07 AM
Citazione di: Phil il 17 Gennaio 2025, 19:16:43 PMParto dall'esempio che hai usato, perché è meno ingenuo di quanto pensi: «liturgia», «devoti», «vita nuova», «idolo», etc. sono usati in senso metaforico parlando di Apple.
E' metaforico se cerca di evidenziare l'aspetto comportamentale, spesso però l'aspetto funzionale non è altrettanto metaforico. Per spiegarmi meglio rimando a questo estratto, che paragona l'uomo-leone di Stadel e il leone Peugeot.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: Phil il 19 Gennaio 2025, 00:03:32 AM
Qualche rapido spunto, per fare un po' l'avvocato del Diavolo (non certo di Cristo):
Citazione di: niko il 18 Gennaio 2025, 22:57:56 PMSi ma questo fato necessario non si manifesta contro la volontà dei singoli esseri che alla sua grande danza partecipano, ma con la loro volontà, insomma grazie ad essa.
Eppure ci sono anche esseri, almeno fra gli umani, che hanno una volontà antagonista al fato; costoro infinite volte si ritroveranno a non volere che accada ciò che temono (un qualunque evento sgradevole), ma ciò invece accadrà puntualmente, contro la loro volontà (credo sia capitato anche a te, almeno una volta nella vita). Non è la loro volontà il carburante dell'eterno ritorno.
Citazione di: niko il 18 Gennaio 2025, 22:57:56 PMIl suggello dell'eternità qui non scalfisce minimamente l'effimero, il che significa che di volta in volta il ciclo temporale potrebbe anche non compiersi, ma si compie.
Se prendiamo per buono l'eterno ritorno, quel «potrebbe anche non compiersi» sa quasi di nostalgia del libero arbitrio (o semplicemente avversione all'essere burattini del fato), di illusione che l'eterno ritorno non sia il ritorno dell'identico (come invece l'autore propone che sia).
Citazione di: niko il 18 Gennaio 2025, 22:57:56 PMQuello che è reso impossibile dell'eterno ritorno, non è tanto il nuovo, quanto l'unico. Niente di nuovo sotto il sole, significa niente di unico sotto il sole.
Direi che l'unico è piuttosto quello che caratterizza l'eterno ritorno: lo svolgersi degli eventi è sempre unico, sempre quello per ogni ciclo, come un film che viene riproiettato dall'inizio dopo la sua fine; sempre gli stessi attori, sempre le stesse battute, sempre quell'unico film con quell'unica trama; nulla di nuovo. Sarai sempre tu, sempre unico, non ci saranno mai altri proprio come te (nel senso che un altro te ti renderebbe meno unico se esistesse nel tuo medesimo arco temporale, ma  se l'intera esistenza viene resettata, allora tu sarai sempre unico, nel momento in cui sei; salvo qualcuno abbia memoria del tuo ciclo precedente... ma questa memoria inter-ciclo è prevista dal fato?).
Citazione di: niko il 18 Gennaio 2025, 22:57:56 PMQuesto mio dipendere da circostanze limitate, fa sì per altro, che per il mio "ritorno", per la mia immanente eternità, io non abbisogno, affatto, del ripetersi dell'intero anno cosmico, ma di una singola scureggia, ricadente in un mercoledì qualsiasi, presso un pianeta qualsiasi, durante il presunto anno cosmico se mai questo esista.
L'eterno ritorno, nel suo meccanicismo, non conosce il "qualsiasi" (proprio come il suddetto cucù non fa un suono qualsiasi quando rintocca la mezzanotte): il tuo ritorno sarà necessariamente su questo pianeta quando il copione del fato prevede che tu possa tornare; non sarà un giorno qualsiasi su un pianeta qualsiasi; questa nostra stessa conversazione non avverrà su un forum qualsiasi in un topic qualsiasi. Altrimenti non sarebbe un eterno ritorno dell'identico.
Citazione di: niko il 18 Gennaio 2025, 22:57:56 PMLa morte non ci distruggerà. Ma nemmeno ci porterà un briciolo di consolazione, nè tanto meno di riposo.
Non ci distruggerà per sempre ma ci ucciderà sempre, infinite volte; siamo come il fegato di Prometeo (o la fatica di Sisifo): rinasceremo identici per poi esser di nuovo sacrificati all'eterno ritorno.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: Visechi il 19 Gennaio 2025, 10:40:35 AM
A.L'ETERNO RITORNO DELL'UGUALE

È il primo elemento dell'intera architettura filosofica di Nietzsche, irrinunciabile ed insostituibile, anche se a me è sempre parso il tassello più debole. Ad ogni buon conto, egli colloca il suo eroe, l'uomo Oltre l'uomo, in questa dimensione temporale che spezza e sovverte la concezione comune del tempo. Cronos non scorre più linearmente da un passato ad un futuro, intersecando il presente. La freccia del tempo è spezzata e sostituita da un anello, un circolo. Il tempo diviene circolare. Tale concezione è interamente mutuata dalla cultura classica greca.  La ciclicità di Cronos non accoglie più alcuna speranza proiettata verso il futuro, che non esiste più. Non essendoci più alcun futuro, ma una successione di eventi destinati a ripetersi infinitamente sempre uguali, ogni attimo diviene fine a sé stesso, poiché nulla più determina il futuro attingendo dal passato. È così che l'esaltazione del momento trascina con sé anche la celebrazione di ogni singola scelta, che è operata in quell'istante e per l'eternità, poiché è destinata a ripetersi sempre uguale a sé stessa, non più emendabile, dunque. L'atto eroico della decisione per il o per il no è compiuto in ogni istante e per sempre. Non vi è alcuna possibilità di rinvii, poiché la ciclicità del tempo esclude la dimensione futura. Glorificare l'irredimibilità delle deliberazioni di vita magnifica ed esalta automaticamente l'individualità, poiché il singolo è l'unico costruttore del proprio destino.

L'individualismo estremizzato, che riflette specularmente l'isolamento sociale che N. patì in vita, è un altro dei tratti caratteristici della filosofia dell'Oltreuomo. Zarathustra avverte questa condizione di rigetto da parte delle folle definendosi un predicatore incompreso in tempi non ancora maturi per recepire i suoi insegnamenti, anticipatore dei tempi, un pensatore inattuale, portatore di un messaggio che non si conforma alle convenzioni e alle aspettative della società coeva: «Va via da questa città, Zarathustra», diceva «qui ti odiano in troppi. Ti odiano i buoni e i giusti e ti chiamano loro nemico e spregiatore; ti odiano i fedeli della vera fede e ti chiamano un pericolo per la folla. [...] Ma va via da questa città, o domani salterò oltre te, un vivente oltre un cadavere».

È in questa dimensione temporale, scandita dalla reiterazione degli eventi, che si compie il destino dell'uomo. Si tratta di un determinismo assoluto che dovrebbe collidere insanabilmente con la pretesa di libertà predicata da Zarathustra (vedremo in seguito). Il tempo ciclico è la dimensione imprescindibile per la realizzazione del nuovo uomo, perché solo in essa vi può essere l'esaltazione di ogni singolo istante e, come conseguenza, di ogni singola scelta – ora per sempre -. Non v'è spazio per la speranza. L'uomo nuovo deve rivendicare e celebrare la propria assoluta libertà, sgravandosi da ogni legame che rappresenti un gravame. Deve spezzare i ceppi che lo trattengono al suolo, impedendogli di esprimere l'energia e il potere che è in lui. Gravami che, bloccandolo, gli impediscono di intonare il canto che accompagna la danza liberatoria con cui creare la propria stella. Perciò non può accettare i vincoli della morale cristiana, che fiaccano la volontà e spengono l'ardore. Deve uccidere Dio e librarsi libero nell'aria al suono di una nuova musica.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: Phil il 19 Gennaio 2025, 11:37:12 AM
Citazione di: InVerno il 19 Gennaio 2025, 00:03:07 AME' metaforico se cerca di evidenziare l'aspetto comportamentale, spesso però l'aspetto funzionale non è altrettanto metaforico. Per spiegarmi meglio rimando a questo estratto, che paragona l'uomo-leone di Stadel e il leone Peugeot.
Il paragone non è forse il fratello estroverso della metafora?
Detto altrimenti: la società a responsabilità limitata ha una sua esistenza formale (ontologicamente debole, che significa avere la stessa forza dei fantasmi: non puoi prenderli a pugni e non puoi ucciderli di nuovo) che gli consente di sopravvivere all'avvicendarsi del suo personale e dei suoi prodotti (ma non al fallimento economico); l'uomo-leone è invece un feticcio che ha una sua esistenza materiale "individuale" (ontologicamente forte, che significa avere la stessa debolezza di un vaso Ming: cade, si rompe, non esiste più in quanto vaso), potentemente allegorica, archeologicamente affascinante, tuttavia non rimanda ad altro da sé orizzontalmente (come fa la corporation che rimanda ai suoi mille prodotti, ognuno marchiato con il suo simbolo), ma in quanto feticcio, se rimanda, rimanda verticalmente ad un solo ente (che esso raffigura o di cui "incarna lo spirito").
Entrambi i leoni hanno forza identitaria e comunicano qualcosa (a chi sa decifrarli, a chi parla la loro lingua), tuttavia il simbolo non è il feticcio e, a prescindere, un'auto non è questione di idolatria, di velleità apotropaiche o di trascendimento della propria natura (metafore a parte, ovviamente).
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: niko il 19 Gennaio 2025, 12:09:03 PM
Citazione di: Phil il 19 Gennaio 2025, 00:03:32 AMQualche rapido spunto, per fare un po' l'avvocato del Diavolo (non certo di Cristo):Eppure ci sono anche esseri, almeno fra gli umani, che hanno una volontà antagonista al fato; costoro infinite volte si ritroveranno a non volere che accada ciò che temono (un qualunque evento sgradevole), ma ciò invece accadrà puntualmente, contro la loro volontà (credo sia capitato anche a te, almeno una volta nella vita). Non è la loro volontà il carburante dell'eterno ritorno.Se prendiamo per buono l'eterno ritorno, quel «potrebbe anche non compiersi» sa quasi di nostalgia del libero arbitrio (o semplicemente avversione all'essere burattini del fato), di illusione che l'eterno ritorno non sia il ritorno dell'identico (come invece l'autore propone che sia).Direi che l'unico è piuttosto quello che caratterizza l'eterno ritorno: lo svolgersi degli eventi è sempre unico, sempre quello per ogni ciclo, come un film che viene riproiettato dall'inizio dopo la sua fine; sempre gli stessi attori, sempre le stesse battute, sempre quell'unico film con quell'unica trama; nulla di nuovo. Sarai sempre tu, sempre unico, non ci saranno mai altri proprio come te (nel senso che un altro te ti renderebbe meno unico se esistesse nel tuo medesimo arco temporale, ma  se l'intera esistenza viene resettata, allora tu sarai sempre unico, nel momento in cui sei; salvo qualcuno abbia memoria del tuo ciclo precedente... ma questa memoria inter-ciclo è prevista dal fato?).L'eterno ritorno, nel suo meccanicismo, non conosce il "qualsiasi" (proprio come il suddetto cucù non fa un suono qualsiasi quando rintocca la mezzanotte): il tuo ritorno sarà necessariamente su questo pianeta quando il copione del fato prevede che tu possa tornare; non sarà un giorno qualsiasi su un pianeta qualsiasi; questa nostra stessa conversazione non avverrà su un forum qualsiasi in un topic qualsiasi. Altrimenti non sarebbe un eterno ritorno dell'identico.Non ci distruggerà per sempre ma ci ucciderà sempre, infinite volte; siamo come il fegato di Prometeo (o la fatica di Sisifo): rinasceremo identici per poi esser di nuovo sacrificati all'eterno ritorno.


Scusa se non ti rispondo su tutto, ma solo il primo punto che hai detto e' fondamentale, gli altri seguono.

Certo, che la volonta' degli esseri e' il carburante dell'eterno ritorno.

Quello che non uccide fortifica, si muore al momento giusto, di' la tua parola e infrangiti, eccetera eccetera.

Il libero arbitrio, chiaramente qui non c'entra nulla.

Si intende solo del fatto che tu non puoi opporti al tuo fato se non, limitatamente e solo in un certo senso, con la tua morte.

Devi pensare al Catone dantesco, o molto piu' semolicemente, a quel tapino del padre di Schopenahuer, che si suicido' traumatizzando per sempre il figlio, che scrisse dei capolavori della filosofia, che influenzarono profondamente Nietzsche.

A loro, devi pensare, non al libero arbitrio. Senno', ti assicuro, non ci capisci niente.

Se tu davanti a una cosa che ti fa soffrire, vivi e tiri avanti lo stesso, accetti quella cosa. E nel tuo volere la vita, pure quella cosa che ti fa incavolare e ti suscita tanta "opposizione", in senso psicologico, la vuoi. Prima si vuole la sofferenza quale prezzo della gioia. Si fanno dei baratti con la vita e al bancone della vita. Poi a un certo punto, si comprende che la vita e' affermazione della differenza, tra gioia e sofferenza, e si recupera la sofferenza come termine necessitato di una differenza complessivamente contemplata e amata, non come mero prezzo, per l'altro termine, gia' nella differenza iscritto.

La cosa e' super evidente in una malattia, tanto piu' in una malattia infiammatoria o comunque in una comportante una attivazione del sistema immunitario, o anche, nel decadimento della vecchiaia, i mille acciacchi eccetera eccetera.

Esempio. Ti viene il raffreddore o, facciamo le corna, il covid. Tu (tu nel senso: il tuo io) non vuoi soffrire. Ti incazzi per le due o tre giornate di lavoro o di hobby perse, per il la tosse, per il mal di gola, per l'astenia, per la perdita del senso del gusto eccetera. Il tuo corpo si'. Vuole soffrire eccome, perche' "sa" benissimo, cioe' ce l'ha scritto nel codice genetico, nelle istruzioni di base, che l'alternativa al soffrire, cioe' all'attivare il sistema immunitario, e' morire, e morire male, cioe' con buona probabilita' prima di aver riprodotto parti rimescolate delle sue sequenze genetiche in un altro individuo, il che e' sostanzialmente l'unica cosa, che a lui, cioe' al tuo corpo, interessa e per cui e' disposto a soffrire. Mi potresti dire che, a questo punto, tu, cioe' il tuo io/ego, sei in dissidio con il tuo corpo. Che in questo senso rimane qualcuno o qualcosa ad "opporsi" al fato. Che ti ha mandato il raffreddore.
Ma veniamo al dunque, con Nietzsche, con Schopenahuer, e con tutti i materialisti e quantomeno i realisti seri di tutta la cultura occidentale; tu sei il tuo corpo. E' la volonta' della nuda vita, quella che conta. E qui dico "conta" non solo e non sempre valorialmente ed eticamente, insomma non nel senso dell'etica, delle buone intenzioni e della giustizia, ma proprio a livello di fare un corretto calcolo di cosa si opponga a cosa, e cosa no, un corretto calcolo delle forze in gioco e di quale sara' il loro esito complessivo. E la volonta' della nuda vita accetta di soffrire, cioe' di combattere quel fastidioso raffreddore, per vivere.

A ben vedere, in tutta la vicenda di quel tuo raffreddore, niente si oppone a niente. Il superuomo, che al suo fato non si oppone, e' solo il culmine di una rendenza iscritta in tutti i corpi e in tutte le vite. Perfino quando sotto i colpi della vita, si diventa servili e mediocri, e magari vittime volenterose delle piu' fuori tempo massimo illusioni metafisiche, la volonta' di potenza e' all'opera, c'e' un qualcosa di debole che diventa un qualcosa di forte.


Moriamo al momento giusto. La dike anassimandrea, per Nietzsche fosse appassionato soprattutto di Eraclito.

E finche' non moriamo, suicidi o non, superuomini o non, definiamo la quota di soffetenza che siamo disposti a  sopportare. In vita. In nome della libera creazione e della gioia.

Ti sara' successo mille volte, di incavolarti per una cosa che ti succede e di non volerla. Stento a credere, invece, che ti sia successo mille volte di morire. E quindi, non ti trovo molto credibile come baldo oppositore del fato, grazie alla forza, questa si', se cosi' concepita, liberal liberista, della tua libera volonta'.

A meno che tu non mi dica che, grazie all'eterno ritorno, sei anche morto, qualche milione di volte.

E appunto la morte, come forza endogena, e' il nostro "no!" alla vita, il nostro stabilire una quota finita, e non infinita, di sofferenza da sopportare in nome della gioia, oltre la quale il gioco non vale la candela e ha senso porvi termine. E intendo, porvi termine direttamente dal punto di vista dell'ego, se siamo dei suicidi, dal punto di vista del corpo, nella stragrande maggioranza dei casi, dal punto di vista di uno stile di vita saggio e accettante a certe condizioni anche la morte, se siamo tra i pochi individui che Nietzscge considererebbe "benriusciti".
Questo "no" alla vita, che la morte rappresenta, a comunque senso solo come confine di un "si". Non possiamo trascendere verso l'infinito i nostri limiti, ma possiamo scolpirli e definirli bene, e in questo senso, anche la morte e' un atto creativo, con cui non si sfugge "ad un destino in assoluto", ma certo, con cui si sfugge, limitatamente e prisortticamente,  ad un destino di sofferenza, e certo anche, e soprattutto, di noia, per citare quanto di Schopenahuer e' sicuramente, sopravvissuto in Nietzsche.

