Famolo strano, questo viaggio…

Aperto da Jean, 10 Giugno 2016, 08:50:25 AM

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Jean

 
 
Signori,

nonostante tutto – forse nonostante l'uomo, direbbe qualcuno - il mondo è un luogo fantastico e pur senza averne troppa fiducia, spero rimanga tale a lungo, per le generazioni che verranno.

È così grande, immenso se rapportato alla nostra aspettativa di vita, che nei casi migliori, quelli riservati ai grandi viaggiatori, se ne può avere solo una parzialissima esperienza. 
Non ci credete? Solo in Norvegia vi sono circa 450000 laghi ... a volerli visitare tutti, anche a decine al giorno... fate i conti.

Ma, per fortuna, possiamo attingere ai resoconti di innumerevoli viaggiatori d'ogni tempo che non resistono all'impulso de farve vedè do' so stati... e voi che li ascoltate a volte capite l'importanza (sociale) di non deludere i vostri simili... 

https://www.youtube.com/watch?v=bu2a35XJvmE


Er fatto sta ch'è troppo grande, er mondo... se po' solo smozzicà... e quindi quel poco conviene sceglierlo con cura e 'un sprecarlo, 'un se po' sapè se ce sarà n'artra occasione...



... ma...  dove mi trovo... che son tutte tutte quelle vallate che il mio sguardo incontra... e quelle ripide vette scintillanti di neve?

E quei sentieri, quei percorsi che conducono a paesi e città...  strano, posso veder quello che accade!! 
Sentir le genti discuter dei loro problemi, de la guera che l'ha rovinati prima e der lavoro (che c'è sempre meno) che sta a finì de rovinarli adesso...

E c'è chi sta a dà a colpa ar progresso, a darwinne (e chi o' conosce...) a li cinesi, che so dappertutto, come formiche... e dicheno che ce toccherà studià Confucio... qualcuno qui pare lo capisca... ma un cinese, no per sminuì, eh... ma po' comprender Dante, senza aver la cultura e la lingua der nostro stivale?

Ohhh... stavo quasi a sfiduciarme... ma adesso che sto a vedè bene, ammazza quanti so sti dipinti, ste statue... sti campanili e chiese e borghi e viuzze e corti... e musiche... so arrivato all'arte e un passo sotto... so qua, a parlà de sto viaggio ch'ho fatto ner mondo dove me trovo... vallate filosofiche, vette spirituali... e quant'altro di cui è composto...

Ma... (e daje co sti ma... 'un finiscono mai...) arrivato a li confini, ar par de Dante, molto meno, eh... scorgo qualcosa... al di là... che 'un è quello che... do sta er fero, please... ma quello de cui se po' dì, un ardelà minore, diciamo... un ardelà debbole, come er pensiero quanno nun ha sostanza ne' cultura ( e c'è da starce attenti a daje credito, che te sgameno subito...)...

Che ce sta, dunque, ardelà?

Ce state voi ed io, ce stamo tutti... come prima de venì ar mondo... che dite, quarcuno c'è venuto senza presentarse..? 
Eh, se vede che contava d'esser riconosciuto o armeno de farse riconoscer co le opere, ce stanno tanti modi, 'un siate riggidi...

Eppoi volendo, ce sta ancora na specie de limbo, dove se po' mette de tutto... ma bisogna farse venì n'idea e puro scriverla, mejo tornà addietro, troppa fatica.. ma, accidenti, e che è sto buco, chi l'ha messo!? 

Se 'un ce stavo accorto ce cascavo... "mind the gap!" ... ah, beh, c'era er cartello... ma semo in Italia, a traduzione no, eh..? 
Pori noi... tutti sti cinesi... eh va beh, 'a globalizzazione... folza Italia!
 

