È necessario liberarsi da un equivoco politico divenuto ormai senso comune, e dal quale dipendono un'infinità di conseguenze: quello di considerare la formazione dell' Unione Europea come un
processo di unificazione politica di tutti i popoli europei e di creazione di una "comunità di diritto" che garantisca pace, diritti e libertà a tutti i "cittadini" dell'Unione. Al contrario, l'Europa è stata fin dall'inizio pensata e costruita come
spazio egemonico franco-tedesco.
Tra i compiti del "progetto" europeo vi era dunque, anzitutto, quello della riunificazione politica della Germania. E se prima di quella realizzazione la Germania era una grande potenza economica, ma politicamente debole, le cose sono cambiate dopo il 1989. La prima decisione politica della nuova Germania fu, non a caso,
l'introduzione della moneta unica, la quale fu, con l'accordo tra Kohl e Mitterand,
imposta a tutti gli altri Paesi, ottenendo così il massimo beneficio da quella moneta in termini economici. L'asse Kohl – Mitterand ha dettato i tempi dell'integrazione europea, dell'adozione del Trattato di Maastricht, dell'accelerazione improvvisa per la costruzione dell'Europa unita. Le altre nazioni hanno dovuto "allinearsi": Prodi ripeteva continuamente "ce lo chiedono in Europa".
Ma la Germania ha finito per chiederci molto di più: ha imposto
la distruzione del nostro sistema industriale. Come ha precisato
Nino Galloni, ex funzionario al bilancio (
cfr "Il funzionario oscuro che faceva paura a Kohl"), l'accordo tra Kohl e Mitterrand «prevedeva anche la deindustrializzazione dell'Italia. Perché se l'Italia si manteneva così forte dal punto di vista produttivo – industriale, quell'accordo tra Kohl e Mitterrand sarebbe rimasto un accordo così, per modo di dire».
Intervista a Nino Galloni...vedere a partire dal minuto 20:00.
https://www.youtube.com/watch?v=t_ssGy0LXo0Il piano franco-tedesco in atto è chiaramente visibile da questi grafici.(https://a.mytrend.it/prp/2013/05/463881/o.173464.jpg)
(https://3.bp.blogspot.com/-cPB-pwJNqoU/WnwyjZTG5uI/AAAAAAAABIs/ZGDIlAMGPSkWA8qVbJRU_JaRRa-1OHGxgCLcBGAs/s1600/12105868_10206526722499855_4798284584154533590_n.jpg)
(https://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2015/01/reddito-pro-capite-eurozona.jpg)
(http://www.programmazioneeconomica.gov.it/wp-content/uploads/2015/05/1.32.png)
L'ipotesi è suggestiva. E pure plausibile col senno di poi. Ma non va dimenticato che ci abbiamo messo molto del nostro per favorirne il progetto. La resistenza è stata nulla grazie ai Ciampi, Prodi e social-liberisti vari (bene ammanicati coi loro omologhi nordeuropei a Bruxelles) che hanno demolito la grande industria e infrastrutture italiane svendendole a cani e porci in gran parte nazionali del capitale privato. I quali hanno arraffato di tutto e di più e alla fine hanno delocalizzato. Il che lascia pensare che non basti l'asticciola franco-tedesca per venire a capo dell'annichilimento italiano.
Probabilmento il quadro di riferimento è assai più grande, planetario, ed ha suggerito una "rimodulazione" degli asset tecnologici che su scala europea permettesse di resistere, attraverso la concentrazione, alla concorrenza USA e ancor più dell'Asia. Concentrazione che ha tagliato fuori l'Italia. A questo punto, dopo che i buoi buoni sono usciti dalla stalla ed è rimasta solo "pizza e mandolino", la vedo dura ripristinare una leadership tecnologica con cotanti concorrenti. Però il sovranismo potrebbe almeno permetterci di non dover continuare a puntellare chi è più ricco e potente di noi. Salvando quel che resta della nostra industria, agricoltura, e godendoci i proventi del nostro petrolio turistico-ambientale senza dover ingrassare oltremisura i ricchi e micragnosi cugini europei. A maggior ragione oggi che sull'invasione africana siamo rimasti soli.
Se qualcuno pensa che la risposta sia la solidarietà europea, basta la vicenda clandestini per dimostrare che la risposta è sbajata.