Il mondo, non va avanti ne' per libero arbitrio ne' per forze meccaniche. Va' avanti per volonta'. La volonta', monda avanti il tempo. Questo, naturalmente, vale dal punto di vista del corpo e della vita.
Il fatto e' che altri punti di vista, non ce ne sono.
Se ancora c'e' chi confonde la volonta' col libero arbitrio, io non so che farci.
Il ciclo, potrebbe anche non compiersi, ho detto e lo ripeto, nel senso che esso,  ha bisogno del superuomo per compiersi.

E se tu sei il superuomo, il ciclo, per compiersi ha bisogno di te.

Se questo poi per qualcuno deve voler dire che tu, allora, al ciclo stesso e alle sue fatidiche esigenze ti potresti anche negare, che le cose possono sempre anche andare diversamente, che puo' sorgere meravigliosamente e metafisicamente "l'unico", nel senso che si vive come isole e non come arcipelaghi, magari con i nostri amichetti a noi cari graziosamente invitati ed inclusi sull' "isola" e al diavolo tutti gli altri, e non ci si relaziona minimamente alle copie di noi stessi disseminate nello spazio e nel tempo che l'impersonalita' stessa della natura comporta, cioe' se non si sa prendere se stessi ad oggetto e non si riesce a capire che una necessita' di felicita', in codesto atto e' anche una necessita' di concordanza nel duale e nel molteplice (doppio mondo, e non mondo dietro il mondo, proggetto che il superuomo, compiendo l'eterno ritorno, deve realizzare: non volere altro, da cio' che c'e' ) io non so proprio cosa dire...

Se non forse, che si e' sedotti da una dialettica del negativo, e non si ama Nietzsche, se pur, magari, lo si conosce...

Ma volonta' non e' libero arbitrio, volonta' e' non essere determinati dal passato, per dirlo con una dialettica negativa, cosi' forse mi faccio capire...

E volonta' e' vita, cioe' insorgere non gia' effettuale, (come, invece, effettuale, e' nel meccanicismo, e anche, guardacaso, nel libero arbitrio, e anche, nel senso comune) ma causale, causante, retrospettivo, del futuro presso un certo determinato punto di vista, che naturalmente non puo' che essere quello di un corpo, e quindi di un vivente.


Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: Phil il 19 Gennaio 2025, 12:51:13 PM
Credo sia necessario inquadrare attentamente il discorso: parliamo della prospettiva nietzschiana, della tua o della mia?
Se parliamo dell'autore:
Citazione di: niko il 19 Gennaio 2025, 12:09:03 PME finche' non moriamo, suicidi o non, superuomini o non, definiamo la quota di soffetenza che siamo disposti a  sopportare. In vita. In nome della libera creazione e della gioia.
l'eterno ritorno esclude la libera creazione; quello che crei non potevi non crearlo, era già scritto che tu lo creassi e lo creerai infinite volte, uno per ogni ciclo dell'eterno ritorno.
Citazione di: niko il 19 Gennaio 2025, 12:09:03 PMStento a credere, invece, che ti sia successo mille volte di morire.
[...]
A meno che tu non mi dica che, grazie all'eterno ritorno, sei anche morto, qualche milione di volte.
L'eterno ritorno nietzschiano, correggimi se sbaglio, significa esattamente questo: sono morto infinite volte, ma solo una per ogni ciclo. La mia morte non può essere un evento unico nell'eterno ritorno, che altrimenti non sarebbe tale (la mia morte deve tornare puntuale, è la necessità del fato e del ritorno).
Citazione di: niko il 19 Gennaio 2025, 12:09:03 PMMa volonta' non e' libero arbitrio, volonta' e' non essere determinati dal passato,
Sempre in un'ottica di eterno ritorno, la volontà è determinata dal passato e dal fato, non è affatto libera e farà infinite volte le stesse scelte (altrimenti che eterno ritorno dell'identico sarebbe?). In sostanza, come in ogni meccanicismo, l'eterno ritorno rende la volontà solo un ingranaggio, nulla di realmente creativo o che potrebbe anche volere altro (altrimenti, non si compierebbe l'eterno ritorno, ma ci sarebbe qualcosa di nuovo; inconcepibile in un'ottica di ritorno dell'identico).
Infine:
Citazione di: niko il 19 Gennaio 2025, 12:09:03 PMCerto, che la volonta' degli esseri e' il carburante dell'eterno ritorno.
sulla volontà del corpo l'esempio della malattia calza, poiché la "volontà genetica" dell'autoconservazione biologica non è la volontà della coscienza (il sistema immunitario, per nostra fortuna, funziona in modo in-volontario). Tuttavia, la volontà è solo quella puramente biologica? Non c'è forse una volontà che desidera, una volontà etica, etc? Quando vorresti qualcosa di cui senti il bisogno e non l'ottieni, o quando non vorresti che qualcosa accada, invece accade, questa volontà palesemente non è il carburante dell'eterno ritorno, perché non vorrebbe ciò che è. Faccio un esempio banale, non vorresti essere bocciato all'esame della patente, ma vieni bocciato, a tuo giudizio anche ingiustamente... questo tuo non volere la bocciatura va contro la corrente degli eventi (almeno quello della bocciatura in particolare); non credo possiamo dire che questa tua volontà, questo tuo volere altro da ciò che è, sia carburante dell'eterno ritorno. Subire un torto ti ha reso più forte? Di fatto, comunque, non lo volevi, ovvero la tua volontà non ha alimentato l'evento della bocciatura, perche non volevi la bocciatura.
Poi, chiaramente, niko e Phil possono avere una prospettiva personale che prende qualcosa di Nietzsche, ma non tutto; possiamo non prendere l'eterno ritorno, perché le sue conseguenze possono non piacerci, ma prendere altro; l'importante è chiarire se intendiamo capire o escplicitare il pensiero di Nietzsche o di niko o di Phil.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: daniele22 il 19 Gennaio 2025, 18:58:03 PM
Tra altri già citati personaggi mi sento pure un superuomo ... il fato mi insegue! Vorrei quindi chiedere a Visechi, dato pure che me lo chiedevo anch'io, come mai trova un punto di debolezza nell'eterno ritorno dell'uguale. Tanto più che come lui dice dovrebbe collidere insanabilmente con la libertà predicata da Zarathustra. Comunque trovo abbastanza ridicolo il fatto di eroicizzare l'attimo del presente
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: Visechi il 19 Gennaio 2025, 20:03:28 PM
Citazione di: daniele22 il 19 Gennaio 2025, 18:58:03 PMTra altri già citati personaggi mi sento pure un superuomo ... il fato mi insegue! Vorrei quindi chiedere a Visechi, dato pure che me lo chiedevo anch'io, come mai trova un punto di debolezza nell'eterno ritorno dell'uguale. Tanto più che come lui dice dovrebbe collidere insanabilmente con la libertà predicata da Zarathustra. Comunque trovo abbastanza ridicolo il fatto di eroicizzare l'attimo del presente

È complesso riuscire ad immaginare il massimo livello di libertà che vada ad inserirsi in un evento che si ripete uguale per l'eternità, quindi da sempre e per sempre. Ancor più problematico mi risulta il pensiero che celebra e glorifica ogni singolo istante in funzione di una decisione per il o per il no in un contesto assolutamente determinato a priori e per l'eternità. Ma questo è il pensiero di N. e del suo pensiero stiamo discutendo. Ad ogni buon conto, una cosa è cercare di riportare il più fedelmente possibile il pensiero di un filosofo, altra è invece prendere posizione a favore o contro questa filosofia a "colpi di martello". Forse solo Delueze è riuscito a dipanare la matassa del senso, rilevando come l'eterno ritorno dell'uguale sia da declinare in termini di elemento differenziale e di ripetizione delle differenze e quindi di diffèrence e non di identità.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: daniele22 il 20 Gennaio 2025, 09:27:40 AM
Citazione di: Visechi il 19 Gennaio 2025, 20:03:28 PMÈ complesso riuscire ad immaginare il massimo livello di libertà che vada ad inserirsi in un evento che si ripete uguale per l'eternità, quindi da sempre e per sempre. Ancor più problematico mi risulta il pensiero che celebra e glorifica ogni singolo istante in funzione di una decisione per il o per il no in un contesto assolutamente determinato a priori e per l'eternità. Ma questo è il pensiero di N. e del suo pensiero stiamo discutendo. Ad ogni buon conto, una cosa è cercare di riportare il più fedelmente possibile il pensiero di un filosofo, altra è invece prendere posizione a favore o contro questa filosofia a "colpi di martello". Forse solo Delueze è riuscito a dipanare la matassa del senso, rilevando come l'eterno ritorno dell'uguale sia da declinare in termini di elemento differenziale e di ripetizione delle differenze e quindi di diffèrence e non di identità.
Penso sia chiaro che la libertà coincida più che altro con una sensazione di libertà e dato che i moventi che agiscono sull'individuo non sono poi così numerosi la ripetitività con cui si ripresentano possa pure presentare dei cicli storici che solitamente raggiungono un apice nella distruzione. Cioè, mentre nella vita individuale la nostra ripetitività per lo più non sfocia nella guerra totale con l'altro, vi sarebbe un certo autocontenimento, sembra invece che tale autocontenimento individuale sfoghi facilmente nell'incontinenza della società in cui si muove l'individuo.
Detto questo non intendo certo martellare Zarathustra proprio perché prevedeva un auspicato avvento di un uomo nuovo. Dato che io mi riterrei tale sono quindi curioso di sapere come Nietzsche sia giunto a profetizzare tale evento. Dovrei studiarlo, per dirla tutta, ma me ne manca purtroppo un buon motivo e di conseguenza la voglia ... d'altra parte sono un superuomo; avendo superato la questione della "morale" (legge positiva) che ritengo essere una fresconata adatta all'uomo poco super, le uniche domande, giacché pure il mio super uomo si pone delle domande, le uniche domande che rivolgo ancora al mondo sono in realtà una sola domanda
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: iano il 20 Gennaio 2025, 13:18:41 PM
Da ignorante chiedo a voi, se pur controverse sono le conclusioni a cui giunge il nostro a partire dalla critica a 360 gradi che fa della cultura occidentale, quanto invece sono centrate le sue critiche secondo voi, ed eventualmente come da esse si può ripartire.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: niko il 20 Gennaio 2025, 16:47:54 PM
Citazione di: Phil il 19 Gennaio 2025, 12:51:13 PMCredo sia necessario inquadrare attentamente il discorso: parliamo della prospettiva nietzschiana, della tua o della mia?
Se parliamo dell'autore:l'eterno ritorno esclude la libera creazione; quello che crei non potevi non crearlo, era già scritto che tu lo creassi e lo creerai infinite volte, uno per ogni ciclo dell'eterno ritorno.L'eterno ritorno nietzschiano, correggimi se sbaglio, significa esattamente questo: sono morto infinite volte, ma solo una per ogni ciclo. La mia morte non può essere un evento unico nell'eterno ritorno, che altrimenti non sarebbe tale (la mia morte deve tornare puntuale, è la necessità del fato e del ritorno).Sempre in un'ottica di eterno ritorno, la volontà è determinata dal passato e dal fato, non è affatto libera e farà infinite volte le stesse scelte (altrimenti che eterno ritorno dell'identico sarebbe?). In sostanza, come in ogni meccanicismo, l'eterno ritorno rende la volontà solo un ingranaggio, nulla di realmente creativo o che potrebbe anche volere altro (altrimenti, non si compierebbe l'eterno ritorno, ma ci sarebbe qualcosa di nuovo; inconcepibile in un'ottica di ritorno dell'identico).
Infine:sulla volontà del corpo l'esempio della malattia calza, poiché la "volontà genetica" dell'autoconservazione biologica non è la volontà della coscienza (il sistema immunitario, per nostra fortuna, funziona in modo in-volontario). Tuttavia, la volontà è solo quella puramente biologica? Non c'è forse una volontà che desidera, una volontà etica, etc? Quando vorresti qualcosa di cui senti il bisogno e non l'ottieni, o quando non vorresti che qualcosa accada, invece accade, questa volontà palesemente non è il carburante dell'eterno ritorno, perché non vorrebbe ciò che è. Faccio un esempio banale, non vorresti essere bocciato all'esame della patente, ma vieni bocciato, a tuo giudizio anche ingiustamente... questo tuo non volere la bocciatura va contro la corrente degli eventi (almeno quello della bocciatura in particolare); non credo possiamo dire che questa tua volontà, questo tuo volere altro da ciò che è, sia carburante dell'eterno ritorno. Subire un torto ti ha reso più forte? Di fatto, comunque, non lo volevi, ovvero la tua volontà non ha alimentato l'evento della bocciatura, perche non volevi la bocciatura.
Poi, chiaramente, niko e Phil possono avere una prospettiva personale che prende qualcosa di Nietzsche, ma non tutto; possiamo non prendere l'eterno ritorno, perché le sue conseguenze possono non piacerci, ma prendere altro; l'importante è chiarire se intendiamo capire o escplicitare il pensiero di Nietzsche o di niko o di Phil.


Si ma ci sono interpreti autorevoli di Nietzsche, ad esempio Severino, che chiariscono abbastanza bene questa cosa:

"dio e' morto"

In Nietzsche significa che tutto cio' che sfugge alla determinazione (determinazione che poi e' inesauribilmente creativa, per quanto tu non sia d'accordo) della volonta' di potenza e' morto.

Dunque dobbiamo porre:

Dio e' morto = tutto quello che sfugge all'umana, (culturale), convenzionale e prospettica determinazione dei valori, insomma che la trascende, e' morto. Da ora in poi, cioe' dai tempi in cui crede di vivere Nietzsche in poi, tutto (e il contrario di tutto) invece, vi rientra.

In una ulteriore sintesi che faccio, e che forse comprenderai al volo:

Dio e' morto = la verita', e' morta.

Nietzsche e' il filosofo del prospettivismo, oltreche' della volota' di potenza e del vitalismo.

Se la verita' e' morta, esiste solo la prospettiva, il caos, la convenzione, e semmai la lotta (polemos) tra varie prospettive. La filosofia, che ci piaccia o no, e' volonta' di verita', che prende atto del vuoto definitivo che si e' venuto a creare, con la morte di dio e dunque della verita', (se vuoi la verita', non la possiedi, e ammetti di non possederla) e questa volonta' di verita', che poi e' la filosofia, e' anche il culmine della volonta' di potenza, cioe' del divenire fondamentale che che manda, e sospinge, avanti il tempo e i cicli temporali, e che tu fraintendi come meccanicistico, come divenire meccanicistico, e sei in buona compagnia, ma che meccanicistico non e'.

Ora, se il Dio/verita', possiamo dire, e' l'archetipo sintetico e culturale piu' fondamentale di tutti indicante quanto in generale sfugga alla volonta' e alla creativita' umana e la sovradetermini, il primo archetipo che mediamente viene in mente a chiunque di porre in contrapposizione al volere quale arbitrio (la verita', per definizione "e' quello che e' " e non certo quello che uno piu' o meno arbitrariamente vuole... quanto a Dio... egli per definizione ha una volonta', e una Parola, eterna e immutabile che non necessariamente e' anche quella dell'uomo e vi corrisponde, e anzi, a cui l'uomo per la sua felicita' e salvezza deve, spesso con sforzo,  adeguarsi: il classico "fare la volonta' di Dio") il secondo archetipo che fa problema in questo senso, e' il passato.

Il passato propio come dio, e proprio come la verita', sfugge nel modo piu' assoluto alla "presa" della libera creazione e della volonta' arbitraria e convenzionale umana. Il passato non si puo' cambiare. La verita', non si puo' cambiare. Dio, e' portatore di una volonta' e di una parola, che non si possono cambiare.

Dio e' morto...

Deve poter significare anche

La verita'/teoresi e' morta > il passato e'
morto.

In questo senso, Severino dice che Nietzsche, subito dopo aver affermato che:

"Dio e' morto", (cioe' l'inattigibile alla volonta', e' morto), ha il problema di evitare che il passato, assurga a nuovo dio (perche' il passato, in quanto irreversibile, e soprattutto in quanto "luogo temporale" della teoresi e della certezza, proprio come Dio, e' inattingibile alla volonta', e alla creativita' umana, e simbolo grave, "pesante" di questo residuo di inattingibilita' e impotenza incombente sul desiderio di autosuperamento e di divenire umano).

Dio e' morto...

E il passato non puo' diventare un nuovo Dio.

L'attenzione di Nietzsche per il rapporto della storia con il presente (Considerazioni Inattuali), la messa in guardia del nostro contro tutta la serie di "idoli moderni" che potrebbero diventare il nuovo Dio, "vanificando", almeno temporaneamente la morte di Dio, (idoli che poi sono principalmente economia, scienza, edonismo, democrazia, hegelismo sostanzialmente pago dell'uomo attuale e della modernita', socialismo... io sono dinamite  :P ) dovrebbe farci capire che non solo dio e' morto, tante cose che pretendono di sostituirsi a dio, sono morte o stanno per morire.

Recuperare la disponibilita' del passato alla volonta', ovvero il problema del risentimento, e di come liberarsene...

Il passato insomma, in Nietzsche e' recuperato alla disponobilita' della volonta', perche' se il tempo e' ritornante, oblio a parte, si puo' sempre anche agire sul passato influenzandolo dal lato del futuro, ovvero dal lato sempre ancora disponibile... "prendendolo per la coda"... sulla curva della strada.

E questo, se permettete e' il contrario esatto di un meccanicismo, stante che il meccanicismo e' la determinazione assoluta del passato sul futuro e sul presente. Un guanto di sfida contro l'irreversibile.

Non e' il passato che ci determina.

I cicli temporali sono affermati proprio per permettere, finalmente, al passato di determinare se stesso, di avere un "effetto", non meccanico, pieno e gia' esauriente ed esaurito su se stesso, e cosi', lasciare un po' in pace noialtri. Non travalicare, non protendersi, in senso psicologico e antropologico, dove non deve.