nǐ hǎo
Jean

Sariputra

#1
Alcuni mesi fa i giornali riportavano la notizia che la famosa "Laguna del mort" di Eraclea chiudeva il proprio spazio ai naturisti ( i famosi nudisti, quei signori e signore di tutte le età che amano prendere il sole in costume adamitico fingendo che sia perfettamente normale e naturale...). L'area diventerà un'oasi naturale interdetta al turismo e che si potrà visitare solo con guide idonee.
Subito mi è balenata nella mente, quasi come un lampo, la curiosa associazione con la cacciata della prima coppia nudista dall'Eden. Con la fantasia ho immaginato una lunga teoria di personaggi improbabili abbandonare l'isola , attraversando a guado, con la bassa marea, il breve tratto che la divide dalla costa. Al posto di enorme foglie di fico , poste a coprire le parti più sensibili, immaginavo piccoli sdraio , asciugamani malconci, contenitori refrigeranti piazzati a mò di improvvisate mutande. Le teste un pò basse, quasi un'improvvisa forma di timidezza, a scrutare le guardie pubbliche che provvedevano a rendere esecutiva l'ordinanza di sgombero. Turisti divertiti che osservavano la scena dalla spiaggia vicinissima, pungolati nelle riflessioni critiche dalle improponibili panze e sederi flaccidi che i novelli Adamo ed Eva nascondevano a malapena. Mamme che , con le mani, coprivano il viso ai figli piccoli, con un'aria di disgustosa riprovazione, che celava la curiosa attrattiva che esercitava la spassosa scenetta...
Questa notizia però mi  ha riportato alla memoria...come faccio a raccontarlo?...un'incresciosa vicenda di cui sono stato involontario protagonista proprio su questo famoso ( per gli altri all'epoca...) isolotto veneto. Dovete sapere che , un bel sabato di svariati anni fa, abbiamo deciso di concederci una giornata di salutare aria iodata proprio in quel di Eraclea Mare. Caricata la Maserati (sigh... 8) ), pieni di frizzante euforia , siamo partiti , innocenti e ignari come fanciulli, per la nota località turistica. All'arrivo, dopo le consuete difficoltà per trovar parcheggio al "bolide", ci siamo incamminati , famigliola al completo, carichi come somari sardi di ogni necessità (ombrellone portatile compreso) verso la spiaggia. Ad un certo punto, seguendo il flusso della gente , ho notato che alcuni deviavano verso la pineta per uno stretto sentiero. Incuriosito...adesso capirete i guai che può procurare un carattere curioso...mi sono tentato  a seguirli, convinto che il seguire quelli che apparivano più conoscitori delle bellezze del posto, ci avrebbe sicuramente giovato. Quale essere inadeguato non avrebbe commesso questo errore fatale ? Quale ingenuità non sarebbe stata catturata dall'idea di esser più furbi degli altri?
Ad un certo punto, allo sbucare dalla pineta, ci si è parato davanti un tratto di mare che ci separava da un 'isola. Un grosso punto di domanda, simile a quelli che si disegnano sopra le teste nei fumetti, è spuntato sopra i nostri cappellini. E adesso?...Ma ecco!...trovata la soluzione. La bassa marea permetteva di guadare lo spazio d'acqua. I  "furboni" che stavo seguendo appresso, visibilmente pratici del luogo, già sprofondavano sino alle cosce nell'acqua salata, formando una fila che procedeva lenta. Dopo un breve attimo di consultazione, rinfrancati dalla presenza degli altri, ci siamo decisi alla traversata. Caricata la figlia sulle spalle, con la mamma al seguito, anche lei , a mò di africana, con le necessità sopra la testa, ci siamo aggregati alla fila, in verità pure piuttosto divertiti...
Mentre procedevo, un pò ansimante, sorridevo rivedendomi nella scena dell'Esodo, con gli Ebrei che attraversavano il Mar Rosso al seguito di Mosè...
Ah...Mosè...Mosè!! Dov'eri Mosè? Ché l'isola davanti, tutto era, fuorchè il Sinai...
Arrivati alla meta, sdraiati su di una spiaggetta, ammiravamo la bellezza del luogo. Come essere inadeguato provavo... una sensazione di profondo orgoglio. Questa volta mi era andata bene...finalmente avevo seguito la giusta intuizione. Di diritto ero entrato nel novero dei furbi...Ah, che pace interiore! Che senso di virile sicurezza! Che sguardo compiaciuto posava la mia donna su di me! Che soddisfazione nel sentir mia figlia dirmi "Bravo papà"...
L'isola, dovete sapere, è un autentico gioiello naturalistico, si possono vedere aironi cinerini, germani reali, fischioni e moriglioni e innumerevoli altre specie di volatili stanziali e migratori.
Solo che...beh!...tra i volatili migratori... dovevamo presto scoprire, a nostre spese, la presenza sull'immacolato spazio strappato al mare, ricoperto da una fitta vegetazione, dominata da alti pini marittimi, di una specie di volatili assai curiosi che...non ci aspettavamo certo di vederci comparire, senza timore e senza paura, davanti...
Al grido di "Papà, un uomo nudo!" , mentre balzavo in piedi e mi paravo davanti alle mie donne per proteggerle, mi sembrava di sprofondare velocemente nella sabbia, mentre brandivo l'ombrellone goffamente. Al successivo "Papà, tanti uomini nudi!" le mie fragili certezze di aver trovato la vie dell'adeguatezza al mondo crollavano miseramente. E mentre la mia donna posava uno sguardo, diventato improvvisamente riprovevole, su di me, tutto intento a roteare l'ombrellone per difenderci dallo stormo di volatili sghignazzanti ( se non avete mai visto in vita vostra un uccello che sghignazza...beh...dovevate visitare la Laguna del mort!), ci tuffavamo nella selva per fuggire all'orrore di quella vista.
Non so per quante ore siamo restati acquattati nel folto della vegetazione, sgranocchiando senza far rumore la merenda che avevamo trascinato sul novello Eden. Ogni tanto facevo capolino per seguire l'evolvere della situazione. In queste furtive esplorazione, quasi come un comandante inadeguato di sottomarino che fa emergere il periscopio, si potevano forse solo scorgere le lenti dei miei occhiali che saettavano a destra e a manca...
Dovete sapere che i volatili maschi quasi sempre si accompagnano ai volatili femmine. Nessuna specie sfugge a questa imperiosa legge di natura. Anche sull'isola vigeva questa regola e così potevo vedere passeggiare amabilmente ambedue le varianti. E' triste dover ammettere che, pure nella tragicità comica della scena, il mio sguardo si posava con più indulgenza verso la seconda apparizione, mentre la prima, e più terribile, spingeva la mia mente verso quel processo innato di comparazione a cui nessun maschio sa sfuggire...
Perchè non siamo subito fuggiti dall'orribile scena, voi dite?...Volevamo fuggire...giuro che volevamo ma...dovevamo attraversare un tratto allo scoperto, noi ben coperti, non so se mi spiego...ed era imbarazzante essere così coperti in quel luogo. Era proprio "fuori luogo".  Mi sembrava quasi che quelle persone si potessero offendere nel vederci così avvinghiati ai nostri colorati vestiti estivi...Temevo inconsciamente che si sarebbero prodigati nell'aiutarci a liberarcene...per compassione, senz'altro, verso esseri così poco adeguati...
E poi avevo con me le mie donne. Non potevo sopportare l'idea che vedessero ancora quella scena...
Poi non avevo fatto i conti con la marea che , alzandosi, rendeva impossibile riattraversare lo specchio d'acqua che ci separava dalla salvezza...
Calate le ombre della notte, con i volatili ormai rientrati nei loro nidi e la marea che pian piano si ritirava...furtivamente siamo sortiti dall'improvvisato riparo e siamo riusciti a ripassare il Mar Rosso...e, mentre la Luna impassibile ( anche se mi pareva che un leggero sorriso di scherno ne increspasse il viso dorato) illuminava la scena...mai l'abbraccio del Faraone ci è parso più dolce!
Sulla strada del bosco
Una ragazza in lacrime
Trattiene rondini nei capelli.