Nel passato, c'e' tutta la storia del mondo e c'e' il mondo.

Il passato, gia' di suo, fa' senso di completezza, fa' mondo. Nel passato ci sono gia' tutti gli effetti e tutte le cause. Sta ritto, in piedi da solo, nei suoi giusti limiti, contemplando la completezza sua.

Avrete ancora il coraggio, uomini, di affermare che il passato qui e ora faccia effetto sul presente? Di affermare che il passato, sussuma il futuro come suo effetto? Come in Laplace? Come nel meccanicismo? E invece il passato, sussume gia' se stesso, come suo libero effetto. E questo, ci deve e ci puo' bastare.

E di affermare la decadenza, in cui il passato e' piu' bello del futuro? E di affermare l'escatologia millenarista, in cui il futuro, e' piu' bello del passato?
Ne avrete ancora, il coraggio?

Ooops, ma sono uguali! Vi siete finalmente accorti che sono uguali... perfettamente uguali. Due mondi gemelli.
E allora, adesso, qual'e' il piu' bello? Che ne e', di tutte le precedenti false valutazioni e ingiustizie? Saprete farvene qualcosa, oh uomini, qualcosa di nuovo di bene e male, che non sia come al solito destra e sinistra, rivoluzione e reazione, millennio e decadenza, fede e conoscenza... cioe' il gioco, eterno di collocarli, questi due ospiti, l'uno nel futuro e l'altro nel passato? E stare a guardare la presunta differenza... che non c'e'? E che sono due cicli identici, con voi in mezzo...

Nel fato, semmai, e' scritto come tu agirai, ma non e' che il fato agisca per te. Non e' che il fato sia una forza, un supporto, un sospingimento. Se sei caduto in un crepaccio, e stai morendo di fame, decisamente il fato non viene, a darti da mangiare.

Tu devi agire per te, con la tua volonta'.

Il fatto che la somma, dispiegata nel tempo, di tutte queste volonta', poi riproponga sempre l'identico, sempre infiniti cicli temporali, e' solo perche' la cosiddetta "felicita' " cioe' il voluto, in generale della volonta' e a ben vedere di ogni volonta', in fondo, e' concordanza, e di piu', consustanzialita' tra soggetto e oggetto del desiderio. C'e' una forma, infinitamente emergente nell'universo, perche' la volonta' non e' libera nel volere, ma vuole sempre la stessa "cosa", che poi non e' una cosa, ma un autosuperamento di se' stessa.

Non volonta' di volonta, ma passione del comando, volonta' di potenza.

Per questo il superuomo, che vuole cio' che c'e', che coniuga volonta' e necessita', che indossa le maschere pur sapendo che sono maschere non subisce il fato, ma ha un ruolo attivo, nel fato. Realizza l'eterno ritorno. E rende esplicita una tendenza che c'e' gia' in tutto, in ogni vita e in ogni cosa. Ognuno, vorrebbe rivivere all'infinito la propria vita. Vita in cui soffrire e negare, accattare il peso della propria parte, fino alla negazione endogena piu' seria seriosa costituita dal morire (le altre, davanti a questa impallidiscono...), non e' un opporsi al fato ma un delimitarsi all'interno di esso.

il fato evolutivo dell'uomo e' il superuomo stesso, che non puo', o non vuole, volere contro.il fato.


Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: iano il 22 Gennaio 2025, 15:36:23 PM
Citazione di: niko il 20 Gennaio 2025, 16:47:54 PME questo, se permettete e' il contrario esatto di un meccanicismo, stante che il meccanicismo e' la determinazione assoluta del passato sul futuro e sul presente. Un guanto di sfida contro l'irreversibile.

Non e' il passato che ci determina.
Non per difendere il meccanicismo, ma secondo Laplace per determinare il futuro è sufficiente conoscere il presente, o meglio i parametri che lo caratterizzano, perchè rimane sempre da vedere se il presente si possa assimilare ad essi.
Quindi se la realtà si può descrivere come un meccanismo, ciò non vuol dire che sia un meccanismo, secondo il mio parere.
La verità/Dio muore quando si smette di far coincidere la realtà con le sue descrizioni, ed è la descrizione della realtà che a turno diventa meccanicistica al tempo delle macchine, o virtuale al tempo del digitale, e domani chissà cosa altro ancora.
Se la descrizione non può coincidere con la realtà, allora non si può esprimere la verità in parole, o simboli matematici.
Dal tuo post inizio a capirci finalmente qualcosa, ma F.N. avrebbe condiviso con me che, il credere che la verità si possa esprime a parole significa idolatrarle?
Secondo me senza saperlo in tal modo ci trasciniamo dietro ancora il pensiero magico, come non fosse possibile liberarsene, forse perché non è davvero possibile liberarsene.
A volte si pensa di essersi liberati della polvere del passato solo perchè vi si è steso sopra un  pietoso tappeto. :))

Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: niko il 22 Gennaio 2025, 18:50:37 PM
Citazione di: iano il 22 Gennaio 2025, 15:36:23 PMNon per difendere il meccanicismo, ma secondo Laplace per determinare il futuro è sufficiente conoscere il presente, o meglio i parametri che lo caratterizzano, perchè rimane sempre da vedere se il presente si possa assimilare ad essi.
Quindi se la realtà si può descrivere come un meccanismo, ciò non vuol dire che sia un meccanismo, secondo il mio parere.
La verità/Dio muore quando si smette di far coincidere la realtà con le sue descrizioni, ed è la descrizione della realtà che a turno diventa meccanicistica al tempo delle macchine, o virtuale al tempo del digitale, e domani chissà cosa altro ancora.
Se la descrizione non può coincidere con la realtà, allora non si può esprimere la verità in parole, o simboli matematici.
Dal tuo post inizio a capirci finalmente qualcosa, ma F.N. avrebbe condiviso con me che, il credere che la verità si possa esprime a parole significa idolatrarle?
Secondo me senza saperlo in tal modo ci trasciniamo dietro ancora il pensiero magico, come non fosse possibile liberarsene, forse perché non è davvero possibile liberarsene.
A volte si pensa di essersi liberati della polvere del passato solo perchè vi si è steso sopra un  pietoso tappeto. :))




Be' in parte ti sei gia' risposto da solo nel topic che tu hai aperto dopo di questo: la critica di Nierzsche alla societa' occidentale, e' proprio che la societa' occidentale, in quanto societa' cristiano/platonica, avrebbe fatto del logos un idolo e un Dio.

Il logos va ridimensionato, e Nietzsche, consapevole dell'impossibilita' di ridimensionarlo con un metodo logico (cioe' con un metodo che accetti il campo di gioco, e le regole del.gioco, del logos stesso), prova a ridimensionarlo in maniera genealogica: la morale, e in realta' la fiducia stessa nel logos, hanno una storia, e il loro stesso essere iscritte in un contesto storico, ne ridimensiona l'assolutezza.

Il logos, come tutte le convenzioni umane, risponde piu' a un criterio di utita', che non di verita'. L'utilita', a differenza della verita', che e' eterna, e' superabile al mutare di certe condizioni, e di certi  caratteri dei tipi umani, che del logos accettano di servirsi.

Quanto al meccanicismo, ok, il futuro dipende dal presente ma il presente dipende dal passato.

Come ben saprai, Il sistema, non patisce solo le forze su di esso agenti, ma l'unione delle forze e delle condizioni iniziali. Condizioni iniziali che esprimono l'unico grado di liberta',
cioe' di meta-coniscibilita' del sistema, non essendoci, invece, alcuna liberta', residua, nelle forze stesse o nello stato presente stesso.

Soprattutto nel sistema platonico (che e' il principale bersaglio polemico di Nietzsche) la strurtura aitiologica e' anche una struttura archetipica, cioe' rivolta al passato.

Sia perche' le idee/forme ideali rimandano ad una condizione disincarnata pre-natale e comunicano con l'uomo presente in una dimensione memorica (in Platone la conoscenza e' reminiscenza; il so di non sapere, socratico, e' gia' tradizionalizzato e tradito da un, piu' banale e piu' spendibile, e sostenibile "non so di sapere"), sia perche' la struttura apollinea stessa in generale pone la conoscenza come conoscenza della causa, e la causa e' in un rapporto quantomeno simbolico, se non quasi sempre anche reale, di antecedenza temporale con il suo effetto.

L'ebbrezza dionisiaca, invece, a cui Nietzsche vorrebbe almeno in parte tornare, e' la sincerita' di un sapere solo effettuale, cioe' solo esperienziale ed a posteriori.

Un so di sapere, semmai, solo quando ho provato.

Tra il sapere in teoria che il buon vino rosso del mediterraneo ti sballa, avere cioe' la conoscenza pedantesca ed eternalizzata di codesta "causa",  e il provare in prima persona; c'e', appunto... un abisso  :D  !





Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: iano il 22 Gennaio 2025, 19:34:17 PM
Citazione di: niko il 22 Gennaio 2025, 18:50:37 PMUn so di sapere, semmai, solo quando ho provato.
Molto chiaro. Grazie.
Il circolo sta proprio qua secondo me, e non dove lo mette F.N.
Un so di sapere che diventa un non so di sapere, per dimenticanza, ma che ancora agisce, come quell'operaio divenuto così abile nel suo lavoro da farlo senza più pensarlo.
Non fa differenza infatti se il tempo è lineare oppure circolare, purché abbia una direzione precisa.
Tutto può benissimo ripetersi apparendo sempre nuovo per dimenticanza, ma senza che il determinismo venga perciò messo in crisi.
L'esigenza di smontare il determinismo nasce dalla troppa importanza che gli si attribuisce, e se non ci appare strano come il caso  è solo per l'abitudine derivante dall'uso. quindi lo si smonta facendo il percorso dell'abitudine all'incontrario, cercando quanto di strano ci sia nella normalità.

La realtà non è deterministica ne casuale, perchè se ne sta dietro ad ogni descrizione. Sarebbe davvero strano che fosse una cosa quanto l'altra, o qualunque altra cosa di cui si possa dire.
Non è neanche strano che noi abbiamo potuto pensarlo.
Strano è continuiare a pensarlo col senno di poi, cioè nella fase del semiclclo in cui sai di sapere,  forse perchè ci troviamo nella piena fase di passaggio fra un ciclo e l'altro.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: Ipazia il 23 Gennaio 2025, 11:10:31 AM
Il sacro nel mondo dell'ultimo uomo narrato da Nietzsche è il capitale accumulato e in ciò sta la connessione possibile con Marx.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: green demetr il 25 Gennaio 2025, 15:29:05 PM
Citazione di: Ipazia il 23 Gennaio 2025, 11:10:31 AMIl sacro nel mondo dell'ultimo uomo narrato da Nietzsche è il capitale accumulato e in ciò sta la connessione possibile con Marx.

Lasciando da parte un attimo il tema del sacro su cui magari rimanderei a un altro filosofo che qualche parola in più l'ha spesa (il pessimo, sia chiaro, Agamben).
Credo che l'ultimo uomo di cui Nietzche parla in Umano troppo umano, sia esattamente quello che Marx, nei suoi studi disordinati e ridicoli sull'antropologia, chiama l'uomo ecologico (preistorico) della salvezza.
Se il collegamento c'è è di ordine sommamente negativo.
Marx è importante per il suo studio merceologico. Per nient'altro, sia chiaro.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: green demetr il 25 Gennaio 2025, 15:36:28 PM
Putroppo è anche difficile rispondere per me, sono anni che ripeto le stesse cose invano. Un pò come un ebreo che deve difendere per forza la sua patria, io devo difendere per forza Nietzche dall'ennesima, trilionesima analisi sbagliata.
Ha ragione a dire Jacopus che Nietzche è l'ultimo a parlare di qualcosa.
Da dopo Nietzche la filosofia è diventato un gioco per mammole.

E allora torniamoa  dire le solite cose, magari brevemente.
L'interpretazione che la filosofia di Nietzche sia legata all'eterno ritorno dell'uguale è dovuta interamente a quei giochelieri della parola di cui ho detto prima.
Che sia la filosofia di Heidegger, o quella di Deleuze, poco cambia, sono filosofie del niente, nemmeno nel senso che discutano dell'ottusa ontologia, ma proprio del niente che regna nei loro cervelli.

E' evidente che nella filosofia ultravitalistica Nicciana NON AVREBBE ALCUN SENSO che ESISTA UN RITORNO DELL'UGUALE.
Una volta avrei potuto dire che anche un bambino poteva capirlo.
Peccato che quel bambino ero io.
Solo ora lo capisco: E PAZIENZA!
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: baylham il 02 Febbraio 2025, 18:04:48 PM
Considero la filosofia di Nietzsche ormai scaduta, superata. Non condivido nessuno dei suoi nuclei teorici: la morte di Dio, il nichilismo, l'amor fati, la volontà di potenza, il superuomo, l'eterno ritorno.

L'eterno ritorno, il suo "pensiero abissale", è una ipotesi inverificabile, per me pura fantasia, metafisica. Ma supponiamo che sia valida, che il tempo sia ciclico, che cosa cambia alla mia esistenza o a quella degli uomini? Nulla, è irrilevante. Il tempo continuerà ad essere vissuto come lineare (passato, presente e futuro) come lo era per Nietzsche. Sul tempo Nietzsche non ha scritto nulla di nuovo, di importante. Se voglio riflettere sul tempo attualmente devo rivolgermi alla scienza, non alla filosofia, tantomeno a quella di Nietzsche.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: green demetr il 03 Febbraio 2025, 20:31:16 PM
Citazione di: baylham il 02 Febbraio 2025, 18:04:48 PMConsidero la filosofia di Nietzsche ormai scaduta, superata. Non condivido nessuno dei suoi nuclei teorici: la morte di Dio, il nichilismo, l'amor fati, la volontà di potenza, il superuomo, l'eterno ritorno.
E bravo genio.
Peccato che delle altre idee che sono veramente alla base di Nietzche, come la morte di Dio, il nichilismo e la volontà di potenza negativa, il superuomo non dice assolutamente niente di critico.
Solo che la consideri scaduta, un pò poco.

Per quanto l'eterno ritorno dove ovviamente ti soffermi come tutti i gonzi di nicce, ti ripeto alla ennesima volta, che nicce intendeva l'esatto contrario.
Ossia che non vi è mai un eterno ritorno (dell'uguale per giunta :D ), ma un infinito presente.
Qui e ora, sempre e comunque sul pezzo.
Un presente che è sempre in lotta, in tensione tra il pensiero del suo passato, e del suo futuro.


Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: niko il 03 Febbraio 2025, 21:21:30 PM
Citazione di: baylham il 02 Febbraio 2025, 18:04:48 PMConsidero la filosofia di Nietzsche ormai scaduta, superata. Non condivido nessuno dei suoi nuclei teorici: la morte di Dio, il nichilismo, l'amor fati, la volontà di potenza, il superuomo, l'eterno ritorno.

L'eterno ritorno, il suo "pensiero abissale", è una ipotesi inverificabile, per me pura fantasia, metafisica. Ma supponiamo che sia valida, che il tempo sia ciclico, che cosa cambia alla mia esistenza o a quella degli uomini? Nulla, è irrilevante. Il tempo continuerà ad essere vissuto come lineare (passato, presente e futuro) come lo era per Nietzsche. Sul tempo Nietzsche non ha scritto nulla di nuovo, di importante. Se voglio riflettere sul tempo attualmente devo rivolgermi alla scienza, non alla filosofia, tantomeno a quella di Nietzsche.


Se il tempo e' infinitamente ritornante, e se tu lo sai, ne consegue che, allora, devi vivere intensamente e sapientemente ogni attimo, insomma che devi avere schifo e orrore non della morte (non, insomma, dei tuoi limiti e di un inevitabile destino di perdita) ma della mediocrita'. 

Non e' la perdita, il principale problema esperibile in un tempo ritornante, ma la mancanza, di cio' che ora tu desideri e che ti potrebbe mancare per sempre. Non puoi perdere nulla, ma puoi mancare l'occasione giusta per tutto. Non e' un desiderare la salvezza, ma un desiderare nella salvezza. 

Partecipi, ad uno sdoppiamento panico del mondo, vuoi la fine e il nuovo inizio dell'eone cosmico, perche' comunque ne fai esperienza, perche' in fondo lo sai, che (pieno) appagamento, nella vita, e' identita', di desiderio e realta': quando sei felice, non puoi dire, non sai e non ti interessa, se il desiderio si faccia realta' o la realta' si faccia desiderio; partecipi, semplicemente, di questo inaspettato incontro, di questa "gemellarita' ". E sai, che tutti i modelli di perfezione e di consolazione culturalmente codificata umani, basati tutti in un modo o nell'altro sulla pretesa del mantenimento di una dietrologia, di una differenza, di una scena e di un fuori scena esistenti nel rapporto possibile e ponibile tra desiderio e realta', non l'hanno mai ne' eguagliata ne' espressa.

Come gia' disse Leopardi, tu non puoi desiderare, in senso lato la "vecchiaia", cioe', ancora, la vecchiaia dello spirito, la mediocrita', contro la morte. Per il timore, della morte.
Farlo, cioe' desiderare la "vecchiaia" come antidoto contro la morte, e' essere "uomini" nel senso peggiore del termine, cioe' uomini disperatamente attaccati, non gia', in senso nobile, alla "vita", ma alla paura del loro stesso nulla, della loro stessa morte.

La non-differenza tra la qualita' umanamente attribuibile dell'essere, alternativamente, o passato, o presente o futuro di ogni attimo, ben lungi dall'essere una nube di nebbia o una notte oscura, dovrebbe esaltare la differenza di tutti gli attimi tra di loro, la trama di mille colori complessiva emergente.