acquario69

Citazione di: Sariputra il 16 Settembre 2016, 11:22:01 AM
Alcuni mesi fa i giornali riportavano la notizia che la famosa "Laguna del mort" di Eraclea chiudeva il proprio spazio ai naturisti ( i famosi nudisti, quei signori e signore di tutte le età che amano prendere il sole in costume adamitico fingendo che sia perfettamente normale e naturale...). L'area diventerà un'oasi naturale interdetta al turismo e che si potrà visitare solo con guide idonee.
Subito mi è balenata nella mente, quasi come un lampo, la curiosa associazione con la cacciata della prima coppia nudista dall'Eden. Con la fantasia ho immaginato una lunga teoria di personaggi improbabili abbandonare l'isola , attraversando a guado, con la bassa marea, il breve tratto che la divide dalla costa. Al posto di enorme foglie di fico , poste a coprire le parti più sensibili, immaginavo piccoli sdraio , asciugamani malconci, contenitori refrigeranti piazzati a mò di improvvisate mutande. Le teste un pò basse, quasi un'improvvisa forma di timidezza, a scrutare le guardie pubbliche che provvedevano a rendere esecutiva l'ordinanza di sgombero. Turisti divertiti che osservavano la scena dalla spiaggia vicinissima, pungolati nelle riflessioni critiche dalle improponibili panze e sederi flaccidi che i novelli Adamo ed Eva nascondevano a malapena. Mamme che , con le mani, coprivano il viso ai figli piccoli, con un'aria di disgustosa riprovazione, che celava la curiosa attrattiva che esercitava la spassosa scenetta...
Questa notizia però mi  ha riportato alla memoria...come faccio a raccontarlo?...un'incresciosa vicenda di cui sono stato involontario protagonista proprio su questo famoso ( per gli altri all'epoca...) isolotto veneto. Dovete sapere che , un bel sabato di svariati anni fa, abbiamo deciso di concederci una giornata di salutare aria iodata proprio in quel di Eraclea Mare. Caricata la Maserati (sigh... 8) ), pieni di frizzante euforia , siamo partiti , innocenti e ignari come fanciulli, per la nota località turistica. All'arrivo, dopo le consuete difficoltà per trovar parcheggio al "bolide", ci siamo incamminati , famigliola al completo, carichi come somari sardi di ogni necessità (ombrellone portatile compreso) verso la spiaggia. Ad un certo punto, seguendo il flusso della gente , ho notato che alcuni deviavano verso la pineta per uno stretto sentiero. Incuriosito...adesso capirete i guai che può procurare un carattere curioso...mi sono tentato  a seguirli, convinto che il seguire quelli che apparivano più conoscitori delle bellezze del posto, ci avrebbe sicuramente giovato. Quale essere inadeguato non avrebbe commesso questo errore fatale ? Quale ingenuità non sarebbe stata catturata dall'idea di esser più furbi degli altri?
Ad un certo punto, allo sbucare dalla pineta, ci si è parato davanti un tratto di mare che ci separava da un 'isola. Un grosso punto di domanda, simile a quelli che si disegnano sopra le teste nei fumetti, è spuntato sopra i nostri cappellini. E adesso?...Ma ecco!...trovata la soluzione. La bassa marea permetteva di guadare lo spazio d'acqua. I  "furboni" che stavo seguendo appresso, visibilmente pratici del luogo, già sprofondavano sino alle cosce nell'acqua salata, formando una fila che procedeva lenta. Dopo un breve attimo di consultazione, rinfrancati dalla presenza degli altri, ci siamo decisi alla traversata. Caricata la figlia sulle spalle, con la mamma al seguito, anche lei , a mò di africana, con le necessità sopra la testa, ci siamo aggregati alla fila, in verità pure piuttosto divertiti...
Mentre procedevo, un pò ansimante, sorridevo rivedendomi nella scena dell'Esodo, con gli Ebrei che attraversavano il Mar Rosso al seguito di Mosè...
Ah...Mosè...Mosè!! Dov'eri Mosè? Ché l'isola davanti, tutto era, fuorchè il Sinai...
Arrivati alla meta, sdraiati su di una spiaggetta, ammiravamo la bellezza del luogo. Come essere inadeguato provavo... una sensazione di profondo orgoglio. Questa volta mi era andata bene...finalmente avevo seguito la giusta intuizione. Di diritto ero entrato nel novero dei furbi...Ah, che pace interiore! Che senso di virile sicurezza! Che sguardo compiaciuto posava la mia donna su di me! Che soddisfazione nel sentir mia figlia dirmi "Bravo papà"...
L'isola, dovete sapere, è un autentico gioiello naturalistico, si possono vedere aironi cinerini, germani reali, fischioni e moriglioni e innumerevoli altre specie di volatili stanziali e migratori.
Solo che...beh!...tra i volatili migratori... dovevamo presto scoprire, a nostre spese, la presenza sull'immacolato spazio strappato al mare, ricoperto da una fitta vegetazione, dominata da alti pini marittimi, di una specie di volatili assai curiosi che...non ci aspettavamo certo di vederci comparire, senza timore e senza paura, davanti...
Al grido di "Papà, un uomo nudo!" , mentre balzavo in piedi e mi paravo davanti alle mie donne per proteggerle, mi sembrava di sprofondare velocemente nella sabbia, mentre brandivo l'ombrellone goffamente. Al successivo "Papà, tanti uomini nudi!" le mie fragili certezze di aver trovato la vie dell'adeguatezza al mondo crollavano miseramente. E mentre la mia donna posava uno sguardo, diventato improvvisamente riprovevole, su di me, tutto intento a roteare l'ombrellone per difenderci dallo stormo di volatili sghignazzanti ( se non avete mai visto in vita vostra un uccello che sghignazza...beh...dovevate visitare la Laguna del mort!), ci tuffavamo nella selva per fuggire all'orrore di quella vista.
Non so per quante ore siamo restati acquattati nel folto della vegetazione, sgranocchiando senza far rumore la merenda che avevamo trascinato sul novello Eden. Ogni tanto facevo capolino per seguire l'evolvere della situazione. In queste furtive esplorazione, quasi come un comandante inadeguato di sottomarino che fa emergere il periscopio, si potevano forse solo scorgere le lenti dei miei occhiali che saettavano a destra e a manca...
Dovete sapere che i volatili maschi quasi sempre si accompagnano ai volatili femmine. Nessuna specie sfugge a questa imperiosa legge di natura. Anche sull'isola vigeva questa regola e così potevo vedere passeggiare amabilmente ambedue le varianti. E' triste dover ammettere che, pure nella tragicità comica della scena, il mio sguardo si posava con più indulgenza verso la seconda apparizione, mentre la prima, e più terribile, spingeva la mia mente verso quel processo innato di comparazione a cui nessun maschio sa sfuggire...
Perchè non siamo subito fuggiti dall'orribile scena, voi dite?...Volevamo fuggire...giuro che volevamo ma...dovevamo attraversare un tratto allo scoperto, noi ben coperti, non so se mi spiego...ed era imbarazzante essere così coperti in quel luogo. Era proprio "fuori luogo".  Mi sembrava quasi che quelle persone si potessero offendere nel vederci così avvinghiati ai nostri colorati vestiti estivi...Temevo inconsciamente che si sarebbero prodigati nell'aiutarci a liberarcene...per compassione, senz'altro, verso esseri così poco adeguati...
E poi avevo con me le mie donne. Non potevo sopportare l'idea che vedessero ancora quella scena...
Poi non avevo fatto i conti con la marea che , alzandosi, rendeva impossibile riattraversare lo specchio d'acqua che ci separava dalla salvezza...
Calate le ombre della notte, con i volatili ormai rientrati nei loro nidi e la marea che pian piano si ritirava...furtivamente siamo sortiti dall'improvvisato riparo e siamo riusciti a ripassare il Mar Rosso...e, mentre la Luna impassibile ( anche se mi pareva che un leggero sorriso di scherno ne increspasse il viso dorato) illuminava la scena...mai l'abbraccio del Faraone ci è parso più dolce!