Questo attimo, proprio questo che passa qui e adesso, non e' differito (cioe' non e' iscritto in una differenza triplicemente variabile, con tre soli gradi di liberta': passato, presente e futuro, insomma non e' come sarebbe una partita, trasmessa in differita in tv), ma e' differente (cioe' e' iscritto in una differenza infinita, con grado di variazione infinito, e con continuo rimando all'altro da se'). E cosi' e' per ogni altro attimo.

Un punto di vista sul mondo eternamente ritornante, non deve temere la morte, ma la mediocrita'.

Il passare del tempo, e' il passare dell'uomo, inteso come animale delle promesse, animale capace di fare (e non mantenere) promesse.

La scienza, e' interessante nella misura in cui essa ci riconsegna, strappandoci dalla promessa (lineare) in cui sognamo e  siamo, all'increato e all'impersonalita' della natura, cioe' ancora, all'eterno ritorno. La moltitudine, dei casi singoli "normati", e non mai gia' per questo esauriti, dalle "leggi" intrinseche e uniformemente agenti della natura, insomma, ad esempio, la stessa caduta infinita dei gravi, che (ri)unisce la newtoniana mela all'orbita dei pianeti, la non preferenzialita', e la decentratezza, dei punti di vista scientifici, sembra affermata contro la solitudine di Dio e dell'uomo. 



Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: daniele22 il 04 Febbraio 2025, 09:23:57 AM
Citazione di: niko il 03 Febbraio 2025, 21:21:30 PMSe il tempo e' infinitamente ritornante, e se tu lo sai, ne consegue che, allora, devi vivere intensamente e sapientemente ogni attimo, insomma che devi avere schifo e orrore non della morte (non, insomma, dei tuoi limiti e di un inevitabile destino di perdita) ma della mediocrita'.............
Premesso quanto già detto nel post 31 mi chiedo come Nietzsche risolva il conflitto tra l'essere sé stessi e l'ipocrisia, quasi che l'ipocrisia non sia parte di noi. Noi la detestiamo più che giustamente, ma troppo, perché a mio giudizio l'ipocrisia sarebbe il fondo naturale sul quale poggia una  "pacifica" convivenza di gruppo.
Perché se fosse vero, e per me lo è, che noi saremmo naturalmente dotati del senso di un "quieto vivere" in comunità, sarebbe pure vero che, nonostante una base comune, non collimino purtuttavia le sensibilità individuali. Allora, a questo punto, o applichi la guerra totale, o fai entrare in gioco l'ipocrisia ... che in ultima analisi è quella che ti permette di fare buonviso a cattivo gioco. Nice che dice?
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: niko il 04 Febbraio 2025, 13:48:53 PM
Citazione di: daniele22 il 04 Febbraio 2025, 09:23:57 AM
Premesso quanto già detto nel post 31 mi chiedo come Nietzsche risolva il conflitto tra l'essere sé stessi e l'ipocrisia, quasi che l'ipocrisia non sia parte di noi. Noi la detestiamo più che giustamente, ma troppo, perché a mio giudizio l'ipocrisia sarebbe il fondo naturale sul quale poggia una  "pacifica" convivenza di gruppo.
Perché se fosse vero, e per me lo è, che noi saremmo naturalmente dotati del senso di un "quieto vivere" in comunità, sarebbe pure vero che, nonostante una base comune, non collimino purtuttavia le sensibilità individuali. Allora, a questo punto, o applichi la guerra totale, o fai entrare in gioco l'ipocrisia ... che in ultima analisi è quella che ti permette di fare buonviso a cattivo gioco. Nice che dice?



Beh Niezsche dice che, inevitabilmente, per vivere "quietamente" e in societa', le istanze aggressive, e di dominio, che sono nel cuore di ogni individuo, diventano, e devono diventare, almeno in parte, autoaggressive e di autodominio: il senso di colpa e' una latenza di aggressivita'. Per paura di una puniziune o comunque di una consegueza negativa, qualora gli istinti aggressivi e di dominio, presenti in tutti i singoli, presso una societa', fossero espressi apertamente. Un po' come in Freud. 

Pero' a differenza di Freud, Nietzsche illustra, anche, si puo' dire, un po' al di la' delle sue reali e aristocraticissime intenzioni, la magnificenza della vendetta sottile, simbolica, e valoriale che il debole comunque esercita e puo' sempre esercitare sul forte evitando la sfida aperta ad esso e dunque la morte o la punizione: la societa' occidentale, in quanto societa' cristiano platonica, nasce dal risentimento dei deboli verso i forti; quindi, non si puo' certo dire che tale risentimento, sia  improduttivo di conseguenze e stati di cose storici e "reali", isomma non si puo' certo dire che la latenza, dell'aggressivita' e dell'istinto di dominio dell'individuo socializzato e "pacificato" tipico, sia una vera latenza.

Tale societa', insomma la nostra, e' basata su valori che, pur non risolvendo radicalmente l'infelicita' del debole, permettono, quantomeno, a questi di prosperare e sopravvivere.

Nella decadenza, della societa' occidentale, la volonta' di potenza e' comunque sempre all'opera.


Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: daniele22 il 05 Febbraio 2025, 08:59:34 AM
Citazione di: niko il 04 Febbraio 2025, 13:48:53 PMBeh Niezsche dice che, inevitabilmente, per vivere "quietamente" e in societa', le istanze aggressive, e di dominio, che sono nel cuore di ogni individuo, diventano, e devono diventare, almeno in parte, autoaggressive e di autodominio: il senso di colpa e' una latenza di aggressivita'. Per paura di una puniziune o comunque di una consegueza negativa, qualora gli istinti aggressivi e di dominio, presenti in tutti i singoli, presso una societa', fossero espressi apertamente. Un po' come in Freud.

Pero' a differenza di Freud, Nietzsche illustra, anche, si puo' dire, un po' al di la' delle sue reali e aristocraticissime intenzioni, la magnificenza della vendetta sottile, simbolica, e valoriale che il debole comunque esercita e puo' sempre esercitare sul forte evitando la sfida aperta ad esso e dunque la morte o la punizione: la societa' occidentale, in quanto societa' cristiano platonica, nasce dal risentimento dei deboli verso i forti; quindi, non si puo' certo dire che tale risentimento, sia  improduttivo di conseguenze e stati di cose storici e "reali", isomma non si puo' certo dire che la latenza, dell'aggressivita' e dell'istinto di dominio dell'individuo socializzato e "pacificato" tipico, sia una vera latenza.

Tale societa', insomma la nostra, e' basata su valori che, pur non risolvendo radicalmente l'infelicita' del debole, permettono, quantomeno, a questi di prosperare e sopravvivere.

Nella decadenza, della societa' occidentale, la volonta' di potenza e' comunque sempre all'opera.



La mia esperienza di vita contesterebbe senz'altro a Nietzsche che le istanze aggressive e di dominio alberghino nel cuore di ciascun individuo. O almeno, per personale esperienza, e posso pure parlare anche per altri, l'aggressività si manifesta più che altro come forma di difesa del proprio "territorio", spirituale o materiale che sia ... diciamo tutteddue assieme ... Sempre per esperienza vissuta, ho notato pure che vi sono persone aggressive, ma non rappresentano certo la globalità umana. E sempre una cosa che ho notato è che vi siano pochi leader non aggressivi ... assomiglierebbero costoro a delle semi-divinità che altro non fanno se non indurre aggressività alle folle contestanti/approvanti la loro magnitudine. Di fronte a questa strumentalizzazione "occulta" cadrebbe pertanto, almeno in parte, la genuinità della cosiddetta volontà di dominio che albergherebbe nel cuore di ciascuno. E di conseguenza potrebbe evaporare anche il discorso dell'autocastrazione di cui invece patirebbe senz'altro l'aggressivo che vuole dominare qualora dovesse contenersi.
Rivolgendomi ora all'oggi, paradossalmente mi ha fatto piacere che il governo si sia comportato come si è comportato nella gestione del caso AlMasri. Il suo agire alla luce del sole infatti, una novità di fatto, nolente o volente, ha sbattuto in faccia al ben pensante che vi è qualcuno, il semi-dio di turno, che favorisce le porcate che lui tanto depreca.... il benpensante dovrebbe rendersi conto infine che qualcuno lo protegge sporcandosi le mani in sua vece ... concludendo, sorvolo per ora sulla crisi dell'occidente che per me sarebbe invece una crisi globale di natura antropologica, ma vista la debolezza della volontà di dominio, mi sfugge ancora quale sia la forza, secondo Nietzche, che fa emergere il superuomo e la sua positività, giusto solo così perché anch'io avrei la mia idea
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: niko il 05 Febbraio 2025, 14:21:00 PM
Citazione di: daniele22 il 05 Febbraio 2025, 08:59:34 AM
Nietzsche che le istan mi sfugge ancora quale sia la forza, secondo Nietzche, che fa emergere il superuomo e la sua positività, giusto solo così perché anch'io avrei la mia idea



il superuomo, vuol dire sostanzialmente che autovolersi e l'autosuperarsi in generale della volonta', e di ogni volonta', (volonta' qui intesa come forza, e caratteristica fondamentale, presente in tutti gli esseri viventi, capacita' di volere, e dunque, anche di soffrire) genereranno, prima o poi un tipo umano capace di volere se stesso e il mondo. Diverso dall'uomo attuale, che in un modo o nell'altro non ne e' capace. Previsione tutto sommato abbastanza ottimistica.

Poiche' la visione di Nietzsche pero' e' dinamica, e in essa il mondo non e' un oggetto, non e' separabile dal proprio divenire, e tantomeno il se' interiore dell'uomo, neanche e' pensabile come un oggetto, il concetto di "volere il mondo", (possibile per il superuomo, e impossibile per l'uomo) si traduce in una sorta di "ricominciare la storia del mondo", volerla ricominciare, assentire al rovescamento della clessidra cosmica, e tanto piu', il "volere se stessi", e' un voler ricominciare, la storia, di se stessi.

L'uomo, vuole il passato, cioe' la verita' (della sua stessa coscienza) e il nulla; il superuomo, che e' quello che sta oltre l'uomo, vuole che il passato sia passato.
Lascia che questo voluto, e quindi, in un certo senso, questo amato, gia' in nuce, sia pure in maniera incompleta, presente nell'uomo, sia fino in fondo se stesso.

Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: daniele22 il 05 Febbraio 2025, 18:54:15 PM
Citazione di: niko il 05 Febbraio 2025, 14:21:00 PMil superuomo, vuol dire sostanzialmente che autovolersi e l'autosuperarsi in generale della volonta', e di ogni volonta', (volonta' qui intesa come forza, e caratteristica fondamentale, presente in tutti gli esseri viventi, capacita' di volere, e dunque, anche di soffrire) genereranno, prima o poi un tipo umano capace di volere se stesso e il mondo. Diverso dall'uomo attuale, che in un modo o nell'altro non ne e' capace. Previsione tutto sommato abbastanza ottimistica.

Poiche' la visione di Nietzsche pero' e' dinamica, e in essa il mondo non e' un oggetto, non e' separabile dal proprio divenire, e tantomeno il se' interiore dell'uomo, neanche e' pensabile come un oggetto, il concetto di "volere il mondo", (possibile per il superuomo, e impossibile per l'uomo) si traduce in una sorta di "ricominciare la storia del mondo", volerla ricominciare, assentire al rovescamento della clessidra cosmica, e tanto piu', il "volere se stessi", e' un voler ricominciare, la storia, di se stessi.

L'uomo, vuole il passato, cioe' la verita' (della sua stessa coscienza) e il nulla; il superuomo, che e' quello che sta oltre l'uomo, vuole che il passato sia passato.
Lascia che questo voluto, e quindi, in un certo senso, questo amato, gia' in nuce, sia pure in maniera incompleta, presente nell'uomo, sia fino in fondo se stesso.


Intanto ti ringrazio. Se ho ben capito col mio discorso ho completamente travisato l'idea di "volontà di dominio" scambiandola con volontà di sopraffazione, cosa questa che perterrebbe invece all'uomo che non è "uomo nuovo". O almeno, l'uomo "antico" subirebbe in qualche misura un fascino al permanere tale. Premesso comunque che l'uomo nuovo non è ancora apparso ... a parte il sottoscritto ah ah ah aaaah, ma non faccio testo ... e vai a sapere se apparirà, nonostante che io dica il contrario, ti chiedevo della forza che farebbe emergere questo fantomatico uomo nuovo. Giusto perché le cose accadono quando c'è un problema. Tanto per capirci, quando Eutidemo era in corteo nel maggio francese non vi sarebbero stati dei presupposti di natura sociale, un problema sociale insomma tale per cui potesse affermarsi una rivoluzione globale. A mio vedere quindi, il "Dio è morto" (immagino più che altro la sua legge positiva, la sua parola) da solo non basterebbe a far emergere l'uomo nuovo

P.s.: una molla elicoidale vista dall'alto sembra un cerchio, ma non lo è 
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: baylham il 06 Febbraio 2025, 00:29:50 AM
Citazione di: green demetr il 03 Febbraio 2025, 20:31:16 PME bravo genio.
Peccato che delle altre idee che sono veramente alla base di Nietzche, come la morte di Dio, il nichilismo e la volontà di potenza negativa, il superuomo non dice assolutamente niente di critico.
Solo che la consideri scaduta, un pò poco.

Per quanto l'eterno ritorno dove ovviamente ti soffermi come tutti i gonzi di nicce, ti ripeto alla ennesima volta, che nicce intendeva l'esatto contrario.
Ossia che non vi è mai un eterno ritorno (dell'uguale per giunta :D ), ma un infinito presente.
Qui e ora, sempre e comunque sul pezzo.
Un presente che è sempre in lotta, in tensione tra il pensiero del suo passato, e del suo futuro.
Non considero attualmente importanti i temi sviluppati da Nietzsche nella sua filosofia: il suo martello distruttore è arrugginito, appeso ad un chiodo.
Alla base della mia filosofia atea, relativistica ed evoluzionistica c'è il fatto che il nulla non esiste. Da questa premessa è facilmente comprensibile che il nichilismo non è per me un problema filosofico ed esistenziale, non sono un orfano dell'idealismo e del romanticismo. Il superuomo, che racchiude in sè la morte di Dio, il nichilismo attivo, l'amor fati, la volontà di potenza, è una figura puramente idealistica, inconsistente. 

L'eterno ritorno dell'uguale è espresso da Nietzsche in Così parlò Zarathustra e ne La Gaia scienza, che lo considera il suo pensiero più abissale, solitario, enigmatico. Tuttavia condivido che non sia un elemento necessario, essenziale rispetto agli altri nuclei della sua filosofia.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: baylham il 06 Febbraio 2025, 01:32:17 AM
Citazione di: niko il 03 Febbraio 2025, 21:21:30 PMSe il tempo e' infinitamente ritornante, e se tu lo sai, ne consegue che, allora, devi vivere intensamente e sapientemente ogni attimo, insomma che devi avere schifo e orrore non della morte (non, insomma, dei tuoi limiti e di un inevitabile destino di perdita) ma della mediocrita'.
Non capisco quale sia il nesso necessario tra il tempo ciclico e una vita superomistica. 
Oltretutto il devo è in contrasto con il voglio. E il voglio è in contraddizione col fatto che non puoi proprio volere la tua vita.
La mediocrità non è affatto un problema: la vita quotidiana degli uomini è simile, con bisogni e desideri comuni, ordinari.
La paura di morire è invece un istinto umano selezionato da milioni di anni attraverso lo sviluppo delle specie viventi: senza di questo l'aspettativa di vita di un uomo non sarebbe degli attuali 70 anni.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: niko il 06 Febbraio 2025, 13:19:12 PM
Citazione di: baylham il 06 Febbraio 2025, 01:32:17 AMNon capisco quale sia il nesso necessario tra il tempo ciclico e una vita superomistica.
Oltretutto il devo è in contrasto con il voglio. E il voglio è in contraddizione col fatto che non puoi proprio volere la tua vita.
La mediocrità non è affatto un problema: la vita quotidiana degli uomini è simile, con bisogni e desideri comuni, ordinari.
La paura di morire è invece un istinto umano selezionato da milioni di anni attraverso lo sviluppo delle specie viventi: senza di questo l'aspettativa di vita di un uomo non sarebbe degli attuali 70 anni.


Beh dai, sul fatto che la felicita', e la realizzazione individuale, sia da Nietzsche concepita come un volere, esaurientemente e pienamente, la propria vita, (e quindi amare il proprio "fato", conciliare volonta' e necessita') non mi sembra ci sia molto da capire: e' chiarissimo e semplicissimo.

Uno puo' non essere d'accordo, ma davvero non  vedo cosa ci sia da "capire".

Nel considerare e valutare la tua vita, non puoi fare selezione tipo album di fotografie, non puoi volere una vita fatta solo dei tuoi momenti belli togliendo quelli brutti, devi capire che la sofferenza e' causalmente ed esperienzialmente costitutiva della felicita' quindi, devi volere tutto il pacchetto, momenti brutti + momenti belli; felicita' + sofferenza.

Come nello stoicismo, in cui il male si giustifica col bene, e quindi il male non e' il "prezzo", a certe ottimali e auspicabili condizioni evitabile, e redimibile, del bene, ma ne e' costitutivo, insomma se e' bene che il bene sia, e che sia esperibile, e' bene che sia e sia esperibile anche il male, e questo per lo stesso identico motivo per cui, quantomeno alla percezione umana, non si darebbero la sinistra o il sud, senza la destra o il nord; insomma l'opposizione dialettica, la presenza di un opposto, e' necessaria, se non intrinsecamente all'esistenza, quantomeno di certo all'esperibilita', di una cosa. L'amore per il bene, corrisponde all'amore per differenza, tra bene e male, e in questa differenza, il male e' gia' "recuperato", pur senza essere effettivamente "tolto" o "redento".

In Nietzsche la faccenda e' simile, anche se non si tratta piu' di bene morale e male morale, ma di vita vissuta, di gioia e sofferenza effettivamente da chiunque esperte; di cose, situazioni e parole che, convenzionalmente, e rispetto alle esigenze della propria vita, un dato individuo o un dato gruppo abbiano stabilito siano, soggettivamente per esso, "bene" e "male". Sempre il male, e' costituzione causale e percettiva del bene, e non suo "prezzo", in un concettuale e virtuale "scambio", con certe astuzie e fortune evitabile. E quindi, l'individuo veramente felice e realizzato, vuole, interamente e integralmente la propria vita. Non la "collezione" di quello che "piace" astratta da quello che non piace, in quella data vita; non l'album di (banalissime...) fotografie.

Sul nesso tra tempo ciclico e' superomismo, beh, esso e' una morale; una morale in cui tu, quale protagonista della tua vita, dovresti agire (e vivere, e pensare, e scegliere) in ogni possibile dilemma e situazione che ti capiti, appunto, nella vita, in modo da essere pienamente a tuo agio, senza rimpianti ne rimorsi, pur dovendo ripetere all'infinito ogni tua azione (e situazione vissuta, e pensiero; e omissione); e soprattutto sapendo, tenendo presente, come fattore in gioco entrante nella ponderazione di ogni tua scelta, e intendo che ben potrebbe influenzarla e cambiarla, di dover ripetere all'infinito e all'indefinito, tutto cio'.

Esempio:

Mille volte, che ne so, avrai detto a te stesso:

"questa cosa, o situazione, o persona, che pure non mi piace, non mi piace per niente, sento e so, che non mi piace, la tollero, la sopporto perche' tanto e' unica, e' per una volta sola. E' la tipica cosa o situazione che mi capita per una volta sola, nella vita, quindi, per me, tanto vale sopportare, fare buon viso a cattivo gioco. Un piccolo sacrificio. E "adattarmi", nel senso negativo del termine, nel senso cioe' della mediocrita', a quella cosa che e' successa. Valutato, da me, piccolo, proprio, perche', sempre secondo me, passera presto, le sue conseguenze, passeranno presto, e tutta la situazione, che a quel piccolo sacrificio mi ha portato, non si ripetera' mai... "

Spoiler: c'e' l'eterno ritorno. Non e' unica, quella cosa, che hai vissuto( o fatto, o pensato) non e' unica. E neanche tu, sei unico. In relazione e quella cosa, probabilmente, partendo da presupposti falsi, sbagliati, hai valutato, e probabilmente scelto, male. Hai agito presupponendo la verita' di una verita' metafisica, non fisica. Mai, niente, a questo mondo e' per una volta sola. Nemmeno, appunto, la morte. Non ci sono eccezioni sotto il sole: solo, in questo senso... regole. Fosse pure una situazione che ti capita solo una volta nella vita, il punto e' che tu, in quella situazione non sei unico. Una cosa qualsiasi, bella o brutta o indifferente che sia che ti succede, non e' mai ne' la prima ne' l'ultima volta, e' sempre, per quel che ne sai e per quel che ti riguarda, una volta intermedia, una volta parte di una immensa serie. Il ciclo temporale varra' sempre e per tutto, pure per quella situazione. Ora, e per un eventuale futuro, rifaresti, la stessa cosa, in quella stessa situazione, sapendolo?

Quante volte, invece, hai detto:

"questa cosa, sfizio o vizio, o omissine, o mediocrita', che mi fa male, e che so che mi fa male, me lo concedo perche' tanto e' solo per una volta, o per l'ultima volta, o per poche volte.."

Spoiler > come sopra. Non e' per l'ultima volta. Anche se tu resistessi ad ogni tentazione futura, ogni sgarro che fai a certe regole, auspicabilmente, regole che tu stesso ti sei dato, o semmai, che hai accettato per amore di qualcuno o di qualcosa, e' per sempre. Non si tratta di essere mediocri, o infedeli, o viziosi, o traditori una volta, si tratta di esserlo duecento, triliardi, di volte. E di saperlo. Lo vuoi ancora essere? La vuoi ancora fare quella "eccezione alla regola"? Se si', forse, allora, quella cosa, che stai per fare, non e' solo una eccezione, ma una cosa veramente importante per te, e dovresti rivedere le tue regole, o quantomeno il senso, che dai, alle tue regole. Se no, lascia perdere. Tira dritto e non la fare. Per sei miliardi di volte, di far quella cosa non vale la pena, non ti sentiresti bene e in pace con te stesso a farla, e gia' lo sai; per una volta, magari si', varrebbe pure, in teoria, la pena, di sgarrare e trasgredire, ma e' falso il presupposto che ti fa pensare, che sia solo, per una volta.

Quante volte, invece:

"Mi sento proprio bene, con me stesso, o in relazione a qualcun altro, perche' ho fatto la tal cosa, nella tal situazione, che mi ha fatto sentire bene, e la rifarei, ancora, se mi capitasse l'occasione, anche per cento milioni di volte?"

Spoiler, ancora: > c'e' l'eterno ritorno, quindi e' esattamente cosi', quella cosa o situazione ti ricapitera' (davvero) milioni di volte; tornera' moltitudianriamente a te. Quindi, fai bene a sentirti bene, se agisci bene, in relazione all'eternita', e dunque alla realta' fisico naturale, di una certa cosa, persona o situazione. Dovrebbe essere sempre cosi', il piu' spesso possibile cosi'.

Insomma, in un certo qual senso, dovresti "vivere da immortale", ma senza montarti troppo la testa, e sapendo che noia, frustrazione, sofferenza, decadenza e oblio, ben possono tormentare, e anzi, per certi versi in maggior misura, rispetto ai mortali intendo, pure la "vita", di certi immortali.
Non hai (certamente, come ovvio) infinito tempo, ma, in quanto essere naturale, increato e sottoposto appunto, alle leggi di natura in uno spazio omogeneo e senza realta' preferenziali, hai infinita ricorrenza delle tue situazioni nel tempo. E non sapendolo, di essere cosi', essendo cioe' sedotto da una metafisica, che, in barba al "vero"  (presocratico e preclassico) spirito della scienza, ti descrive come "animico", e come "unico", da un punto di vista etico e pratico molto spesso, come visto negli esempi, agisci male, cioe' agisci contrariamente a quelli che sarebbero i tuoi veri, e reali interessi.

La paura della morte, va bene, ma essa non deve essere una fede nella verita' dell'unico e dell'unicita'; semmai, una fede in cio' che vuole superare l'unicita' come problema.


Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: niko il 06 Febbraio 2025, 13:41:36 PM
Citazione di: daniele22 il 05 Febbraio 2025, 18:54:15 PMIntanto ti ringrazio. Se ho ben capito col mio discorso ho completamente travisato l'idea di "volontà di dominio" scambiandola con volontà di sopraffazione, cosa questa che perterrebbe invece all'uomo che non è "uomo nuovo". O almeno, l'uomo "antico" subirebbe in qualche misura un fascino al permanere tale. Premesso comunque che l'uomo nuovo non è ancora apparso ... a parte il sottoscritto ah ah ah aaaah, ma non faccio testo ... e vai a sapere se apparirà, nonostante che io dica il contrario, ti chiedevo della forza che farebbe emergere questo fantomatico uomo nuovo. Giusto perché le cose accadono quando c'è un problema. Tanto per capirci, quando Eutidemo era in corteo nel maggio francese non vi sarebbero stati dei presupposti di natura sociale, un problema sociale insomma tale per cui potesse affermarsi una rivoluzione globale. A mio vedere quindi, il "Dio è morto" (immagino più che altro la sua legge positiva, la sua parola) da solo non basterebbe a far emergere l'uomo nuovo

P.s.: una molla elicoidale vista dall'alto sembra un cerchio, ma non lo è


Si e' una molla elicoidale e non un cerchio...

Il passato ha una sua ben autocontenuta e ben salda realta', non e' puro dato conoscitivo, e non e' neanche puro nulla; e ha potere causale, e conformativo, sul presente e sul futuro, solo tramite la mediazione di un (sempre) libero desiderio presente nei viventi, quindi, in un certo senso, e' anche come se non lo avesse.
Si puo' trascendere il desiderio metafisico (il desiderio di un altro, e idealizzato, mondo) solo desiderando, innumerevolmente, al suo posto, il mondo, proprio questo, mondo, e questo e' sia il motivo, che la realta' del proseguire infinito dell'eone; o meglio, degli, eoni  :) .





Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: daniele22 il 07 Febbraio 2025, 08:54:06 AM
Citazione di: niko il 06 Febbraio 2025, 13:41:36 PMSi e' una molla elicoidale e non un cerchio...

Il passato ha una sua ben autocontenuta e ben salda realta', non e' puro dato conoscitivo, e non e' neanche puro nulla; e ha potere causale, e conformativo, sul presente e sul futuro, solo tramite la mediazione di un (sempre) libero desiderio presente nei viventi, quindi, in un certo senso, e' anche come se non lo avesse.
Si puo' trascendere il desiderio metafisico (il desiderio di un altro, e idealizzato, mondo) solo desiderando, innumerevolmente, al suo posto, il mondo, proprio questo, mondo, e questo e' sia il motivo, che la realta' del proseguire infinito dell'eone; o meglio, degli, eoni  :) .






Faccio marcia indietro. Con questo non voglio rinnegare del tutto quanto già detto, ma c'è a mio giudizio un punto debole nell'architettura che va a costituire l'idea del superuomo. Come evidenziato da baylham vi è intanto un gioco all'interno del desiderio: vogliamo cose belle e temiamo cose brutte. Questo gioco è soggettivo e difficilmente si può intruppare in una volontà oggettivabile. Provate a chiedere a un tossicodipendente cosa pensi della sua tossicodipendenza; molti provano disagio, ma vi assicuro che più d'uno vi dirà che sta benissimo ugualmente e che anzi non vede proprio alcun motivo per smettere di drogarsi. E altrettanto di sicuro questa tipologia di "tossici" non viene reclamizzata in tv, ma c'è. ¿Potrei forse dire a costui che si sbaglia? Potrei dirlo quando vi fosse un comune "senso della vita". Se superuomo deve essere quindi, penso io, il superuomo dovrà comprendere tutti, belli e brutti, coraggiosi e vigliacchi tanto per intenderci. Per questo motivo penso che la forza che spinge l'uomo a farlo divenire "super" non possa certo derivare da una volontà, bensì da uno stato di fatto in cui si trova in un dato contesto storico sociale. La forza quindi non potrebbe che pervenire da una consapevolezza (conoscenza) nuova, inaudita. Del resto, se l'ateo rinunciasse una volta per tutte a quella balzana idea di avere un "minimo" di libero arbitrio, "minimo" che denuncia tutta la sua ignorante spocchiosità, gli sarebbe finalmente ben chiaro che l'unica cosa che può cambiare un suo comportamento in senso "migliorativo" è l'acquisizione di una nuova consapevolezza ... e non è detto che lui cambi, ma per certo è l'unica cosa che possa cambiarlo
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: iano il 07 Febbraio 2025, 10:52:37 AM
Io questa ''volontà di potenza'' devo ancora capire cos'è, forse perchè non trovo una corrispondenza col mio sentire.
Non capisco neanche cos'è questo superuomo considerato che ogni essere vivente diviene altro da se in continuazione, cioè continuamente si supera.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: daniele22 il 09 Febbraio 2025, 10:05:17 AM
Pure io mi chiedevo il significato, o il senso di "volontà di potenza" o "potenza di volontà ". Capirei al più "potenza di pensiero" che può anche innescare una volontà di imposizione del proprio pensiero appunto. Ma a questo punto ci si ritrova all'interno dell'imperativo categorico kantiano che già criticai come portatore di pensiero tirannico. Pur tuttavia abbraccio l'idea del superuomo, a modo mio ovviamente. Detto questo e tanto per dare informazione della mia esperienza, la conoscenza inaudita di cui parlavo nel post precedente, come ogni conoscenza (giusta o sbagliata che sia) si è concretata in un attimo, che nel caso in questione è immortalato nello stralcio di dialogo che segue in fondo nel quale cerco di convincere il mio interlocutore. C'era comunque in me già un pregresso di conoscenza più o meno inaudita (giusta o sbagliata che sia) circa la stretta connessione tra cura del fuoco e formazione del linguaggio umano, ma non era sufficiente per rispondere alla mia domanda perché ricascavo sempre nella logica del buono e cattivo che era per me inaccettabile. Rimarco inoltre, come già detto, che noi confondiamo la realtà "là fuori" con quella che sta dentro nella nostra testa. Nel senso che sempre, ma la rilevanza di questo fatto sta in certi argomenti che sollecitano la nostra sfera emotiva, sempre appunto parliamo con quello che sta nella nostra testa pensando di parlare di quello che sta fuori. Tanto che anche in casi banali di accordi che si siano presi càpiti a volte che uno possa lamentare all'altro come abbia potuto intendere male le indicazioni precedentemente accordate. Nello stralcio che segue ero giunto quindi al punto topico del mio dilemma. Voglio dire che quando iniziai a scrivere "Sì. Il senso primevo.....etc" non lo sapevo mica che sarei giunto a scrivere la sorprendente affermazione finale. E fu per me, nonostante il mio muro, sorprendente lieta sorpresa conoscitiva; conoscenza, tra l'altro, che può essere ragionevolmente verbalmente trasmessa. Naturalmente non vi scorsi un nesso col fantomatico superuomo, ma ricordo benissimo che dissi tra me e me, e molto soddisfatto ... Finalmente ho tutte le carte in regola per dissestare il sistema (produzione di una tesi che può essere scientifica), e solo io posso perdermi ... Pensavo fosse facile, ma mi sbagliavo; incredibilmente ho sopravvalutato l'essere umano. Incredibilmente, dato che nelle prime battute del dialogo (che qui non ci sono) dicevo proprio che l'essere umano si sopravvaluta. E di fatto sono ancora qui, e dal mondo "là fuori" non giungono buone nuove. Insomma, il comprensibile, fino a un certo punto, muro contro muro non viene minimamente scalfito.
Segue la parte del testo:
- Ma non può essere! ... Potresti forse sostenere che il senso di quell'oggetto era la mia ignoranza?
- Sì. Il senso primevo della sua esistenza apparterrebbe a quel serbatoio della tua ignoranza che tu sai che c'è ... e, fondamentale, dal quale vorresti estrarlo. Si tratterebbe della già citata categoria che si afferma all'esistenza per il suo non essere qualcosa. In realtà però non è vero che tu non sapevi proprio cosa fosse. Era evidente che quella cosa era fatta di legno, ovvero una spoglia mentale inferiore in cui poteva trovare già la sua collocazione. E allora? ... cos'è che non sapevi? Non si trattava già di un pezzo di legno? Non t'abbastava? No, tu sapevi che c'era dell'altro, ma perché lo sapevi? Lo sapevi perché vivi nel nostro mondo ... nel mondo delle novità, delle aspettative, nel mondo dell'abitudine all'esistenza delle cose, dove sapere delle cose può rivelarsi a volte determinante. Pertanto, quando parliamo delle cose si sappia che si parla in realtà del significato delle cose, giacché sono i tempi, le azioni ciò che la mente realizza in prima battuta, e non le immagini. Il significato delle cose dunque rappresenterebbe il muro dove si riflette l'eco della tua imperscrutabile domanda. Ma quel muro, maledettamente simile a quello degli altri umani, eppur separato a volte da incolmabili abissi, sta ancora dentro la tua testa!!! La realtà è sinonimo perfetto di conoscenza e di consapevolezza, e non sta lì fuori, dove la scienza e noi pure (parlandone) pensiamo che si trovi. Questo è l'inganno! .....
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: green demetr il 26 Febbraio 2025, 02:56:11 AM
Ai vari troll del forum.
Voi dite che l'eterno ritorno è il tema centrale di Nicce.

Ma se vi è un eterno ritorno, e dunque l'uomo è sempre lo stesso uomo, come può esistere un super-uomo, altro tema che voi dite essere centrale in Nicce???


Citazione di: niko il 05 Febbraio 2025, 14:21:00 PMoiche' la visione di Nietzsche pero' e' dinamica,


Come fa a essere dinamica visto che dici che tutto si ripete?

In cosa consiste questo dinamismo? Nel fatto che tutto si ripete?

Ma se tutto si ripete perchè si muore?

Volete dirmi per caso che Nicce credeva nella trasmigrazione dell'anima?

Tra l'altro voi dite che Nicce era darwinista. Ma come fa ad esserci evoluzione se tutto ritorna uguale?

etc etc etc

Forse è meglio che torniate a parlare di Darwin e Dawkins.

Nicce non lo capirete MAI.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: green demetr il 26 Febbraio 2025, 03:05:10 AM
Citazione di: baylham il 06 Febbraio 2025, 00:29:50 AMTuttavia condivido che non sia un elemento necessario, essenziale rispetto agli altri nuclei della sua filosofia.
A parte che non argomenti niente, e va bene, ma ci spieghi come leghi tutti i nuclei della sua filosofia?

Come fa ad essere tutto uguale se un dio muore?
dove hai letto che il superuomo ingloba il dio che muore?
Come può esserci amor fati, se tutto è fato?

Giusto per dare piccoli consigli in pillole, di nuovo:

1) Nicce afferma la necessità di superare il demone che dice che tanto tutto è uguale.