il tuo e' stato davvero un "viaggio strano" :) e leggendo ho cominciato a sghignazzare di gusto,talmente mi ero immedesimato nei tuoi panni.
penso siano quelle classiche esperienze (quei viaggi) che ti rimangono indelebili nei ricordi,che poi e' sempre un piacere quando ti ritornano in mente e forse proprio per la "stranezza" e per l'improvvisazione di qualcosa che nemmeno si poteva sospettare prima 

sarà che poi le cose della memoria si intrecciano,così mi hai fatto ripensare a quando molti anni fa mio padre ci caricava in macchina per andare al mare..naturalmente spiaggia libera ai famosi cancelli di ostia oppure a torvaianica (saranno almeno 25 anni che non ritorno da quelle parti! chissa come lo ritroverei ora) all'epoca si usava partire equipaggiati di ombrelloni,sedie a sdraio,tavola pieghevole e box termico pieno di tante cose buone da mangiare che mia madre aveva amorevolmente preparato in largo anticipo...
spesso ci si ritrovava tutti insieme,famiglie al completo e tanti cugini con cui giocare..

poi ho avuto modo di visitare le spiagge più "raffinate",persino a Dubai ma ho capito che la vitalita la puoi trovare solo nelle cose più semplici e che ho avuto la fortuna di viverle,come descritto sopra (quando era ancora possibile) e non la scambierei per nulla al mondo

Aniel

Certo e' che tu Sariputra scrivi molto bene, potresti concentrarti a scrivere un libro, cosi' forse, essendo l'omonimo del discepolo tanto caro al Buddha storico potresti, forse,trovare la tanto agognata 'via di mezzo'! (naturalmente ti sto burlando amichevolmente).
 Che sfortuna, scandalizzato come eri per la spiaggia nudista (,non e' da te),  finirci proprio dentro, pero' devi ammettere che la colpa e' piu' vostra che loro, non colpevolizzare troppo i nudisti per la loro abitudine ad esporsi nudi perche' lo fanno in zone protette seguendo chissa' quale impulso interiore, non necessariamente profano.

 Quest'anno a sud di Creta sono incappata anch'io in una spiaggia nudista, mi sembravano tutte persone un po' anzianotte nostalgici di passati ricordi newAge o hippy; in effetti a Paleochora nel sud di Creta negli anni 60 era meta dei seguaci della Beat Generation , essendo io nata alcuni anni piu' tardi ma non tanto da non averne assaporato l'aspetto innovativo che hanno rappresentato per l'umanita': pace, amore e liberta', con tutti i pro e contro del caso.
Io e la mia amica, tutte e due operatrici sanitarie, non ci abbiamo fatto caso piu' di tanto: il mare chiaro come una sorgente, la scogliera a gradoni formava come un pavimento che entrava nel mare per un bel tratto, m sembrava tutto cosi' naturale.... passata l'esperienza nudista ci siamo sistemate in una spiaggetta con un fazzoletto di sabbia, li' la roccia formava come delle vasche incredibili...cosa ci sa regalare la natura!
Sono arrivate delle famigliole molto rumorose, presumibilmente di zingari, tutto il casino che hanno fatto era cosi' 'lontano' seppur 'vicino' che mi sono ancora una volta stupita come la natura e il 'senso del viaggio' riescano a estraniarmi da tutto evitandomi qualsiasi irritazione. Creta e' bellissima!!!

Jean

#4
Quanto dura un viaggio?
Che domanda... il tempo che ci vuole a compierlo...
E se non si riesce a farlo del tutto?

Beh, quanto percorso si può considerare una tappa, ma anch'essa è pur sempre un viaggio, basta spostarsi da un luogo ad un altro... così che anche il tragitto quotidiano (per chi debba compierlo) per recarsi al lavoro è un viaggio, si parte da "casa" e si arriva al "lavoro".

E cosa c'è in mezzo?

Per i più uno spazio-non spazio e un movimento in un tempo sospeso, d'attesa. Perché' presto al mattino e tardi la sera non si son ancora del tutto destate le energie nel primo caso e poche ne rimangono nel secondo... difficile impegnarsi in qualcosa, anche la semplice osservazione richiede un interesse, uno stimolo.

Diciamolo, lavorare stanca... e assorbe le nostre energie vitali... non per niente chi si senta portato alla contemplazione, meditazione ed altre pratiche il più delle volte abbandona la via del mondo per dedicarsi a quella del cosiddetto spirito, che non pochi ritengono in opposizione a quello.
Queste persone si dedicheranno ad altri tipi di viaggi, rivolgendosi "all'interno", come vien detto.

Viaggi difficili che raramente si concludono col raggiungere la meta agognata, quasi sempre un'altra tappa, il game over in attesa del giudizio oppure il nulla originario, a ognuno il suo.


Ummh... a ben vedere tutto può ritenersi un viaggio, piccolo o grande che sia.... beh, forse conviene non considerare quelli necessari all'igiene quotidiana, pur se hanno la loro indubbia importanza, anche se quel luogo, il bagno, viene diversamente interpretato dalle diverse culture, vedi quella giapponese.

Sempre una questione di punti di vista, di tradizione ed educazione... ad esempio il viaggio "di piacere" è un'invenzione relativamente recente nella storia della civiltà (occidentale), una forma di gratificazione per compensare appunto le energie vitali spese nell'interesse comune, per il progresso, come si diceva un tempo (chi ci crede più al progresso?).

Avere a disposizione del tempo libero dal lavoro in cui poter far "altro" distingue la schiavitù dalla libertà, ma ad esempio le condizioni dei lavoratori in Cina (e qui da noi, vedi nel tessile) non son troppo diverse dagli schiavi di un tempo.

Così un tempo libero prosciugato d'energie e necessariamente dedicato al riposo del corpo individua una condizione "border line" tra sfruttamento e (relativa) libertà.

Ora devo proprio dire che il "Progresso" e' stata la più grande "sola" (come dicono i romani) che sia stata propinata al genere umano.

Ricordo che in gioventù (complici anche le suggestioni del nuovo genere letterario, la fantascienza, e le scoperte scientifiche, lo sbarco sulla luna ecc.) si discuteva molto del futuro, simbolicamente rappresentato dall'anno 2000, ed era quasi unanime opinione degli "esperti" che per tal tempo si sarebbe quasi affrancato completamente l'uomo dal lavoro, richiedendogli non più di qualche ora per adempiervi... il Progresso, bellezza...

Guardatelo oggi questo Dio... centinaia di migliaia di auto invendute  parcheggiate in aeroporti dismessi, i noccioli atomici di Fukushima che continuano a sprofondare nel sottosuolo... ovvio che "il viaggio" del progresso non e' andato a buon fine... se non sta proprio tornando indietro.

Dopo aver grandemente apprezzato i post di chi e' intervenuto, desidero condividere il mio primo viaggio incompiuto...



Avevo 5 o 6 anni e per la prima volta venni portato in montagna, non ricordo come ma mi ritrovai solo, davanti alla montagna di cui vedevo la vetta, quando si formò dentro di me il pensiero di andar fino in cima per un`occhiatina...

Detto fatto eccomi a scalar il primo prato col fieno già alto.... il cuore accelera per lo sforzo ma non demordo, avanti col successivo... tergendo alternativamente l`abbondante sudore con una mano e afferrandomi con l`altra all`erba per non scivolare (non avevo scarpe appropriate) arrivo ad un pianoro e guardo su'... la vetta e' scomparsa... guardo giù... però!.. saranno stati una cinquantina di metri di dislivello, il mio primo record.

I pensieri si affollano... compaiono quelli relativi al tempo, alla difficoltà, allo smarrirsi, all'essersi allontanato senza dir nulla... diamine, e prima dov'erano? Il dubbio l'ha quasi vinta del tutto quando mi accorgo di un cespuglio, dal quale occhieggiano dei frutti giallo-verdognoli (uva spina) talmente invitanti che senza alcuna remora (dov'erano i pensieri adeguati?) me li ritrovo in bocca... dolci e asprigni, mai assaggiati prima... e acquosi, a spegnere la sete e ripristinare gli zuccheri.

Ne mangiai a sazietà e rinfrancato tornai sui miei passi (lasciandomi scivolare – godimento puro sull'erba) pensando che ci sarebbe stato tempo domani per ritentar la vetta.

L'indomani non se ne fece nulla, pensieri e desideri nella testa d'un bimbo son come le mutevoli nuvole... ma l'incompiuto viaggio, l'avventura di quel giorno mi rimase scolpita nella memoria e ricordo (direi che lo "vedo" proprio) quel bimbo che fui/son io.... la brillante luce di quel giorno.... il Dio lontano e irraggiungibile (il "triangolo" della vetta)... i primi passi del super-io, il mio giudice interiore (in seguito ascoltato poco a dir la verità) ma su tutto spicca il ricordo, il gusto di quei frutti, regalo di un Dio minore (o forse no?) per l'impresa di un novello Ulisse desideroso d'allargar i confini della propria vita...

Pur se vien detto che la montagna può  andar a Maometto, per guadagnarsi il premio bisogna metterci del proprio, un pezzo, se non tutta la propria vita.

Intanto questa notte l'estate, concluso il suo viaggio, lascerà il posto all'autunno.

Taluni son viaggi  ricorrenti, ciclici... chissà che qualcosa della nostra vita non rimanga nelle pieghe dello spazio-tempo in attesa di ripresentarsi... questa strana coppia (lo spazio-tempo), dove lo spazio viaggia (si muove) nel tempo e il tempo viaggia (si muove) nello spazio... forse che per fare un bel viaggio occorra essere in due?




Cordialmente

Jean

Jean

Taluni son viaggi  ricorrenti, ciclici... chissà che qualcosa della nostra vita non rimanga nelle pieghe dello spazio-tempo in attesa di ripresentarsi... questa strana coppia (lo spazio-tempo), dove lo spazio viaggia (si muove) nel tempo e il tempo viaggia (si muove) nello spazio... forse che per fare un bel viaggio occorra essere in due?

Si, qualcosa rimane nelle pieghe dello spazio-tempo (collettivo ed) individuale... ad esempio l'amore, che può esser per qualsiasi cosa o come più facilmente accade, per un'altra persona che per un certo tempo, accostandosi a noi, inesplicabilmente ci completa, del tutto o in parte...

E dunque per fare un bel viaggio occorre la dualità, esser in due...

... un giorno di 44 anni fa un ragazzino e una ragazzina appena adolescenti scapparono assieme...


"Giuro, che primo poi ti vengo a riprendere". Era il 1973 e, nella periferia di Roma, un ragazzino sinti di 14 anni, si chiamava Giuseppe Mastini, si innamorò di una ragazzina un anno più grande di lui: Giovanna Truzzi, anche lei di una famiglia nomade. 

Tornarono a casa dopo qualche giorno, i genitori dissero loro che non avrebbero mai più dovuto vedersi. Così è stato, fino al 30 giugno scorso. Quando Giuseppe Mastini, che nel frattempo era diventato Johnny lo Zingaro, un bandito, un omicida condannato all'ergastolo, un'icona del crimine degli anni '80, ha deciso di fuggire dal carcere.

Era l'ennesima volta, la terza dicono i ritagli dei giornali dell'epoca, ma erano trent'anni che non provava più a scappare. Questa volta infatti era diverso: Johnny non era fuggito per la libertà, ma per l'amore. In uno dei suoi permessi lavorativi, concessi dall'istituto penitenziario di Fossano per svolgere attività nella scuola di polizia penitenziaria di Cairo Montenotte, ha incontrato alcuni vecchi amici sinti romani. 