2) Nicce afferma che noi moriremo.

3) Nicce afferma che poichè noi moriremo allora DOBBIAMO amare la vita.

4) Per amare la vita, bisogna distruggerla.

E' dunque la filosofia di nicce una meditazione sulla guerra?

Ma non mi dite!!!!! oh no, che pauraaaa.

mammolette.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: green demetr il 26 Febbraio 2025, 03:22:41 AM
Citazione di: iano il 07 Febbraio 2025, 10:52:37 AMIo questa ''volontà di potenza'' devo ancora capire cos'è, forse perchè non trovo una corrispondenza col mio sentire.
Non capisco neanche cos'è questo superuomo considerato che ogni essere vivente diviene altro da se in continuazione, cioè continuamente si supera.
Ciao Iano tu chiedi io ti rispondo.
In pillole, secondo coscienza.

La volontà di potenza, è semplicemente la guerra, la distruzione del tuo prossimo.
Per Nicce essa è ENTRAMBE un valore ed un disvalore.
Per entrare a fondo in questa meditazione certo non basta una pillola.
Ma ti fa capire perchè molti disprezzando Nicce.
Poichè Nicce è il contrario di un pacifista.
E i suoi testi sono facilmente mal interpretati.
Puoi capire perchè...elogiare la volontà di potenza è un atto pericoloso.
Ma la filosofia di Nicce è pericolosa.
Il segreto per capirla è crescere con LUI, trovare le forze interiori, le vie per poter CORREGGERE la volontà di potenza nuda e pura, e usarla per trasformare ciò che siamo, ovvero ciò che pensiamo.
Il fine finale di Nicce è la comunità degli amici.
Lo so che non si sente mai dire, eppure una volta che ci siamo fatti forza, una volta che abbiamo capito la necessità della guerra, una volta che abbiamo smesso di essere dei codardi, ecco che cominciamo ad alzare lo sguardo.
Vediamo le vie tracciate da Nicce, che portano verso nuovi DEI, nuovi DEMONI.
(la psicologia l'ha inventata lui, il tema del gerarchico l'ha inventato lui, il tema del costutto sociale, e quindi la sociologia, l'ha inventata lui).
E' talmente impressionante Nicce che a me ha sempre fatto PAURA.

Poichè però in generale gli uomini sono codardi, Nicce diventa per comodità quello cattivo, quello nazista, quello che dice che tanto tutto è uguale.

Per chi riesce a superare questi pregiudizi ormai diventati "giudizi certi" si inizierà a lavorare. A fare filosofia insomma.

Il super uomo non è un nuovo essere biologico, questo è quello che sostengono i transumanisti, questa setta massonica che sta per entrare nei vostri cervelli.
Ossia di chi non ha letto nicce.
Useranno NICCE contro NICCE, il vero NICCE, quello che dice che il transumanesimo è una cagata pazzesca.

Il super uomo come già ti dicevo è la comunità degli amici.
Ossia di chi sa essere amico FACENDOSI guerra.
Guerra al pensiero, non guerra fra popoli.
Quando si dice che Nicce ha un pensiero EUROPEO, è vero.
LUI PENSA L'EUROPA QUELLA VERA.
Quella che abbatte i pregiudizi fra i popoli, quella che li unisce.
Ma i popoli non sono le masse.

Purtroppo il transumanesimo parlerà delle masse, e dirà che sono popoli.

L'esatto opposto di quello che DEVE FARE l'individuo.

E infatti il popolo DEVE DIVENTARE la comunità degli amici.

TEMI che in questo forum e nell'accademia non troverai MAI.


c'è da chiedersi il perchè non trovi?

ciauz!
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: green demetr il 26 Febbraio 2025, 03:52:05 AM
Citazione di: daniele22 il 09 Febbraio 2025, 10:05:17 AMLa realtà è sinonimo perfetto di conoscenza e di consapevolezza, e non sta lì fuori, dove la scienza e noi pure (parlandone) pensiamo che si trovi. Questo è l'inganno! .....
Molto interessante Daniele.
Ecco facciamo chiarezza facendoci aiutare proprio da Kant (che io detesto, infatti concordo con te, il suo imperativo morale, è un imperativo assoluto e perciò stesso dittatoriale) e Nicce.

E' cosi noi siamo esseri biologici che si sopravvalutano, e non vedono mai i muri.
Questi muri come dici in maniera metaforica, si toccano, ma non guardano l'abisso che li separa.
E' così amico mio.
Prova a pensare ad un pensatore che questi muri li vuol far saltare per aria.
Ne esiste uno solo: NICCE.
Il suo muro lo ha fatto saltare in aria, e per primo è stato lui a scoprire gli abissi.
Il suo sogno era far saltare i muri degli altri. Sopratutto della zarina.
Gli è andata male. :D

Però attenzione a quanto dici sulla realtà.
Kant rimane un punto saldo nei confronti dello scetticismo dilagante del nostro tempo.
E' vero che noi conosciamo da dietro un muro (sia esso bilologico, neurologico e psicologico, senza dimenticare quello sociologico), ma la realtà rimane una e una sola.
Non esistonono pere che siano mele.
In questo risiede la grandezza di kant. (dietro il fenomeno vi è sempre un noumeno).
il transumanesimo del futuro lo negherà.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: green demetr il 26 Febbraio 2025, 04:11:13 AM
Citazione di: niko il 06 Febbraio 2025, 13:19:12 PMLa paura della morte, va bene, ma essa non deve essere una fede nella verita' dell'unico e dell'unicita'; semmai, una fede in cio' che vuole superare l'unicita' come problema.
La paura della morte è proprio quella che porta all'idea di una vita eterna.
Oppure all'idea delle infinite morti. Come se la morte non fosse un tramonto definitivo.
Nicce ha combattuto con tutto se stesso queste idee paranoiche.
Poichè questa idea paranoica è proprio ciò che impedisce qualsiasi progresso.
A proposito della guerra, tu dice che il bene è assieme al male.
Ma se tu leggessi Nicce, sopratutto la sua genealogia invece scopriresti che per NICCE esiste un bene e un male, e che essi DEBBANO essere separati.
LUI LAMENTA che il nostro BENE sia diventato un valore assoluto, e ci siamo dimenticati che invece partiva da un MALE.
NICCE lamenta che il bene depensato diventa un NUOVO MALE, quello della ripetizione.
E' stato NICCE a scoprire la psicanalisi perchè NICCE ha scoperto sia la ripetizione che la rimozione.
Essa si situa proprio a livello di INDISTINZIONE fra bene e male.

La ripetizione dell'errore è dovuta alla rimozione di cosa sia bene e cosa sia male.

Nel mondo odierno malato terminale, si legge NICCE al contrario.
Come se Nicce avesse detto che non esiste un bene e un male.
Come se Nicce fosse relativista.
Ma i relativisti sono proprio i paranoici, maestri dell'arte della dissimulazione, del farsi gli affari loro, dell'unirsi a greggia, a massa.
Sono coloro che oggi essendo nazisti oltre ogni decenza umana, si dicono democratici.
NICCE HA PREDETTO con lucidità impressionante la nostra PSICOSI.
Ma non è perchè come dicono alcuni era un genio, ma perchè egli studiava meticolosamente la nevrosi del suo tempo.
E SOPRATUTTO LA SUA DI NEVROSI.
Nicce è FREUD bel oltre FREUD (che rimane nello scantinato delle pulsioni)
Nicce innalza una TORRE A DIO.
E come narra la BIBBIA egli è punito con la PAZZIA.
Ma NICCE non tradisce mai se stesso. EGLI SOLO CAPISCE DI ESSERE IL CRISTO, come nei biglietti della pazia.
PERSINO NELLA PAZIA, NICCE RIMANE FEDELE A SE STESSO.

E' un vero peccato che la nevrosi sia collassata cosi rapidamente nei fenomeni di isteria di massa del novecento, fino a raggiungere qualcosa che è innominabile ai giorni nostri.
Non esistono più diagnosti all'altezza di NICCE.

E questo che fa rabbrividire.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: green demetr il 26 Febbraio 2025, 04:18:59 AM
Citazione di: daniele22 il 07 Febbraio 2025, 08:54:06 AMLa forza quindi non potrebbe che pervenire da una consapevolezza (conoscenza) nuova, inaudita. Del resto, se l'ateo rinunciasse una volta per tutte a quella balzana idea di avere un "minimo" di libero arbitrio, "minimo" che denuncia tutta la sua ignorante spocchiosità, gli sarebbe finalmente ben chiaro che l'unica cosa che può cambiare un suo comportamento in senso "migliorativo" è l'acquisizione di una nuova consapevolezza ... e non è detto che lui cambi, ma per certo è l'unica cosa che possa cambiarlo
Attenzione il libero arbitrio non ha alcun a che fare con i nostri bias.
Noi siamo liberi di scegliere all'interno dei nostri bias.
E' comunque la realtà a farci notare come siamo in bias. Vedi il processo di negatività in Hegel.
Noi dovremmi accettare di partira ognuno di noi da bias, ma la capacità di aderenza alla realtà ce l'ha data proprio la scienza, che fa del bias, proprio la base del nostro conoscere scientifico.
La dimostrazione per assurdo è la grande eredità della Grecia.
Il calcolo assume nuovi orizzonti.
Esistono giudizi astratti a priori, quelli della matematica.
In quel senso non siamo liberi. Non siamo liberi di dire cagate tipo la mela è una pera.
Nel transumanesimo se vuoi essere una pera pur essendo una mela invece sarà la regola, dire cagate.








Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: green demetr il 26 Febbraio 2025, 04:23:19 AM
Citazione di: baylham il 06 Febbraio 2025, 00:29:50 AMi temi sviluppati da Nietzsche nella sua filosofia: il suo martello distruttore è arrugginito, appeso ad un chiodo.
Su questo non ci piove, ma non è un bene, direi proprio che è un male, anzi da nicciano ti dico che è il male assoluto non usare quel martello.

Naturalmente va saputo maneggiare, il troll se lo da sui piedi, sulla testa, e negli occhi.
Se no che troll è?
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: niko il 26 Febbraio 2025, 19:03:19 PM
Citazione di: green demetr il 26 Febbraio 2025, 02:56:11 AMAi vari troll del forum.
Voi dite che l'eterno ritorno è il tema centrale di Nicce.

Ma se vi è un eterno ritorno, e dunque l'uomo è sempre lo stesso uomo, come può esistere un super-uomo, altro tema che voi dite essere centrale in Nicce???



Come fa a essere dinamica visto che dici che tutto si ripete?

In cosa consiste questo dinamismo? Nel fatto che tutto si ripete?

Ma se tutto si ripete perchè si muore?

Volete dirmi per caso che Nicce credeva nella trasmigrazione dell'anima?

Tra l'altro voi dite che Nicce era darwinista. Ma come fa ad esserci evoluzione se tutto ritorna uguale?

etc etc etc

Forse è meglio che torniate a parlare di Darwin e Dawkins.

Nicce non lo capirete MAI.




Ma secondo te, no, mediamente, fa piu' la figura del deficiente un troll, o un tizio qualsiasi di passaggio (la marea ne deposita tanti...) che non interrogato parla e prende la parola per primo con un troll?

Vedi, perché se rispondi la prima, sei nella trascendenza, e quindi aspetti (e speri...) che la natura digradi dolcemente nel nulla/Dio evitando ogni anti hegeliana ripetizione, di se stessa in se stessa, con la seconda, sei nell'immanenza, e quindi puoi capire l'eterno ritorno.





Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: green demetr il 26 Febbraio 2025, 22:16:11 PM
Citazione di: niko il 26 Febbraio 2025, 19:03:19 PMevitando ogni anti hegeliana ripetizione,
La ripetizione non è anti-hegeliana, semplicemente non esiste alcuna ripetizione, come ha dimostrato Hegel.
TI riporto anche il primo dei filosofi:  Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento si disperde e si raccoglie, viene e va. (frammento 91a) cit Earclito.

Per capire Eraclito Nicce diceva che bisogna andare con lo scafandro.
Ora ti ripeto a te e a tutti i troll del forum: ma lasciate perdere nicce non lo capirite MAI.
E tanto io sarò sempre li a difenderlo.
Con me non si passa!

Parliamo come fanno tutti di kant di hegel, quelli si possono capire.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: baylham il 27 Febbraio 2025, 12:00:34 PM
Citazione di: green demetr il 26 Febbraio 2025, 03:22:41 AMTEMI che in questo forum e nell'accademia non troverai MAI.


c'è da chiedersi il perchè non trovi?

ciauz!

Perchè sono temi di un filosofo esaltato e patetico, pura e pessima letteratura filosofica, a cominciare dal ridicolo ed insensato concetto di volontà di potenza.
Il volere è un processo mentale, che quindi non ha alcun potere, controllo della mente. Per questo avverti che la tua mente è libera, perchè non hai alcun controllo su di essa, mentre essa controlla la tua volontà, il tuo pensiero. Mente e volontà che dipendono da un processo di selezione evoluzionistico.
Il superuomo e la comunità di amici sono semplicemente una fetecchia letteraria.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: niko il 27 Febbraio 2025, 12:15:57 PM
Citazione di: green demetr il 26 Febbraio 2025, 22:16:11 PMLa ripetizione non è anti-hegeliana, semplicemente non esiste alcuna ripetizione, come ha dimostrato Hegel.
TI riporto anche il primo dei filosofi:  Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento si disperde e si raccoglie, viene e va. (frammento 91a) cit Earclito.

Per capire Eraclito Nicce diceva che bisogna andare con lo scafandro.
Ora ti ripeto a te e a tutti i troll del forum: ma lasciate perdere nicce non lo capirite MAI.
E tanto io sarò sempre li a difenderlo.
Con me non si passa!

Parliamo come fanno tutti di kant di hegel, quelli si possono capire.


La vostra, intendo quellla di voi idealisti, è volontà di potenza: voi vedete nell'eterno ritorno una fisica, o addirittura una filosofia (quanto di più ridicolo :D ) perché non ci volete vedere la semplice situazione esistenziale e psicologica di una volontà (umana, troppo umana: la volontà di Nietzsche, non quella del personaggio letterario Zaratustra) che vuole, sanguignamente, il mondo (per i sordi > questo mondo) perché non può o non vuole volere l'immateriale o l'extramondano. Il mondo, è l'oggetto di una volontà demetafisicizzata, di una volontà che si è fatta carne. Questo mondo e non quell'altro. 

Non quell'altro, di mondo, si intende, tale per cui le masse, dai cristiani, agli hegeliani, ai consumisti bulimici da bacio Perugina, unica componente veramente attuale, del presente discorso, che tanto di cristiani e di hegeliani ne sono rimasti veramente pochi, vivono per la morte. 

Il doppio mondo, dionisiaco, è affermato contro il mondo dietro il mondo, apollineo e cristiano platonico. Contro la gerarchia e la dietrologia continue e asfissianti che i simili un po' meno evoluti, di Nietzsche, credevano di vedere tra reale e ideale. 

Nietzsche voleva sbattere i suoi contemporanei davanti a un paradosso, che poi è nient'altro che la vita reale. Se reale e ideale sono uguali, dov'è ora, cari contemporanei, la preferibilità dell'uno o dell'altro? Se perfino passato e futuro, lo sono? Che ne è, perfino del rapporto maschera-volto che voi credevate di vedere in essi e tra di essi? Se poniamo e accettiamo come premessa il fatto che due pupazzetti siano identici, sapreste ora indicare, tra due identici, quale sia quello "evidente" e quale sia quello dietrologico? Quello buono, e quello cattivo? Quello reale e quello illusorio? I giochi, in cui si trastullano gli uomini, mediamente sono stupidi. Sono tutte varianti del gioco gioco dei due pupazzetti.

Com'era professore? 

Noi dobbiamo amare la vita perché siamo destinati a morire?

E questo crede di averlo trovato in Nietzsche?

Secondo me, aime', Professore, questo, lei lo ha trovato in un bacio Perugina, e crede, di averlo trovato in Nietzsche, perché Nietzsche è contro, tutte le morali dell'effimero, è il profeta, e il cantore, dell'eterno ritorno.

Noi dobbiamo amare la vita, perché la nostra vita è tutto quello che abbiamo, e che avremo, e che abbiamo avuto, per tutta l'eternità. Nel nostro interesse. Non in quello della vita entificata stessa, che confina col nulla per senza essere il nulla.

La lezione cattedratica, se vogliamo pedantesca, del Nietzsche filosofo e soprattutto storico, della filosofia, è che voi dovete imparare, a vedere i caratteri, cioè i tipi umani, dietro la filosofia. Tu fai una certa filosofia, perché hai un certo carattere, e la tua filosofia è l'espressione del tua carattere. Il Nietzsche razzista, e addirittura sospettabile di nazismo ante litteram contraffatto che sia o no dalla sorella, è una versione parodizzata, e brutalizzata, del Nietzsche attento ai caratteri umani in quanto realtà e carnalità della filosofia e della sua storia, insomma è quello che succede quando si danno perle ai porci. Quello che era sarebbe dovuto essere un carattere, cioè il superuomo stesso, a un certo punto è diventato una razza. Diosanto. Il carattere, di Nietzsche, è un carattere che non vuole le illusioni metafisiche, di nessun tipo, e quindi, non potendo volere il nulla, finisce per volere, l'eterno ritorno dell'uguale.

La complessità, semmai, si dischiude quando si cerca di capire, che questo doppio mondo, dionisiaco, non è un doppio essere, o un doppio ente, o un doppio divenuto, ma un doppio divenire. Se quello che vuoi è il reale, quello che vuoi, è sfuggente. E lo devi accettare così com'è, sfuggente. Non puoi eternizzarlo. Nemmeno in una morale dell'effimero.