Gente che non vedeva da quando era ragazzino. Non hanno ricordato i tempi delle rapine, dei colpi nelle ville, di quegli omicidi che gli sono costati l'ergastolo. Ha fatto loro soltanto un nome: "Giovanna, ve la ricordate Giovanna?". Se la ricordavano. Di più avevano il suo numero di telefono: viveva in Toscana da anni, aveva quattro figli grandi. Johnny il bandito non ha resistito. L'ha chiamata: "Ti ricordi?" le ha detto. "Non ti ho mai dimenticato" gli ha risposto. 

Così hanno organizzato la fuga, lui da Fossano lei da Pietrasanta, dove era agli arresti domiciliari. Il 30 giugno Johnny lo Zingaro è salito su un taxi che lo ha portato alla stazione di Genova. Ha preso un treno che lo ha portato a Viareggio, dove ha trovato lei che lo aspettava. A casa Giovanna aveva lasciato una lettera per i suoi figli: "Scusate, ma scappo con l'amore della mia vita".

http://www.repubblica.it/cronaca/2017/07/26/news/johnny_lo_zingaro-171723665/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P1-S1.4-T1


La storia ci racconta come finì la corsa... (Guccini docet)

... coincidenza, quanto detto ben si collega a questo intervento:
 
Il viaggio ci rende sempre e comunque migliori?

(post 24-Lou) https://www.riflessioni.it/logos/tematiche-culturali-e-sociali/il-viaggio-ci-rende-sempre-e-comunque-migliori/msg13817/#new

... ritengo che pur ri-trovandosi spesso in una continuazione della vita di tutti i giorni in molti casi, il desiderio di viaggiare nasca e sia mosso da una profonda esigenza di evasione, fuga, avventura, esplorazione, curiosità, nostalgici di una patria nomade e, aggiungo, alienazione - proprio dalla esperienze della quotidianità, per molti. 
 
Ho fornito degli spunti, per chi abbia voglia, in questi giorni d'estate, di svilupparli...
 
un cordiale saluto
Jean

 

acquario69

Citazione di: Jean il 27 Luglio 2017, 08:19:00 AM
Taluni son viaggi  ricorrenti, ciclici... chissà che qualcosa della nostra vita non rimanga nelle pieghe dello spazio-tempo in attesa di ripresentarsi... questa strana coppia (lo spazio-tempo), dove lo spazio viaggia (si muove) nel tempo e il tempo viaggia (si muove) nello spazio... forse che per fare un bel viaggio occorra essere in due?

Si, qualcosa rimane nelle pieghe dello spazio-tempo (collettivo ed) individuale... ad esempio l'amore, che può esser per qualsiasi cosa o come più facilmente accade, per un'altra persona che per un certo tempo, accostandosi a noi, inesplicabilmente ci completa, del tutto o in parte...

E dunque per fare un bel viaggio occorre la dualità, esser in due...

... un giorno di 44 anni fa un ragazzino e una ragazzina appena adolescenti scapparono assieme...


"Giuro, che primo poi ti vengo a riprendere". Era il 1973 e, nella periferia di Roma, un ragazzino sinti di 14 anni, si chiamava Giuseppe Mastini, si innamorò di una ragazzina un anno più grande di lui: Giovanna Truzzi, anche lei di una famiglia nomade.

Tornarono a casa dopo qualche giorno, i genitori dissero loro che non avrebbero mai più dovuto vedersi. Così è stato, fino al 30 giugno scorso. Quando Giuseppe Mastini, che nel frattempo era diventato Johnny lo Zingaro, un bandito, un omicida condannato all'ergastolo, un'icona del crimine degli anni '80, ha deciso di fuggire dal carcere.

Era l'ennesima volta, la terza dicono i ritagli dei giornali dell'epoca, ma erano trent'anni che non provava più a scappare. Questa volta infatti era diverso: Johnny non era fuggito per la libertà, ma per l'amore. In uno dei suoi permessi lavorativi, concessi dall'istituto penitenziario di Fossano per svolgere attività nella scuola di polizia penitenziaria di Cairo Montenotte, ha incontrato alcuni vecchi amici sinti romani.


Gente che non vedeva da quando era ragazzino. Non hanno ricordato i tempi delle rapine, dei colpi nelle ville, di quegli omicidi che gli sono costati l'ergastolo. Ha fatto loro soltanto un nome: "Giovanna, ve la ricordate Giovanna?". Se la ricordavano. Di più avevano il suo numero di telefono: viveva in Toscana da anni, aveva quattro figli grandi. Johnny il bandito non ha resistito. L'ha chiamata: "Ti ricordi?" le ha detto. "Non ti ho mai dimenticato" gli ha risposto.

Così hanno organizzato la fuga, lui da Fossano lei da Pietrasanta, dove era agli arresti domiciliari. Il 30 giugno Johnny lo Zingaro è salito su un taxi che lo ha portato alla stazione di Genova. Ha preso un treno che lo ha portato a Viareggio, dove ha trovato lei che lo aspettava. A casa Giovanna aveva lasciato una lettera per i suoi figli: "Scusate, ma scappo con l'amore della mia vita".

http://www.repubblica.it/cronaca/2017/07/26/news/johnny_lo_zingaro-171723665/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P1-S1.4-T1


La storia ci racconta come finì la corsa... (Guccini docet)

... coincidenza, quanto detto ben si collega a questo intervento:

Il viaggio ci rende sempre e comunque migliori?

(post 24-Lou) https://www.riflessioni.it/logos/tematiche-culturali-e-sociali/il-viaggio-ci-rende-sempre-e-comunque-migliori/msg13817/#new

... ritengo che pur ri-trovandosi spesso in una continuazione della vita di tutti i giorni in molti casi, il desiderio di viaggiare nasca e sia mosso da una profonda esigenza di evasione, fuga, avventura, esplorazione, curiosità, nostalgici di una patria nomade e, aggiungo, alienazione - proprio dalla esperienze della quotidianità, per molti.

Ho fornito degli spunti, per chi abbia voglia, in questi giorni d'estate, di svilupparli...

un cordiale saluto
Jean



trovo anch'io che la storia di (fuga/evasione eccetera) di queste due persone si possa in qualche modo ben ricollegare
E credo farebbe anche emergere un ulteriore riflessione

Lui era in carcere, l'altra pare viveva una sua realtà che la faceva sentire lo stesso prigioniera...allora decidono insieme di evadere dalla loro alienazione.

ora, a parte il caso molto particolare, questo,riflette comunque una condizione più estesa e analogamente presente; 
ossia che se ce' il bisogno di evadere da una realtà di tutti giorni di cui ci sentiamo alieni, allora evidentemente ci dev'essere qualcosa di sbagliato in questa stessa realtà,vuol dire che dove viviamo non ci sentiamo più a nostro agio e non ci troviamo più il senso 
Cosi il "viaggio" (in questi casi davvero molto frequenti,) diventa solo una fuga, un vuoto da colmare (come lo e' pari del consumismo!) e che riproduce lo stesso meccanismo alienate da cui ha avuto origine 

Merylou

Citazione di: Jean il 27 Luglio 2017, 08:19:00 AM

... un giorno di 44 anni fa un ragazzino e una ragazzina appena adolescenti scapparono assieme...


"Giuro, che primo poi ti vengo a riprendere". Era il 1973 e, nella periferia di Roma, un ragazzino sinti di 14 anni, si chiamava Giuseppe Mastini, si innamorò di una ragazzina un anno più grande di lui: Giovanna Truzzi, anche lei di una famiglia nomade.

Tornarono a casa dopo qualche giorno, i genitori dissero loro che non avrebbero mai più dovuto vedersi. Così è stato, fino al 30 giugno scorso. Quando Giuseppe Mastini, che nel frattempo era diventato Johnny lo Zingaro, un bandito, un omicida condannato all'ergastolo, un'icona del crimine degli anni '80, ha deciso di fuggire dal carcere.

Era l'ennesima volta, la terza dicono i ritagli dei giornali dell'epoca, ma erano trent'anni che non provava più a scappare. Questa volta infatti era diverso: Johnny non era fuggito per la libertà, ma per l'amore. In uno dei suoi permessi lavorativi, concessi dall'istituto penitenziario di Fossano per svolgere attività nella scuola di polizia penitenziaria di Cairo Montenotte, ha incontrato alcuni vecchi amici sinti romani.


Gente che non vedeva da quando era ragazzino. Non hanno ricordato i tempi delle rapine, dei colpi nelle ville, di quegli omicidi che gli sono costati l'ergastolo. Ha fatto loro soltanto un nome: "Giovanna, ve la ricordate Giovanna?". Se la ricordavano. Di più avevano il suo numero di telefono: viveva in Toscana da anni, aveva quattro figli grandi. Johnny il bandito non ha resistito. L'ha chiamata: "Ti ricordi?" le ha detto. "Non ti ho mai dimenticato" gli ha risposto.

Così hanno organizzato la fuga, lui da Fossano lei da Pietrasanta, dove era agli arresti domiciliari. Il 30 giugno Johnny lo Zingaro è salito su un taxi che lo ha portato alla stazione di Genova. Ha preso un treno che lo ha portato a Viareggio, dove ha trovato lei che lo aspettava. A casa Giovanna aveva lasciato una lettera per i suoi figli: "Scusate, ma scappo con l'amore della mia vita".
Lui ergastolano, lei agli arresti domiciliari: Affinità elettive! 


Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave senza nocchiero in gran tempesta,
non donne di provincie, ma bordello!

Un tempo gli zingari erano dediti alla chiromanzia, alla cartomanzia; simpatici saltimbanchi. Mi ricordo quelli che giravano con l'uccellino in gabbia che beccava il bigliettino della buona sorte.
Chissà cosa li ha resi ben disposti alla delinquenza; al massimo rubavano galline. Dev'essere successo qualcosa nella società che ha scatenato quel lato più aggressivo e degradante. Anche nel loro solito abbigliamento sono cambiati: non vestono più con le tipiche gonne svasate e plissettate, lunghe e a fiori.
Il mondo sta cambiando... in peggio.

Lou

#8
Citazione di: Jean il 27 Luglio 2017, 08:19:00 AM
Taluni son viaggi  ricorrenti, ciclici... chissà che qualcosa della nostra vita non rimanga nelle pieghe dello spazio-tempo in attesa di ripresentarsi... questa strana coppia (lo spazio-tempo), dove lo spazio viaggia (si muove) nel tempo e il tempo viaggia (si muove) nello spazio... forse che per fare un bel viaggio occorra essere in due?

Si, qualcosa rimane nelle pieghe dello spazio-tempo (collettivo ed) individuale... ad esempio l'amore, che può esser per qualsiasi cosa o come più facilmente accade, per un'altra persona che per un certo tempo, accostandosi a noi, inesplicabilmente ci completa, del tutto o in parte...

E dunque per fare un bel viaggio occorre la dualità, esser in due...

... un giorno di 44 anni fa un ragazzino e una ragazzina appena adolescenti scapparono assieme...


"Giuro, che primo poi ti vengo a riprendere". Era il 1973 e, nella periferia di Roma, un ragazzino sinti di 14 anni, si chiamava Giuseppe Mastini, si innamorò di una ragazzina un anno più grande di lui: Giovanna Truzzi, anche lei di una famiglia nomade.

Tornarono a casa dopo qualche giorno, i genitori dissero loro che non avrebbero mai più dovuto vedersi. Così è stato, fino al 30 giugno scorso. Quando Giuseppe Mastini, che nel frattempo era diventato Johnny lo Zingaro, un bandito, un omicida condannato all'ergastolo, un'icona del crimine degli anni '80, ha deciso di fuggire dal carcere.

Era l'ennesima volta, la terza dicono i ritagli dei giornali dell'epoca, ma erano trent'anni che non provava più a scappare. Questa volta infatti era diverso: Johnny non era fuggito per la libertà, ma per l'amore. In uno dei suoi permessi lavorativi, concessi dall'istituto penitenziario di Fossano per svolgere attività nella scuola di polizia penitenziaria di Cairo Montenotte, ha incontrato alcuni vecchi amici sinti romani.


Gente che non vedeva da quando era ragazzino. Non hanno ricordato i tempi delle rapine, dei colpi nelle ville, di quegli omicidi che gli sono costati l'ergastolo. Ha fatto loro soltanto un nome: "Giovanna, ve la ricordate Giovanna?". Se la ricordavano. Di più avevano il suo numero di telefono: viveva in Toscana da anni, aveva quattro figli grandi. Johnny il bandito non ha resistito. L'ha chiamata: "Ti ricordi?" le ha detto. "Non ti ho mai dimenticato" gli ha risposto.