Le complessità fisiche, e metafisiche dell'eterno ritorno, stanno lì dove devono stare, cioè lì dove un desiderio, che non può più rivolgersi a una fantasia, si rivolge a una realtà, ma la vede come realtà diveniente, e si rende conto che, se vuole "afferarla" deve farsi esso stesso, in quanto desiderio, desiderio diveniente. La ragione, non si sostituisce, come un totem nel cielo, all'assurdo (decadenza, e di fatto errore, dell'occidente: non razionalità, ma mistica, della ragione), la ragione è uno strumento, che serve a dirci che l'assurdo, pur rimanendo tale e trionfando come tale, risponde a cause ben precise, quindi è diecimila volte più assurdo (non meno, assurdo!), di quanto all'uomo comune già non sembri. Quello che si moltiplica, quello che "ritorna" è il non senso, che pur rispondendo a leggi e principi razionali, rimane non senso. Nessuna causa, è esaurita dal manifestarsi del suo effetto. Socrate, aveva una vita atopica, e acronica, Nietzsche, mostra la atopicità e acronicità in generale di ogni vita. Socrate, è il destino, di chi non "regge", psicologicamente ed esistenzialmente, un desiderio panico, ovvero un desiderio che sia realmente, un desiderio, antimetafisico, della realtà, rivolto alla realtà. 

Soffrire, è sapere la differenza, tra il desiderio e la realtà. Non soffrire, è lanciarsi nel progetto, di annullare questa differenza. Rifare, daccapo, il mondo per rifarlo e al limite per il sottile piacere di di rifarlo, non per migliorarlo. La vita degli animali, delle piante, dei bambini. Che sono recuperati e non irrisi, nella figura del superuomo. Non soffrire è un porre, questa identità, un fatto positivo, perché la felicità non è, un puro negativo della sofferenza, ma è un qualcosa, non è, un puro gesto rancoroso consitente nel negare un qualcos'altro. La differenza tra desiderio e realtà che poi è la sofferenza, non si annulla verso un nulla, ma verso una sfilata, trionfante degli identici, di questi due termini, rivelatisi identici. Il contrario, esatto, di una via crucis. Dove la sofferenza, non è prezzo di niente, ma valore, di tutto. Gli identici, che differiscono, ancora, solo per il carattere, dell'essere, l'uno realtà, e l'altro desiderio. E ancora, e ancora, e ancora.
E in nulla-altro, nulla-di-altro. La vita, si spende completamente e sacrificalmente nell'essere se stessa fino a non avere più qualità residue, energie residue, targhette residue, macchie di sangue residue, di cui abbisognerebbe, per essere unica. Più cricifissa del crocifisso. Se tu sai, dell'eterno ritorno, allora cambi, le tue priorità. Compresa quella di venire qui a darmi del troll. Se ben ricordi, io ti ho già fatto, una domanda: ma scusa, se io sono un troll, tu che cavolo ci parli e ci interagisci a fare, con me? Vuoi forse qui rappresentare, l'eterno ritorno, dei simulacri atemporali, del troll? Ma allora, sai che ti dico: fatti una vita, se proprio di non ne hai già, e non ne vedi in giro già, abbastanza!



Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: green demetr il 01 Marzo 2025, 06:00:21 AM
Stento a credere che questo sia un forum di filosofia.
Abbandono la nave, vi lascio al vostro capitano.
Zero argomentazioni, zero prove di quello che dite.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: green demetr il 01 Marzo 2025, 07:33:17 AM
Citazione di: baylham il 27 Febbraio 2025, 12:00:34 PMIl volere è un processo mentale, che quindi non ha alcun potere, controllo della mente. Per questo avverti che la tua mente è libera, perchè non hai alcun controllo su di essa
Ma che stai delirando?
Io decido su cosa la mia mia mente si deve focalizzare.
Intenzionalità....
O signur che pazienza!

La volontà di potenza non c'entra niente coi processi mentali, è una considerazione etica.
Sempre che per te l'etica esista visto che noi non abbiamo controllo sulla nostra mente.
Sono le vaccate degli scienziati woke. 8)
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: green demetr il 01 Marzo 2025, 07:48:52 AM
Citazione di: niko il 27 Febbraio 2025, 12:15:57 PMLa vostra, intendo quellla di voi idealisti, è volontà di potenza: voi vedete nell'eterno ritorno una fisica, o addirittura una filosofia
Devi essere un pò scemo, ti ripeto che l'eterno ritorno non esiste nella filosofia di Nicce.
E' il demone che sta parlando non Nicce.
E' lo stesso di quello scoppiato di Cartesio.
Grazie al cielo hai capito almeno che sono idealista, un punto in più, quasi mi commuovo, sei il primo che me lo dice dopo anni di frequentazione del forum.
Citazione di: niko il 27 Febbraio 2025, 12:15:57 PMperché non ci volete vedere la semplice situazione esistenziale e psicologica di una volontà (umana, troppo umana: la volontà di Nietzsche, non quella del personaggio letterario Zaratustra) che vuole, sanguignamente, il mondo (per i sordi > questo mondo) perché non può o non vuole volere l'immateriale o l'extramondano. Il mondo, è l'oggetto di una volontà demetafisicizzata, di una volontà che si è fatta carne. Questo mondo e non quell'altro. 
Ma che dici? certo che la vediamo la situazione e anzi la vogliamo!
Pensare al mondo "dopo" senza pensare a questo è da dementi.
La filosofia di nicce se ne sbatte del dopo, intanto vuole vedere chiaro il "prima".
Chiamalo scemo...non dovresti apprezzarlo da comunista?
Citazione di: niko il 27 Febbraio 2025, 12:15:57 PMIl doppio mondo, dionisiaco, è affermato contro il mondo dietro il mondo, apollineo e cristiano platonico. Contro la gerarchia e la dietrologia continue e asfissianti che i simili un po' meno evoluti, di Nietzsche, credevano di vedere tra reale e ideale. 
Si certo.
Il mondo dietro il mondo in particolare serviva per instaurare una gerarchia.
Nicce va oltre questo, ci si è soffermato Agamben (a cui rimprovero il fatto di approvare la guerra, foss'anco ideologica, come se la guerra fosse qualcosa di ineliminabile, un fato, una punizione divina, e non la manifesta volontà, volontà di potenza naturalmente, delle scelte umane di farsi guerra, comunità di nemici, invece che amici, come invece afferma in gloria nicce).
E' corretto!

Io sono idealista come partenza, moralmente sono nicciano.
Sono d'accordo con te che gli hegeliani sono tarati a vedere una vita impossibile da vivere....ma quello è un istinto di morte, direbbe freud.
Quindi si condivido la critica agli idealisti, ma solo quella politica.
Infatti la questione della morte in Hegel non è così facilmente dimenticabile.
Naturalmente nicce, con la sua morale dionisiaca e affermativa della vita, gli controbatte l'amore della morte, del tramontare IN NOME DEL FUTURO, della società degli amici.
L'esatto opposto della società dei nemici, che come vedi ci contraddistingue anche nella sezione politica.
Non c'è visione "superiore". In questo siamo ancora simili all'ultimo degli uomini, quello più vicino all'austrolopiteco che ad un umano che voglia essere SUPERUMANO. e cioè amico.
l'ultimo nicce si renderà conto, troppo tardi nei biglietti della follia che in realtà anche il cristianesimo cercava qualcosa di simile...ma poi dirà heidegger giustamente si è perso in seguito....

CONTINUA...
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: green demetr il 01 Marzo 2025, 08:05:40 AM
Citazione di: niko il 27 Febbraio 2025, 12:15:57 PMNietzsche voleva sbattere i suoi contemporanei davanti a un paradosso, che poi è nient'altro che la vita reale. Se reale e ideale sono uguali, dov'è ora, cari contemporanei, la preferibilità dell'uno o dell'altro? Se perfino passato e futuro, lo sono? Che ne è, perfino del rapporto maschera-volto che voi credevate di vedere in essi e tra di essi? Se poniamo e accettiamo come premessa il fatto che due pupazzetti siano identici, sapreste ora indicare, tra due identici, quale sia quello "evidente" e quale sia quello dietrologico? Quello buono, e quello cattivo? Quello reale e quello illusorio? I giochi, in cui si trastullano gli uomini, mediamente sono stupidi. Sono tutte varianti del gioco gioco dei due pupazzetti.
Assolutamente d'accordo. L'idealismo hegeliano e secondo me anche il criticismo kantiano sembrano parlare di assoluto, come se la storia non esistesse.
Non la storia ideale (progressista salvifica) ma quella reale con tutte le sue brutture e storture.
Citazione di: niko il 27 Febbraio 2025, 12:15:57 PMNoi dobbiamo amare la vita perché siamo destinati a morire?

E questo crede di averlo trovato in Nietzsche?

Secondo me, aime', Professore, questo, lei lo ha trovato in un bacio Perugina, e crede, di averlo trovato in Nietzsche, perché Nietzsche è contro, tutte le morali dell'effimero, è il profeta, e il cantore, dell'eterno ritorno.

No, sembri proprio non capire questo pezzo.
Non noti che sarebbe in contraddizione con quello che anche tu finora hai ammesso.
Ossia che Nicce è uno storicista. Se esistesse un eterno ritorno, sarebbe il mondo dietro il mondo.
Questa visione del mondo, di stampo misticista è il contrario della filosofia nicciana.
Mi devi capire.
Professore chi? io sono un addetto a pulire la merda. 8) al massimo un callcenterista.
All'epoca volevo un lavoro umile per concentrarmi sulla filosofia.
Citazione di: niko il 27 Febbraio 2025, 12:15:57 PMa vedere i caratteri, cioè i tipi umani, dietro la filosofia. Tu fai una certa filosofia, perché hai un certo carattere, e la tua filosofia è l'espressione del tua carattere. Il Nietzsche razzista, e addirittura sospettabile di nazismo ante litteram contraffatto che sia o no dalla sorella, è una versione parodizzata, e brutalizzata, del Nietzsche attento ai caratteri umani in quanto realtà e carnalità della filosofia e della sua storia, insomma è quello che succede quando si danno perle ai porci. Quello che era sarebbe dovuto essere un carattere, cioè il superuomo stesso, a un certo punto è diventato una razza. Diosanto. Il carattere, di Nietzsche, è un carattere che non vuole le illusioni metafisiche, di nessun tipo, e quindi, non potendo volere il nulla, finisce per volere, l'eterno ritorno dell'uguale.

si è così, ma ancora una volta dici che voleva l'eterno ritorno.
è impossibile sarebbe di nuovo il mondo dietro il mondo.
Citazione di: niko il 27 Febbraio 2025, 12:15:57 PMSe quello che vuoi è il reale, quello che vuoi, è sfuggente. E lo devi accettare così com'è, sfuggente. Non puoi eternizzarlo. Nemmeno in una morale dell'effimero.
Ma nicce non vuole il reale nicce vuole che apri gli occhi sul reale.
nicce non si pone il problema della sfuggenza, infatti ciò che conta è sempre il qui e ora.
Ma non il qui e ora del paranoico, il qui e ora che si ripete all'infinito, che sarebbe un morire in vita, ma un qui e ora che si affaccia al futuro, che prende le energie dal futuro.
Noi siamo una freccia del tempo, un freccia del desiderio...ma il desiderio è il cuore, e io voglio che tu sia tutto cuore, e che vivendo tu perisca da immortale.
proprio perchè siamo mortali, noi possiamo essere amati.
nei passaggi enigmatici di umano troppo umano 2, si chiude con il filosofo che singhiozza.
E' l'amare che salva questo mondo, e questo mondo siamo noi.
nicce è uno scrittore vertiginoso.
nel finale lo perdo. va troppo oltre me.

come diceva carmelo bene, ed io non sono più io, nicce ragionava già con i vari mistici della storia.
Ma dall'altra parte della montagna.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: green demetr il 01 Marzo 2025, 08:07:53 AM
Citazione di: niko il 27 Febbraio 2025, 12:15:57 PMLe complessità fisiche, e metafisiche dell'eterno ritorno, stanno lì dove devono stare, cioè lì dove un desiderio, che non può più rivolgersi a una fantasia, si rivolge a una realtà, ma la vede come realtà diveniente, e si rende conto che, se vuole "afferarla" deve farsi esso stesso, in quanto desiderio, desiderio diveniente.
La realtà non si può afferrare. Non ci appartiene.
Afferra il primate, non l'uomo.
questi sono passaggi difficili. lo lascio così a monito dei ragazzi del futuro.
leggete nicce.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: green demetr il 01 Marzo 2025, 08:09:15 AM
Citazione di: niko il 27 Febbraio 2025, 12:15:57 PMLa ragione, non si sostituisce, come un totem nel cielo, all'assurdo (decadenza, e di fatto errore, dell'occidente: non razionalità, ma mistica, della ragione), la ragione è uno strumento, che serve a dirci che l'assurdo, pur rimanendo tale e trionfando come tale, risponde a cause ben precise, quindi è diecimila volte più assurdo (non meno, assurdo!), di quanto all'uomo comune già non sembri. Quello che si moltiplica, quello che "ritorna" è il non senso, che pur rispondendo a leggi e principi razionali, rimane non senso.
seeee come no, siamo alle solite nicce non è un filosofo, nicce il clown, nicce che dice che nulla ha senso.
ma bastaaaaa
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: green demetr il 01 Marzo 2025, 08:13:59 AM
Citazione di: niko il 27 Febbraio 2025, 12:15:57 PMSoffrire, è sapere la differenza, tra il desiderio e la realtà. Non soffrire, è lanciarsi nel progetto, di annullare questa differenza. Rifare, daccapo, il mondo per rifarlo e al limite per il sottile piacere di di rifarlo, non per migliorarlo. La vita degli animali, delle piante, dei bambini. Che sono recuperati e non irrisi, nella figura del superuomo.
scrivi molto bene qui, approvo, bravo!
La sofferenza è ciò che preme a nicce.
infatti il primo tema di UTU (umano troppo umano) è proprio la grande salute (ossia appunto il valore del soffrire, come perturbante della salute, della vita eterna e di tutte le psicosi contemporanee, Nicce era già il guaritore della sua epoca e ancora di più di queste epoca....va letto certo! leggete nicce, guarite!)
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: green demetr il 01 Marzo 2025, 08:22:41 AM
Citazione di: niko il 27 Febbraio 2025, 12:15:57 PME in nulla-altro, nulla-di-altro. La vita, si spende completamente e sacrificalmente nell'essere se stessa fino a non avere più qualità residue, energie residue, targhette residue, macchie di sangue residue, di cui abbisognerebbe, per essere unica. Più cricifissa del crocifisso. Se tu sai, dell'eterno ritorno, allora cambi, le tue priorità. Compresa quella di venire qui a darmi del troll. Se ben ricordi, io ti ho già fatto, una domanda: ma scusa, se io sono un troll, tu che cavolo ci parli e ci interagisci a fare, con me? Vuoi forse qui rappresentare, l'eterno ritorno, dei simulacri atemporali, del troll? Ma allora, sai che ti dico: fatti una vita, se proprio di non ne hai già, e non ne vedi in giro già, abbastanza!
il troll è quello che non ascolta, che parte con una idea preconcetta, non dà alcun riferimento reale.
Tu lo sei nel continuare a sviare dalla lettura di nicce, perchè ponendo l'eterno ritorno a base della sua filosofia e non invece come dovresti la CRITICA della volontà di potenza.
E' la volontà di potenza che crea l'idea dell'eterno ritorno, dell'eterno presente, dove tutto è stato già deciso.
Dove il capitalista l'avrà sempre vinta.
 Nicce era un conservatore anche un pò bigotto, ma la sua filosofia appartiene più alle istanze di critica culturale e di storia progressista di noi che siamo di sinistra.
cadere nel trappolone che vuole nicce nazista, è proprio quello di proporlo come fautore dell'eterno ritorno.
Un peccato perchè mi hai dimostrato di averlo letto, o di aver letto un buon riassunto.
Ma nicce è molto di più.
la questione gerarchica, che poi freud declina come edipica, è solo accennata.
E' invece CENTRALE.
Prima di scalare le vertiginose montagne di UTU2 o ZARATUSTRA, uno deve imparare ad andare in pianura.
A capire gli strappi che fa nicce, a capire l'andatura che dà al discorso,
fra una caduta e l'altra di cattivo gusto, ci sono troppo gemme da salvare.
LEGGETE NICCE.
con calma passetto per passetto.

Un filosofo conservatore, scontroso fino al dispetto, ma immenso nel suo incedere fra concetti mai visti e mai più eguagliati.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: baylham il 01 Marzo 2025, 19:48:47 PM
Citazione di: green demetr il 01 Marzo 2025, 07:33:17 AMMa che stai delirando?
Io decido su cosa la mia mia mente si deve focalizzare.
Intenzionalità....
O signur che pazienza!
La volontà di potenza non c'entra niente coi processi mentali, è una considerazione etica.
Sempre che per te l'etica esista visto che noi non abbiamo controllo sulla nostra mente.
Sono le vaccate degli scienziati woke. 8)


"Io decido su cosa la mia mia mente si deve focalizzare."
Io chi? L'uomo, il corpo, il piede, il cervello, la mente, l'ambiente, la società? Chi è l'io, il soggetto che decide, che vuole?

Se la mente, di cui la volontà è un processo parziale, è il controllore delle altre parti dell'uomo come fai a controllare la mente?



"Ogni «così fu» è un frammento, un lugubre caso, sino a tanto che la volontà creatrice non abbia detto: «Ma così io volli! Ma così io voglio! E così vorrò!».
Ma la volontà ha forse sinora osato parlare così? E quando è successo ciò? Fu mai sin qui la volontà liberata dalla sua propria follia?
Divenne essa la liberatrice di sè medesima e la dispensatrice di gioia a sè stessa? Ha essa dimenticato lo spirito della vendetta e il digrignar dei denti?
E chi insegnò a lei di riconciliarsi col tempo, questa sublime di tutte le riconciliazioni?
Più in alto d'ogni riconciliazione deve volere la volontà, la quale è brama di dominare. Ora chi le insegnò di voler anche dominare sul passato?"


"La volontà che vuole la volontà" è un cortocircuito logico, un esempio di inconsistente patetica esaltazione letteraria.

Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: green demetr il 01 Marzo 2025, 21:41:05 PM
Citazione di: baylham il 01 Marzo 2025, 19:48:47 PMSe la mente, di cui la volontà è un processo parziale, è il controllore delle altre parti dell'uomo come fai a controllare la mente?
Tu stai confondenso la zoè l'animalità greca (la nuda vita in Agamben) con la Psuchè (ossia l'intenzionalità, ti rimando a Husserl e al suo maestro psicologo).
La psuchè è ciò che determina il bios (la vita animale organizzata).
Ma è solo nella trascendenza che il bios trova i valori della verità, il bios come portatore di felicità nella comunità.

L'io è il soggetto, di questo ne abbiamo parlato nella discussione su Hegel, ad  essa ti rimando, non si può qui banalizzare.

Poichè Nicce era uno studioso eccellente della Grecia, egli ne ha ereditato la tradizione.

L'esaltazione letteraria di cui tu parli, a livello estetico serve proprio per recupeare quei valori oggi dimenticati.
Non a caso Nicce afferma secondo Carmelo Bene che ogni etica è sempre una estetica.
Se non vi è esaltazione non puoi superare il muro della legge, ossia la castrazione edipica.
Naturalmente tu puoi con tutta la psichiatria di questo mondo dire che l'Edipo non esiste.
In quel caso non abbiamo più niente da dirci in questa discussione.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: niko il 04 Marzo 2025, 13:32:30 PM
Citazione di: green demetr il 01 Marzo 2025, 08:05:40 AMAssolutamente d'accordo. L'idealismo hegeliano e secondo me anche il criticismo kantiano sembrano parlare di assoluto, come se la storia non esistesse.
Non la storia ideale (progressista salvifica) ma quella reale con tutte le sue brutture e storture.
No, sembri proprio non capire questo pezzo.
Non noti che sarebbe in contraddizione con quello che anche tu finora hai ammesso.
Ossia che Nicce è uno storicista. Se esistesse un eterno ritorno, sarebbe il mondo dietro il mondo.


E' il tempo lineare, invece, cioe' quello in cui vivono i deterministi e gli idealisti, ad essere il mondo dietro il mondo! Nel tempo lineare il passato e' extramondano e trionfante sulla volonta' proprio come lo e', anche, altrettanto extramondana, e altrettanto trionfante sulla volonta', la conoscenza. Il passato non e' nel mondo, ma e' nella mente, nel mondo della mente proprio come lo e' la conoscenza. E dunque la conoscenza e' conoscenza del passato, ed elemento sottomettente la volonta', a cui la volonta' deve sottomettersi. Recuperare il passato alla volonta', cioe' eterno ritorno (Dio e' morto, ucciso da noi, e il passato non e' il nuovo Dio!) significa, soprattutto, all'atto pratico, recuperare la conoscenza alla volonta'. E quindi, farsene qualcosa dell'uomo, cioe' della'animale della conoscenza per eccellenza, homo sapiens sapiens, per superarlo.

Quanto al futuro, nel tempo lineare esso e' inoggettuale, supportivo della in sendo logico della contraddizione e dell'indeterminatezza, e spesso del tutto irraggiungibile, proprio come il gia' umanamente "mentalizzato" passato, data la realta' innegabile della morte (cosa ne sara' di noi tra duecento anni? Tra un millennio? Tra dieci millenni? Eccetera).
Dire che il mondo e' "sottomesso al futuro", cioe' preda dei proggetti irrealizzabili e antivitali degli idealisti (scientisti, socialisti, cristiani eccetera) vuol dire, soprattutto, dire che il mondo e' sottomesso all'inconsistenza e all'inoggettualita', perche' il futuro, nel tempo lineare e' inconsistente e inoggettuale.

La volonta', nel duello, simbolico contro il passato perde, si rompe le corna, contro il futuro, peggio ancora, languisce nella mancanza di oggetto... e questo perche' nell'uomo, che e' animale della coscienza e della conoscenza, ogni possibile oggetto e' esperienziale e memorico, quindi di fatto consegnato al passato.
Non c'e' oggetto, disponibile all'uomo e per l'uomo, fuori dalla memoria e dalla conoscenza, quindi, dal punto di vista umano, (punto di vista che dobbiamo accettare, e incarnare, e assumere fino in fondo per poi finalmente liberarcene) non c'e' oggetto, umano, realmente giacente nel futuro.
La "volonta' di futuro", in quanto tale e' volonta' di nulla, volonta' di morte; infatti al di la' delle fole metafisiche, il futuro di tutti e' la morte, e dunque, alla morte punta la reale, e non immagginifica "freccia del tempo" presso l'umano. La mano della Silvia di Leopardi.

Solo l'eterno ritorno, da', cioe' dona, consistenza reale al futuro (perche' vi imprime la forma del passato) e "vince", sottomette, con la volonta' il passato, recuperandolo alla volonta' stessa. Insieme a tutta la conoscenza in esso "contenuta". Il futuro, manca di oggetto, il passato, di soggetto: l'eterno ritorno dona oggetto all'uno, e soggetto all'altro.

Se per te vuol dire che l'uomo e' sempre uguale e' perche' non l'hai capito. Pure il superuomo, e' sempre nell'eterno ritorno, subito dopo l'uomo. E allora? Cosa significa tutto cio'? Significa che e' la volonta', che manda avanti il tempo, che non e' garantito, che le cose andranno in un certo modo, solo perche' sono sempre gia' andate, in quel determinato modo. 

Non c'e' causazione tra due cicli temporali diversi ma amore. L'uno, dei due, a seconda di come li si guardi, vale come desiderio, l'altro come realta'. Perche' a un certo punto c'e' l'avvento di una certa forma vitale capace, di desiderare la realta', forma di vita che e' quella del superuomo. E il dominio di questa forma, realizza, il, non gia' fatidicamente garantito, eterno ritorno, insomma e' l'atto creativo stesso, dell'essere completamente disilluso da tutte le illusioni ma non per questo rinunciante a vivere, e a lottare, che si ripete.
Il mondo, lasciato a se stesso e per inerzia tenderebbe ad essere lineare, cioe' il paradiso, socio abitativo, degli idealisti, dei romanticoni e dei posapiano. Spegni il condizionatore >  e ottieni la pace. Preghi > e vai in paradiso. Rispetti famiglia, societa' civile e stato > ed entri nel rotary club. Piu' lineare di cosi'... Ma il superuomo lo rende "ciclico" o meglio infinitamente ritornante, nel desiderio, realizzato e realizzabile, della "realta' " intesa come cio' che, di non nullo, residua nell'oggetto di ogni possibile desiderio una volta dissolti i veli e i fantasmi (la terra...) cioe' il paradiso, socio abitativo, di se stesso.


Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: niko il 04 Marzo 2025, 13:42:10 PM
Citazione di: green demetr il 01 Marzo 2025, 08:09:15 AMseeee come no, siamo alle solite nicce non è un filosofo, nicce il clown, nicce che dice che nulla ha senso.
ma bastaaaaa


Ahi come, la ragione dovrebbe dimostrare che l'assurdo risponde a cause ben precise pur non cessando di essere se stesso, cioe' dovrebbe dimostrare l'eterno ritorno, la moltiplicazione assurda dell'assurdo in mille assurdi  che per parossismo ce lo renderebbe sopportabile (equilibrio, tragico, tra apollineo e dionisiaco) e invece diventa un totem, per rimuovere e criminalizzare l'assurdo, e sostituirlo con un mondo di pura fantasia... la civilta' che volle essere la piu' razionale, e', ad oggi la meno, razionale...

Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: green demetr il 05 Marzo 2025, 05:09:34 AM
Niko hai ragione nel dire che per Nietzche il futuro non può essere imprigionato dal passato, critica del progressivismo e del materialismo storico.
Ma questo non vuol dire che renda il passato ciclico, non avrebbe alcun senso.
Al contrario Nicce inventa la genealogia proprio come strumento per demolire qualsiasi senso storico, dando all'ora e all'oggi la possibilità di infiniti futuri.
E' l'ora ripultia dai dogmi dell'oggi umano che crea per sempre l'ora del superuomo futuro.
Non può esistere libertà in un tempo ciclico.
E la libertà è il pensiero fondante, il pensiero del valore dell'individuo che trionfa sulle masse consunte dal tempo storico, dal tempo salvifico e peggiore di tutti il tempo paranoico, ossia quello ciclico.
Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: niko il 05 Marzo 2025, 13:43:28 PM
Citazione di: green demetr il 05 Marzo 2025, 05:09:34 AMNiko hai ragione nel dire che per Nietzche il futuro non può essere imprigionato dal passato, critica del progressivismo e del materialismo storico.
Ma questo non vuol dire che renda il passato ciclico, non avrebbe alcun senso.
Al contrario Nicce inventa la genealogia proprio come strumento per demolire qualsiasi senso storico, dando all'ora e all'oggi la possibilità di infiniti futuri.
E' l'ora ripultia dai dogmi dell'oggi umano che crea per sempre l'ora del superuomo futuro.
Non può esistere libertà in un tempo ciclico.
E la libertà è il pensiero fondante, il pensiero del valore dell'individuo che trionfa sulle masse consunte dal tempo storico, dal tempo salvifico e peggiore di tutti il tempo paranoico, ossia quello ciclico.


Il futuro non e' l'effetto, meccanico, cioe' automatico, del passato, ma dell'impulso vitale infinito dell'uomo/superuomo, che, conoscendo solo il passato (l'esperienza e' l'unica fonte reale di conoscenza), ed essendo sostanzialmente felice di vivere, imprime al futuro, la forma del passato, in alternativa alla forma "nulla", cioe' (esprienzialmente) indeterminata, che il futuro, di per se, e lasciato a se stesso avrebbe... se vogliamo e' una "causazione" si', del passato sul futuro, ma dantesi nella forma di amore e di mediazione volontaria, non di automatismo... e in questo sta, in questo risiede, la cosiddetta liberta'...

Come ho gia' detto fino alla nausea l'eterno ritorno soddisfa, ovverosia appaga, la volonta' di potenza, in un quadro complessivo che non puo', proprio in nessun sesnso e in nessun verso, piacere, agli idealisti in genere...

Tanto meno agli spiritualisti, ai mistici eccetera...

Perche' qui cio' che si vuole e' (direttamente) la realta' , sfrondata dall'infinita' dei fronzoli metafisici e metaconiscitivi che su di essa storicamente sono stati apposti; ma la forma noetica e conoscibile della realta', stante appunto solo il residuo etico, ed esistenziale, ineliminabile della condizione umana che la realta' percepisce, e' (proprio) il passato, quindi anche, inevitabilmente si vuole il passato...

Contro ogni castrante ostacolo, si vuole a ritroso...

Puo' al limite forse, tutto cio', in qualche senso piacere ai nostalgici, nel senso che al futuro, si imprime liberamente la forma del passato, e questa, e l'unica dimensione ed espressione residua, della cosiddetta, liberta'; secondo me e' questo, quello che tu cerchi di dire quando dici che Nietzsche era un nostalgico, ma che comunque al centro del suo sistema c'era la liberta'...

Ma il "passato" , che si vorrebbe un po' arrogantemente e forse un po' "dittatorialmente" ante litteram restaurare, qui, e' da intendersi come dimensione temporale totale, retrospezione che accetta il non senso della vita e insieme infinitamente lo supera nella forma di una pura presenza e intermittenza, insomma come passato/dimensione totale (nel passato, dentro alla scatola del passato, se uno cessa di intenderlo metafisimente, cioe' di fraintenderlo, c'entrano, e trovano posto anche il presente e il futuro: Zaratustra).

E quindi anche la possibile nostalgia, cioe' dolore del ritorno, e il discorso, sulla nostalgia, va' un po' a farsi benedire, in favore del trionfo di un impulso cieco, totale, che vuole, e rivuole, la vita e il suo superamento, e tanto basta.
Quel che resta del reale, dopo che siano cadute, le apparenze. Il non-nulla della vita, e che poi e', la vita.

Ripercorrere per reinstaurare il passato, qui, e' ripercorrere per reinstaurare tutto l'uomo, compreso, pure, l'uomo del futuro, ovverosia, ancora tutte le forme cangianti, ma non illimitatamente, cangianti, della umana volonta'.

Il senso del passato e' la storia, e la storia e', o quantomeno esprime, la dinamica, non la statica, la dispersione, e non il concentramento, di tutte le varie, umane, legislazioni e valori. Reinsaturare il passato e valorizzare per sempre l'attimo creativo non sono in contraddizione, perche' il passato e' la storia, dei cambiamenti continui, di tutte le leggi e di tutti i valori, valorizzazione e "ansia" del futuro proprio in esse sempre compresa e sommamente compresa, e puo' essere reimposto al presente, come aristotelica forma, solo rivivendolo, e dunque rivivendone, tutti, i trapassati, cambiamenti. Eterno ritorno, dell'oggetto, di volonta', nel senso che la volonta' stessa, e non il meccanicismo, o l'idealismo dei nobili fini, manda avanti il tempo. Infinitamente lo sospinge.

Il fine del tempo, e' nel tempo. La fine del tempo, e' fuori dal tempo. Il contrario esatto, della concezione del mondo, dell'omino messianico di tutte le buonistiche utopie, che pone il fine del tempo, fuori dal tempo (egli vuole Dio, non la realta') e viceversa la fine del tempo, nel tempo (in realta', nel suo essere un fallito, e un drogato, di illusioni, egli aspetta, e attende, la fine, la sua e altrui fine, cioe' vive, per la morte).


Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: niko il 05 Marzo 2025, 14:44:51 PM
Insomma @Green, per rispondere anche alla tua domanda su che senso avrebbe la morte in un tempo ciclico, ti dico e ti ribadisco, sperando che tu capisca, che, nell'eterno ritorno non si e', affatto, disperatamente aggrappati alla vita, volendo negare la morte in una banale ripetizione del medesimo... 

Non si e', in tale concezione, come tu dici spesso paranoici, perche', nel tipo di passato che si vorrebbe attivamente reinstaurare, essendo esso, come spero di averti gia' ben spiegato e fatto capire, un passato cosmico, un passato totale, un passato ricomprendente tutte le configurazioni possibili, e anche formalmente "future", del cosmo, la morte stessa come fenomeno, compresa la propria, di morte, e' (assolutamente), in tale passato, bramato come fato, inclusa e compresa.

La vita non resta, attaccata a se stessa, e' disposta a morire, per di affermarsi e superarsi.

Cieco impulso, che impone il passato come vita, sentendo come un peso in se stesso l'infinita' di un passato, ma sentendo insieme, di essere a tale infinita' (gia') sopravvissuto.

E quindi non la salvezza/sopravvivenza, qui fa problema ma la qualita'/vivibilita' della vita.

Nella vita che desidera l'assolutio, c'e' nascosta la gemma della vita che, proprio per questo, non si desidera in assoluto, cioe' che riflette sulla sua stessa qualita', e si chiede, di fatto, a quali condizioni, sopporterebbe un'eternita' gia' data (il demone, che tu abborrisci, invece di comprendere che quel demone, e' solo la metafora, di un carattere, che e' il piu' importante, perche' il piu' autobiografico, di tutta l'opera nietzscheana).


Titolo: Re: Nietzsche e Zarathustra
Inserito da: baylham il 06 Marzo 2025, 12:34:09 PM
Ieri sera intorno alle 21 guardavo la televisione, ero stanco, mi sono addormentato. Mi sono risvegliato intorno alle 22.30.
La mia coscienza, la mia intenzionalità, la mia volontà, il mio io erano spenti in quell'intervallo. Non c'era passato, presente, futuro, volontà, coscienza, cose, realtà in quell'intervallo. Ma chi ha spento e poi acceso la mia coscienza?
La mia risposta indica la parte inconscia della mia mente, essa ha deciso di spegnere e poi di accendere la mia parte cosciente della mente. Come ha deciso? Suppongo influenzata da altre parti del corpo e dell'ambiente. L'inconscio, la grande scoperta di Freud, non di Nietzsche. Paragonato all'inconscio il conflitto edipico è una minuzia.
La mia mente, volontà inconscia che cosa vuole, che cosa brama? Il dominio, la potenza? Ma volere è un'espressione di potenza o di impotenza, di libertà o di servitù, di indipendenza o di dipendenza?
La sublime teoria evoluzionista di Darwin mi ha insegnato a ragionare in termini di sistemi, di parti, relazioni e processi, come approfondito da Bateson.
Ragionando per sistemi la volontà di potenza o il superuomo sono esaltazioni letterarie, artistiche. Come già scritto per me il nichilismo, passivo o attivo che sia, non è un problema, il mio fondamento è che il nulla non esiste. All'eterno ritorno di Nietzsche, qualunque cosa significhi, preferisco la teoria della relatività di Einstein.
Se la filosofia di Nietzsche è una morale o estetica, rispondo, da relativista, che non mi interessa, non ho bisogno di preti e di profeti esaltati.