Così hanno organizzato la fuga, lui da Fossano lei da Pietrasanta, dove era agli arresti domiciliari. Il 30 giugno Johnny lo Zingaro è salito su un taxi che lo ha portato alla stazione di Genova. Ha preso un treno che lo ha portato a Viareggio, dove ha trovato lei che lo aspettava. A casa Giovanna aveva lasciato una lettera per i suoi figli: "Scusate, ma scappo con l'amore della mia vita".

http://www.repubblica.it/cronaca/2017/07/26/news/johnny_lo_zingaro-171723665/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P1-S1.4-T1


La storia ci racconta come finì la corsa... (Guccini docet)

... coincidenza, quanto detto ben si collega a questo intervento:

Il viaggio ci rende sempre e comunque migliori?

(post 24-Lou) https://www.riflessioni.it/logos/tematiche-culturali-e-sociali/il-viaggio-ci-rende-sempre-e-comunque-migliori/msg13817/#new

... ritengo che pur ri-trovandosi spesso in una continuazione della vita di tutti i giorni in molti casi, il desiderio di viaggiare nasca e sia mosso da una profonda esigenza di evasione, fuga, avventura, esplorazione, curiosità, nostalgici di una patria nomade e, aggiungo, alienazione - proprio dalla esperienze della quotidianità, per molti.

Ho fornito degli spunti, per chi abbia voglia, in questi giorni d'estate, di svilupparli...

un cordiale saluto
Jean


Ciao Jean, effettivamente con sto caldo opprimente in città il desiderio di catapultarmi nella mia fresca valle estiva tra le Alpi ridurrebbe un viaggio a mera fuga evasiva in vista del mai sopito e nostalgico amore per un paesaggio che rende liberi  dove l'aria fresca, il suono del ruscello nelle orecchie e verde negli occhi in ozio totale dove lo Slow sarebbe già frenesia, in un tempo immobile in cui il solo mobile è respirare  - sotto i pini che gettano ombre sulla piazzola della roulotte. Roba e condizioni che mi danno tempo per riflettere, di cui sono avare tante giornate quotidiane. Anche noi nomadi abbiamo la nostra parte di ricchezza, nella fuga. È, da parte mia, banalmente figurato questo dire, ma l'impulso all'evasione, come ben dice (a mio parere s'intende) acquario69, narra di viaggi, reali o immaginari, che non sono mai tali in pieno, ma sono indice di un malessere da cui sorge l'impulso alla deterritorializzazione,  una sorta di  libertà intrecciata in qualche modo sconosciuto al filo dell'amore.
Forse "in fondo a quel filo"  johnny lo zingaro ha intravisto la sua libertà, chissà.
"La verità è brutta. Noi abbiamo l'arte per non perire a causa della verità." F. Nietzsche

Jean

Ci sono evasioni ed evasioni...

ricordo quelle innocenti (beh, non del tutto...) di Lucio Battisti  e (per restare nell'argomento) apprezzo particolarmente le "dolci evasioni", prodotti di pasticceria realizzati da una cooperativa sociale (L'Arcolaio) di tipo B nata a Siracusa nel 2003 con lo scopo primario di offrire percorsi qualificati di reinserimento sociale e lavorativo ai detenuti della Casa Circondariale di Siracusa.

Si, son anche questi dei viaggi... e a loro modo individuano quel "vuoto da colmare" (in diversi modi...) evidenziato da Acquario...

 ...................


ahi serva italia, di dolore ostello,
nave senza nocchiero in gran tempesta,
non donne di provincie, ma bordello!
Il mondo invero cambia, solo resta
 
il ricordo del bel viaggio quell'estate.
Per riveder colei che sempre amavo
ho tradito la fiducia che prestate
a chi sommesso sconta, ed io scontavo
 
la pena che si merita chi uccide.
Ma il castigo più grande, in verità,
è che seppure un uomo si ravvede
la memoria lo riporta all'empietà.


 .........................


Ciao Lou, sembra che la botta massima di caldo stia per arrivare... ti auguro di poterti "catapultare" (... da brividi immaginarsi la tua macchina e roulotte procedere in tal modo in autostrada... ) nella tua Valleverde, con scarpe adeguate alle passeggiate...

... ricordo che tanto tempo fa in una passeggiata (... piccolo viaggio) in montagna incontrai una ragazza che si dava da fare per districare un aquilone rimasto impigliato in un magnifico abete, d'un verde particolarmente brillante, quel giorno...

... naturalmente mi son subito offerto d'aiutarla, tuttavia l'impresa di "liberare" l'aquilone si dimostrò ben più difficile del previsto... il filo d'argento s'era attorcigliato in più punti e l'albero era impossibile (per me) da scalare... pur imprigionato l'aquilone rimaneva fortunatamente sospinto in aria dal vento... dopo ripetuti tentativi falliti elaborammo una strategia che consisteva nell'attendere l'onda buona ...no, quella era la settima di "Papillon"... un buon colpo di vento, issarsi d'un paio di metri e dar corda...

... naturalmente la donna dovette accettare d'essere sollevata da me, non si poteva l'inverso... e ricordo, ahi dolci ricordi, evasioni dalla normalità... che predisponendoci alla manovra... eh, beh... entrammo un po' in contatto...

... venne il colpo di vento e l'alzai d'un sol colpo, lei dette corda e l'aquilone si liberò!

Se vi chiedete cosa m'è più rimasto impresso di quell'avventura estiva... si, certo... anche i piccoli seni della ragazza...

ma su tutto...

beh, quando l'ho alzata... non so come dirlo, si certo, ci ho messo forza... tuttavia...

...tuttavia... per quanto minuta la donna parve non pesar nulla, o assai poco... così che ho avuto proprio la sensazione che in realtà sia stato l'aquilone ad alzarla... va beh, idiozie, ero giovane...

ma quando me ne andai (... accidenti... perché non rimasi di più con lei..? mah...) non so come mi ritrovai a formular pensieri che prima d'allora non avevo, sull'invisibile filo che lega i nostri destini e il desiderio (e la paura, a volte...) d'esserne affrancati... 


Poi giunsi ad un'osteria di montagna (dove ogni vino è buono...) e mi fermai per un bicchiere... già provavo nostalgia per l'occasione perduta, cara Lou... mi sa che ho scritto cose migliori di questa, perdonami...



Jean

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